Nudi ma liberi. Intervista ad Armando Valladares, il più celebre dissidente cubano

Articolo tratto dal numero di Tempi inĀ edicolaĀ (vai alla pagina degli abbonamenti) ā Buio. Per otto anni Armando Valladares ha conosciuto solo una lunga notte, rinchiuso in una cella senza finestre nĆ© luce artificiale. Poi due anni di luce violenta e accecante, senza poter dormire nĆ© riposare gli occhi. In mezzo, altri 144 mesi di umiliazioni, pestaggi e torture disumane di ogni tipo. Il più celebre dissidente cubano, piccola luce nel buio del regime castrista, avrebbe potuto risparmiarsi tutto questo. I suoi carcerieri gli avevano offerto la possibilitĆ di scegliere: se rinneghi ciò in cui credi, abiuri Dio e affermi di amare il comunismo e Fidel Castro sarai libero. Valladares non ha compiuto questo Ā«suicidio spiritualeĀ», diventando uno dei prigionieri di coscienza più famosi al mondo. Ć sopravvissuto a 22 anni di prigione grazie alla fede e allāarte, le sue Ā«armiĀ», dipingendo e scrivendo poesie, usando anche il suo stesso sangue quando gli ĆØ stato tolto ogni altro mezzo.

Quando Fidel Castro prese il potere a Cuba, lei aveva 22 anni. Ha mai sperato e creduto nella rivoluzione?
Allāinizio pensai che avrebbe portato pace, giustizia, elezioni libere, rispetto per la dignitĆ del popolo e per i diritti umani. Poi però Fidel Castro sostituƬ la dittatura di Batista con la sua propria dittatura comunista.
Che lavoro faceva allāepoca?
Ero impiegato come funzionario nel ministero delle Comunicazioni. Lavoravo lƬ quando sono stato arrestato a 23 anni.
Era il 1960, fu condannato a 30 anni di carcere. Che cosa aveva fatto di tanto grave?
I comunisti chiedevano di esporre in bella mostra su tutte le scrivanie un cartello con questa scritta: āSe Fidel ĆØ comunista, inseritemi nella lista perchĆ© sono dāaccordo con luiā. Io dissi che non lāavrei messo sulla mia. I comunisti mi chiesero allora se ero dāaccordo con Fidel. Ā«Se ĆØ comunista, noĀ», fu la mia risposta. CosƬ fui marchiato come un potenziale nemico della rivoluzione.
Che cosa aveva contro il comunismo?
Ć una tirannia atea, una schiavitù scientifica dellāuomo intrinsecamente perversa, che solo in Russia ha assassinato 109 milioni di persone. Mi opponevo perchĆ© sono cattolico e credo in Dio.
Ancora oggi la chiamano «traditore». Avrà pur fornito qualche pretesto.
No. Quando mi vennero a prendere non trovarono armi, nĆ© esplosivi, nĆ© altre cose che potessero compromettermi come cospiratore. Durante lāinterrogatorio la polizia politica mi disse: Ā«Non abbiamo niente contro di te, nessuno ti accusa, però abbiamo una convinzione morale: sei un potenziale nemico della rivoluzione e per questo ti condanneremoĀ». Lo fecero: mi portarono alla prigione-fortezza La CabaƱa e poi allāIsla de Pinos.
Nel suo libro Contro ogni speranza. 22 anni nel gulag delle Americhe, racconta delle terribili sofferenze che ha dovuto patire in carcere. Che cosa significa essere un prigioniero politico in una prigione castrista?
Raccontare in unāintervista 22 anni di carcere ĆØ impossibile. Ma più della mia opinione conta quella della Commissione dei diritti umani dellāOnu e di Amnesty International. Hanno scritto: Ā«A Cuba il trattamento dei prigionieri politici ĆØ crudele, disumano e degradante. Ć caratterizzato da pestaggi, torture, isolamento per lunghi anni, privazione della luce del sole, di assistenza medica, visite e corrispondenzaĀ». Io ho passato completamente nudo, rinchiuso da solo in una cella, otto anni senza mai vedere la luce del sole o quella artificiale.
