Istat: «Nel 2013 è cresciuta la disoccupazione, gennaio record negativo dal 1977»

Sono stati 3,3 milioni gli italiani senza un lavoro nel 2013, a gennaio il tasso è schizzato al 12,9 per cento, +13,4 per cento rispetto al 2012. 478mila persone hanno perso l’occupazione solo nello scorso anno

A gennaio 2014 il tasso di disoccupazione è arrivato al 12,9 per cento, segnando il record negativo peggiore dal 2004 (quando sono iniziate le registrazioni delle medie mensili dell’Istat): ma è il dato peggiore anche rispetto alle serie trimestrali Istat dal 1977. Complessivamente sono stati 3,3 milioni i disoccupati del 2013, con 478 mila persone che hanno perso il lavoro nel corso dell’anno: rispetto al 2012, la disoccupazione è cresciuta del + 13,4 per cento. Tra il 2012 e il 2013 il tasso di occupati è sceso dal 60,6 per cento al 58,1 per cento, numericamente significa la perdita del posto di lavoro per 478mila persone

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE. L’Istat, pubblicando oggi i dati, segnala anche che la disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni è cresciuta al 42,4 per cento, ovvero di 4 punti percentuali in più rispetto al 2012.

LA TRAGEDIA AL SUD. La disoccupazione ha avuto effetti più drammatici al sud, dove nel 2013 sono state 282 mila le persone che hanno perso il lavoro (- 4,6 per cento rispetto alla forza lavoro nel 2012). Se in media la disoccupazione nel 2013 ha raggiunto un tasso introno al 12,3 per cento, il Mezzogiorno ha alzato in negativo tale media, con un aumento della disoccupazione del +19,7 per cento. Nel 2013 in particolare, in tutto il paese i disoccupati sono stati soprattutto uomini (+15,8 per cento), mentre per le donne la disoccupazione si è fermata al +10,7 per cento. In diminuzione anche il numero di lavoratori precari: 197 mila lavoratori in meno con contratto a tempo determinato, rispetto ai 190 mila lavoratori in meno con contratto a tempo indeterminato. Il tasso di inattività del paese nel 2013 è salito al 36,5 per cento (+ 0,2 per cento rispetto al 2012). In particolare l’Istat ha sottolineato che è cresciuta la percentuale di popolazione inattiva, che non studia né cerca lavoro e non è ancora in pensione, tra i 15 e i 64 anni. Tra i motivi indicati come causa della mancata ricerca di un lavoro 187mila persone hanno parlato di scoraggiamento, mentre 100mila hanno parlato di motivi di studio.

DIMINUISCE L’INFLAZIONE. L’Istat oggi ha segnalato però anche una frenata dell’inflazione, al + 0,5 per cento nel mese di febbraio 2014, rispetto al + 0,7 per cento di gennaio. Prezzi di beni di consumo e servizio dunque sono aumentati lievemente, e comunque meno di quanto fosse avvenuto all’inizio dell’anno. Si tratta del valore più basso per l’inflazione dall’inizio della crisi, rispetto al mese di ottobre 2009. I prezzi di beni alimentari, per la cura della casa e della persona, in particolare a febbraio sono aumentati dello 0,9 per cento (rispetto al +1,3 per cento di gennaio).