Il “piano C” della Juventus per tornare a vincere
Dal 2 giugno al 24 luglio. E, in mezzo, un rinnovo di contratto inaspettato. Il 2 giugno la Juventus si ritrova alla Continassa, a campionato appena finito. Deve preparare la trasferta al Mondiale per club voluto dal presidente Fifa, Gianni Infantino, a glorificazione propria e delle casse di chi vi partecipa (meglio glissare su valore del torneo e successo tra il pubblico). Il 24 luglio la nuova ripartenza, sempre dalla Continassa. Stavolta per la nuova stagione, ciò che interessa di più ai tifosi.
La prima volta Igor Tudor si era presentato ancora come traghettatore, la seconda volta come allenatore incaricato di ridare fiato alle ambizioni della Real Casa bianconera, forte del rinnovo ufficializzato il 13 giugno. Da cinque anni la Juventus non vince uno scudetto, dopo la bulimia dei nove consecutivi tra 2012 e 2020. Ci sono state Coppe e Supercoppe italiane, ma un digiuno simile non si registrava dallo scorso millennio, quando i bianconeri videro gli altri vincere il campionato dal 1986 al 1994. E, stavolta, non è venuta in soccorso l’Europa, andata a incrementare la collezione di figuracce.
Thiago Motta come Gigi Maifredi
L’ultima nella stagione appena conclusasi. Congedato in fretta Massimiliano Allegri, dopo la sfuriata romana in Coppa Italia contro tutto e tutti (nello specifico il direttore sportivo Cristiano Giuntoli accusato, con ragioni, di non averlo supportato), nel 2024 la società aveva optato per l’ennesima rivoluzione in panchina. Ma se la prima – quella di Maurizio Sarri nel 2019-’20 – aveva portato lo scudetto e la seconda – quella di Andrea Pirlo nel 2020-’21 – aveva consegnato una Supercoppa e una Coppa Italia, quella di Thiago Motta è stata un fallimento. Un flop le cui radici sono state poste in estate con acquisti tanto onerosi quanto inconcludenti (basti citare Douglas Luiz) ed errori di valutazione: nessuna alternativa a Vlahovic in attacco, confidando nel recupero di Milik, mai avvenuto (e ingaggio frettoloso di Kolo Muani a gennaio).

Il resto è stata conseguenza: equivoci tattici, scelte controverse nei titolari, gioco inconcludente e risultati assenti. Fino al naufragio in Coppa Italia, con l’eliminazione ai quarti con le riserve dell’Empoli: la certificazione della frantumazione dello spogliatoio per la scarsa empatia e la tendenza all’autoassoluzione da parte di Thiago Motta. Come capitò con Gigi Maifredi nel 1990, la scelta di un tecnico del Bologna non ha portato né bel gioco né vittorie. Con la differenza che, stavolta, il licenziamento è giunto a stagione in corso, con Tudor abile ad agguantare la qualificazione Champions all’ultima giornata.
Chiellini studia da nuovo Boniperti
A quel punto ci si attendeva un altro ribaltone, con il ritorno di Antonio Conte sulla panchina abbandonata polemicamente nel 2014. La Juventus non aveva però fatto i conti con Aurelio De Laurentiis, abile a toccare le corde giuste con l’allenatore: nuovo sì al Napoli, dirigenza bianconera spiazzata e senza un “piano B”. Un progetto che si è trasformato in un “piano C” con la discesa in campo di John Elkann, colui che apre la cassaforte Exor quando serve. Invece di cambiare tecnico, ha sconquassato i quadri: via Giuntoli e collaboratori, spazio a volti nuovi.
Come il direttore generale Damien Comolli, una lunga esperienza tra Inghilterra e Francia e passione per gli algoritmi riferiti ai giocatori, seguito dal direttore tecnico François Modesto: un asse francese al lavoro su un mercato tutto da definire, dopo gli ingaggi di Jonathan David e João Mário. Quindi la promozione sul campo di Giorgio Chiellini, lo storico capitano che da tempo studia per diventare dirigente. Come si ama dire nelle multinazionali, è il nuovo Director of football strategy. Nell’attesa, chissà, di diventare il futuro Giampiero Boniperti, l’altro grande ex giocatore bianconero che, da presidente, scelse Giovanni Trapattoni per ricostruire la Juventus negli anni Settanta. Chiellini approdò a Torino nel 2005, per sostituire proprio il partente Tudor in difesa. Ora lavoreranno insieme, per il compito più difficile.
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