Nudo?
Mi obbligavano a portare la divisa dei criminali comuni, dei ladri, degli stupratori, cosƬ da poter dire al mondo che a Cuba non cāerano prigionieri politici. Io mi sono rifiutato e ho preferito restare nudo.
Cosāaltro le hanno fatto?
Mi hanno picchiato, mi lanciavano addosso secchi pieni di escrementi e urina dei criminali comuni che si trovavano in carcere. Sono stato costretto ai lavori forzati, sono stato privato del sonno, non potevo parlare con nessuno. Per due anni mi hanno rinchiuso in una cella accecato da una luce perpetua che si rifletteva sulle pareti e il tetto di un colore bianco brillante. Per lungo tempo non mi hanno dato da mangiare per obbligarmi ad accettare la riabilitazione politica.
Che cosa sono le ācelle cassettoā di cui parla nel libro?
Sono celle di un metro, un metro e mezzo di altezza, dove il prigioniero non può stare in piedi, lunghe e strette. Si veniva rinchiusi lì per mesi, costretti a vivere in mezzo ai propri escrementi.
Ha mai provato a scappare?
SƬ, siamo state le uniche persone in tutta la storia di quella prigione a riuscire a scappare, lasciando gli edifici circolari e uscendo dalla prigione. Eravamo in quattro, abbiamo passato tre giorni nella giungla dellāIsla de Pinos (ma la nave che doveva passare a prenderli non arrivò mai, ndr).
à stato definito il primo prigioniero politico di coscienza cubano. Però avrebbe potuto evitarsi molte sofferenze.
Avrei dovuto accettare la rieducazione politica, rinnegare tutte le mie credenze, rinnegare Dio e implorare di essere riammesso nella nuova societĆ comunista. Per me questo era inaccettabile. Se avessi accettato la riabilitazione politica, sarei tornato libero, le torture sarebbero finite e ogni ācolpaā perdonata. Ma sarebbe stato un suicidio spirituale.
Fidel Castro considerava il cristianesimo un nemico?
Bastava essere cristiani, come nel mio caso, per finire in carcere. Lo stesso vale per i Testimoni di Geova: con loro le torture hanno davvero superato ogni limite.
In prigione eravate perseguitati?
Il sacerdote cattolico Miguel Angel Loredo ĆØ stato picchiato selvaggiamente per aver celebrato Messa dentro il carcere. Se un prigioniero veniva scoperto con una Bibbia o con qualunque altro materiale religioso veniva picchiato e portato in isolamento.
Che cosa lāha fatta soffrire di più in prigione?
La cosa più dolorosa era quando uccidevano uno di noi. Tre dei miei compagni di cella furono assassinati. Era come se fossero miei fratelli.
Come si giustifica tanta violenza? Castro una volta disse che «le torture servono ad annientare il nemico». à così?
Le torture non demoralizzano il prigioniero politico. I comunisti cubani hanno utilizzato tutte le torture esistenti, ma non sono riusciti a piegare nĆ© demoralizzare i prigionieri. In una pubblicazione ufficiale del ministero dellāInterno, chiamata Moncada, ĆØ apparso un articolo nel quale si diceva che Ā«abbiamo provato ogni tipo di piano repressivo per piegare i prigionieri ācontrorivoluzionariāĀ», cosƬ chiamano i prigionieri politici, Ā«ma abbiamo fallito perchĆ© erano irremovibiliĀ». Io ero tra quegli irremovibili che chiamavano āquerceā.
Come ha fatto a resistere 22 anni?
Grazie allāarte e a Dio. La prima mi ha dato la capacitĆ di trascendere: avevo cominciato a studiare arti plastiche sei anni prima di finire in prigione. Sono un pittore e ho cominciato a scrivere seriamente solo in carcere. Dio ĆØ stato fondamentale perchĆ© mi ha dato la forza di resistere. Non gli ho mai chiesto di tirarmi fuori dal carcere, perchĆ© non credo che sia stato Lui ad avermici rinchiuso. Gli ho chiesto solo la fede e la forza di āsperare contro ogni speranzaā. E Lui mi ha esaudito.
