«Io sono certo che fu “il fabbro di Dio” a guarire mio nipote»

Padre Gheddo, ex postulatore, racconta alcune grazie ottenute per intercessione del servo di Dio Felice Tantardini, missionario per 70 anni in Birmania

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Tratto dal blog di Piero Gheddo – Si è svolta ad Introbio in Valsassina (8-15 agosto) la mostra “Felice di nome e di fatto”, dedicata al servo di Dio fratel Felice Tantardini (1898-1991), missionario laico del Pime in Myanmar, morto a 93 anni, dopo 70 anni di vita in Birmania. La mostra ha presentato gli oggetti di Felice e la vicenda umana e spirituale di un piccolo-grande missionario, una figura attualissima e dai chiari tratti di santità, tant’è che è in corso il suo processo di beatificazione.

Lui stesso si chiamava “il fabbro di Dio”, aveva fatto la terza elementare e poi a lavorare nell’officina di un fabbro. In Birmania ha insegnato il catechismo e costruito chiese, scuole, case parrocchiali, ospedali, seminari, orfanotrofi, conventi, ponti. Era gradito a tutti per la sua semplicità e umiltà e perché esercitava tutte le virtù evangeliche in modo eroico. Si è fatto santo invocando il “buon Dio” e la “cara Madonna” e con un vecchio libretto di preghiere che ormai sapeva a memoria.

Ho conservato grazie e anche veri miracoli di Felice riferiti da padre Angelo Tin, che era il postulatore della sua Causa di Beatificazione in Birmania, mentre io ero il postulatore a Roma. Gli scrivevo spesso e l’aiutavo anche finanziariamente. A partire del 1993, quando si è incominciato a preparare il materiale per la Causa di Clemente Vismara, ho mandato una lettera a tutti i confratelli ancora presenti nell’arcidiocesi di Taunggyi (mons. Gobbato, Noè, Clarini, Mattarucco, Galbusera, Fasoli, Di Meo e non ricordo se anche altri), alcuni dei quali mi risposero che bisognava fare la Causa di Felice, «più santo di Clemente» (beatificato nel 2011).

Era il momento di iniziare anche la Causa di Felice, che tutti volevano, primo l’arcivescovo di Taunggyi mons. Matthias U Shwe, i nostri confratelli del Pime, eccetera. C’era il desiderio, la volontà di iniziare, ma non la decisione precisa di fare i primi passi e mettere in moto la macchina. Nel 1995 padre Angelo Tin mi manda un opuscolo, con la prefazione di mons. Matthias U Shwe, al fondo del quale c’erano numerose grazie e supposti miracoli attribuiti all’intercessione di fratel Felice, tutti senza data, ma di pochi anni dopo la sua morte. Ne avevo scelto e tradotto alcuni.

La Causa di beatificazione di fratel Felice inizia quando l’arcivescovo di Taunggyi, il superiore generale del Pime padre Franco Cagnasso e il parroco di Introbio, don Cesare Luraghi, si accordano. L’Arcidiocesi di Taunggyi è proprietaria e promotrice della Causa, il Pime è Attore della stessa (assumendone le spese), Introbio – il suo luogo di nascita – assicura preghiere e diffonde la devozione del Fabbro di Dio. Il 22 maggio 2000 la Congregazione dei santi ha dato il parere favorevole all’inizio del Processo diocesano. La macchina si è messa in moto. Sono stato postulatore fino al 2009, quando ho compiuto gli 80 anni e ho dovuto dare le dimissioni da Postulatore. Mi ha sostituto la dott.ssa Francesca Consolini. Oggi occorre pregare molto e chiedere grazie per intercessione del nostro indimenticabile Fabbro di Dio. Ecco alcuni casi di grazie e supposti miracoli:

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«Maumg Aung Sein è un mio nipote che studia nel catechistato di Pekhong. Nel 1992 egli si ammala gravemente e viene portato all’ospedale di Loikaw. Dottore e infermiere fanno del loro meglio per curarlo, ma dopo un mese peggiora. Il dottore mi dice chiaramente che non ci sono speranze. Io gli portai un pezzetto della veste di Fratel Felice, raccomandandogli di pregarlo per la guarigione. Senza speranza da parte del dottore, ritornai a Pekhong aspettando notizie dall’ospedale. Siccome non ricevevo notizie di sorta, ritornai all’ospedale di Loikaw per vederlo, ma non era più in ospedale. Dopo una settimana andai al suo villaggio, Hwason Kuntha, per sapere qualcosa di lui. Con mia grande sorpresa, lo incontro che torna dal bagno. “Mi sento meglio, padre”. E da quel giorno il ragazzo sta sempre bene. Io sono certo che fu fratel Felice a guarirlo. Egli continuò i suoi studi ed ora è catechista».
Padre Angelo Tin

«Nel villaggio di Yanson, vicino a Pekhong. Un ragazzo che faceva il facchino tornò a casa seriamente ammalato. La gente del villaggio venne a chiamarmi perché lo vedessi. Il ragazzo giaceva su un lettuccio, incapace di dire una parola. Pensai che non vi fosse nulla da fare e gli diedi l’Olio degli Infermi e lo raccomandai al Fratel Felice, mettendo un pezzetto della veste di Felice sulla testa del malato. Ritornai a casa e aspettavo notizie del malato. Passano uno, due giorni, e nessuna notizia. Chiedo notizie alla sua gente e m dicono che il ragazzo è guarito ed è andato a lavorare sulle montagne. Questa pure, credo, è una grazia per intercessione di Felice».
Padre Angelo Tin

«Da quando arrivai a Mong Ping, non potevo dormire e così per parecchie notti. Avevo paura di perdere la ragione. Ho chiesto a padre Angelo Tin una reliquia di fratel Felice, la misi sotto il mio cuscino e lo pregai di intercedere per me. Da allora dormo regolarmente e molto bene, senza paura alcuna. Fu certamente un aiuto di fratel Felice».
Una suora di Mong Ping, diocesi di Kengtung

«Nel nostro orfanotrofio di Mong Nai vi era una bambina di due mesi. Era affetta di asma e problemi di cuore. La portammo in ospedale, ma il dottore ci disse che la bimba era troppo piccola per poterla curare con iniezioni, l’unico rimedio. “Non si può far nulla” ripeté l’infermiera. Andai alla ricerca di una medaglia da metterle al collo, ma non ne trovai. Trovai però un pezzo di stoffa degli indumenti di Felice, lo tagliai e lo misi al collo della bimba. Il giorno seguente la piccola stava meglio e dopo pochi giorni era completamente guarita. Io penso che fu guarita per intercessione di fratel Felice».
Una suora della missione di Mong Nai

«Francesco aveva un anno quando fu colpito da una forma grave di diarrea. Lo riempimmo di medicinali ma senza effetto e le condizioni del bimbo peggioravano sempre più. Una notte si era tanto aggravato che pensammo fosse alla fine. Chiamammo il sacerdote perché lo benedicesse, perché noi non potevamo fare più nulla. Ad un tratto mi ricordai della reliquia di fratel Felice e misi un pezzetto di quella stoffa al collo del bimbo. Dopo un’ora il bimbo apre gli occhi e si guarda in giro. Era molto sudato ma sorrideva. E da quel momento fu guarito».
Una suora della missione di Mong Nai

«Un abitante di Lo U Kunthà era da tempo ammalato, incapace di alzarsi da letto. Nel 1993, la moglie venne da padre Tin e chiese una reliquia di fratel Felice. Il padre disse alla donna di far sì che il marito prendesse la reliquia con fede, pregando Felice che intercedesse per lui. Dopo un po’ di tempo la donna ritornò dal padre dicendogli che il marito era perfettamente guarito».
Padre Angelo Tin

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