In pochi anni ĆØ passato da carcerato ad ambasciatore. ComāĆØ successo?
Quando arrivai negli Stati Uniti, il presidente Ronald Reagan lesse il mio libro e rimase impressionato. Mi mandò a cercare e mi nominò ambasciatore degli Stati Uniti davanti alla Commissione dei diritti umani dellāOnu. Queste cose possono avvenire solo in America.
Da ambasciatore non ĆØ stato tenero con le Nazioni Unite.
La maggior parte dei paesi del mondo odia gli Stati Uniti. Su dieci paesi che ricevono milioni di dollari in aiuti dagli Usa, 9 votano sempre contro le proposte americane, a prescindere dal merito. Lāimportante per loro ĆØ mostrarsi indipendenti. Gli Stati Uniti sono lāunico paese che quando riceve uno schiaffo, mette la mano al portafogli e regala 100 milioni di dollari al suo aggressore. Noi paghiamo più del 35 per cento delle spese dellāOnu per mantenere un esercito di parassiti, nullafacenti e ladri che vivono dei nostri soldi e li utilizzano per cercare di distruggerci.
Fidel Castro, Che Guevara e la rivoluzione cubana hanno avuto unāinfluenza immensa sullāEuropa. Anche in Italia sono stati ammirati. Come se lo spiega?
La maggior parte dei paesi, degli intellettuali, dei giornali europei e del mondo odiano gli Stati Uniti ed esternano questa ostilitĆ appoggiando i crimini di Castro. Semplicemente perchĆ© Castro si ĆØ opposto allāAmerica. Eppure le stesse identiche persone ripudiavano Pinochet e lāapartheid del Sud Africa. Si stracciano le vesti per i crimini delle dittature di destra, però applaudono quelle di sinistra.
Due pesi e due misure?
Le barbarie e i crimini sono gli stessi e vanno ripudiati sia quando sono commessi a destra sia quando sono commessi a sinistra. Invece cāĆØ sempre un doppio standard sulle dittature. Se non fosse stato per lāAmerica oggi i francesi, gli italiani e tutta lāEuropa parlerebbero tedesco. Ma i grandi sterminatori di popoli hanno sempre avuto simpatizzanti. Li hanno avuti Hitler, Stalin, Franco, Mussolini, cosƬ come Fidel Castro e Che Guevara, che ĆØ stato un vero assassino. Abbiamo avuto tanti Gabriel GarcĆa MĆ”rquez.
Che cosa cāentra il premio Nobel?
GarcĆa MĆ”rquez ha messo la sua penna al servizio della tirannia di Fidel Castro. Ć stato complice delle torture e dei crimini di un regime che ha sostenuto e difeso in tutto il mondo. Ha detto che Cuba era lāunico paese dove si rispettavano i diritti umani! Questa canaglia ĆØ stato delatore del dissidente Ricardo Bofill, che lo accusò portando le prove della delazione fatta alla polizia politica. A Cuba aveva unāamante, Blanquita, che poteva essere sua nipote, e Castro gli regalò una casa perchĆ© potesse fare le sue porcherie. Quando un intellettuale utilizza i mezzi che gli sono stati donati per mentire sulla realtĆ politica e mette la sua penna al servizio di una dittatura, anche se ha grandi doti intellettuali, diventa una minaccia per la societĆ .
Oggi a Cuba il potere ĆØ passato da Fidel a RaĆŗl Castro e molti dicono che il regime ĆØ cambiato. Cosa ne pensa?
Lāunica cosa che ĆØ cambiata a Cuba ĆØ che sono arrivate alcune migliaia di turisti in più. CāĆØ anche stata una recrudescenza della repressione rispetto agli ultimi anni, come denuncia Amnesty International. Le Signore in Bianco continuano a essere aggredite ogni domenica allāuscita dalla chiesa e i prigionieri politici sono ancora in carcere. Non conosco il numero esatto, le cifre più attendibili vanno dai 150 ai 300.
Però un anno e mezzo fa ĆØ iniziata la normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Cuba e Stati Uniti. Obama ha promesso di revocare lāembargo dopo 50 anni perchĆ© Ā«non ha funzionatoĀ». Molti sono certi che la prosperitĆ economica costringerĆ Castro a cambiare. Non ĆØ una āsvolta storicaā?
Chi dice che lāembargo non ha funzionato, non sa quello che dice. Lāembargo non ĆØ stato imposto per abbattere Fidel Castro. Ć stata una forma di rappresaglia del governo degli Stati Uniti in risposta alla nazionalizzazione delle imprese nordamericane operata dalla tirannia di Castro senza pagare una lira di risarcimento. Non cāĆØ stato nessun cambiamento economico a Cuba finora. Tutto ciò che ha promesso Obama non si ĆØ realizzato, nessuna impresa americana ha investito a Cuba, neanche una banca americana ha stretto rapporti o effettuato commerci con la banca cubana. Non ci sono stati investimenti.
PerchƩ?
Perché Cuba non ha leggi per regolamentare le imprese straniere e nessuna banca americana si è arrischiata a fare transazioni per timore di multe. Cuba non ha approvato leggi per questo.
Ora il regime lascia più spazio agli imprenditori privati.
Parla dei famosi cubani che lavorano in proprio lucidando scarpe, vendendo artefatti, riparando telefoni cellulari o ricaricando accendini? Devono pagare tasse cosƬ alte che, nel 2015, circa 10 mila di questi āimprenditoriā privati hanno dovuto restituire le licenze.
Ricevendo il premio dal Becket Fund, ha detto che «il regime di Fidel Castro mi ha tolto tutto, tranne la mia coscienza e la fede». Perché ritiene la coscienza così importante?
Perché senza la libertà di coscienza nessun essere umano può realizzarsi: né spiritualmente, né intellettualmente. E io non faccio eccezione.
Ha anche elogiato Ā«lāatto di ribellioneĀ» delle Piccole sorelle dei poveri, che si battono da anni contro lāamministrazione Obama che vuole costringerle a pagare aborto e contraccezione alle loro dipendenti. Davvero pensa, mutatis mutandis, che il loro caso sia simile al suo e che il governo voglia Ā«violare la loro coscienzaĀ»?
Certo, ĆØ cosƬ. Sono felice che la Corte suprema abbia sentenziato in loro favore. Ć unāaltra sconfitta per Obama, che sta cercando di restringere la libertĆ religiosa negli Stati Uniti.
In Europa e Stati Uniti oggi libertĆ di coscienza e religiosa sono in pericolo?
Senza dubbio. La libertĆ religiosa ĆØ in pericolo, però lāobiettivo sono le confessioni cristiane, la distruzione dei loro valori. Qui in America ad esempio i tentativi di fare in modo che non si celebri più il Natale sono costanti. Vogliono eliminare Gesù Cristo dal Natale, ma questa celebrazione esiste solo per Lui!
Dalle vette della libertĆ , al fango delle elezioni. Chi voterĆ tra Donald Trump e Hillary Clinton?
Hillary Clinton ĆØ una delinquente, una criminale. Ha mentito su Bengasi permettendo lāuccisione dellāambasciatore americano Chris Stevens nel 2012. Se verrĆ eletta, sarebbe il terzo mandato di Obama, però più radicale. Trump invece viene presentato dalla stampa liberal come se fosse un criminale, un boss della droga, uno stupratore. Ma si tratta degli stessi giornali che hanno creato il mito dei ārisultati della Rivoluzione cubanaā e di Che Guevara, un assassino trasformato in āsantoā. Queste elezioni non sono come le altre. Bisogna senza dubbio votare Trump. Credo che sarĆ un buon presidente.
Foto Ansa


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