Insegnante “cacciata perché lesbica”: per l’Arcigay è «colpa di Tempi, Avvenire e Manif». Proviamo a ristabilire un po’ di verità

La scuola paritaria finita sotto accusa spiega in una nota che il problema non era affatto l’orientamento sessuale della prof, ma quello che diceva in classe. E finora «nessun contratto a tempo determinato è stato rinnovato»

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Nei giorni scorsi un’insegnante di una scuola cattolica paritaria di Trento, l’Istituto Sacro Cuore, ha accusato la madre superiora e gestore della struttura Eugenia Libratore di averle «chiesto di smentire voci sul mio orientamento sessuale, e far dipendere dalla risposta il rinnovo del contratto». È «inaccettabile», ha detto la donna in una intervista consegnata a Repubblica, pretendere da parte della scuola di «indagare sotto le lenzuola dei dipendenti» e lasciarli a casa in base alla loro presunta omosessualità. Una discriminazione bella e buona che ha spinto perfino il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini a promettere un intervento severo in caso di conferma dei fatti.

L’ACCUSA: OMOFOBIA. Ma quali sono i fatti? La prof, che alla stampa non ha voluto confermare né smentire le dicerie sulle sue preferenze sessuali («forse sono lesbica, forse non lo sono»), ha raccontato di essere stata convocata da suor Eugenia «nell’aula docenti, dove non c’erano testimoni», e lì dentro la religiosa, «dopo avermi fatto i complimenti per il lavoro svolto», le avrebbe posto la domanda fatidica: «Aveva sentito delle voci secondo le quali io avrei una compagna e, testuale, “siccome devo tutelare questo istituto cattolico e c’è da rinnovare il suo contratto”, mi ha chiesto di smentire o confermare quelle voci». Suor Eugenia, secondo l’insegnante “cacciata perché gay”, sarebbe letteralmente ossessionata da quelle “voci”: «Poiché non avevo intenzione di svelare niente, suor Eugenia ha osservato che “stavo dimostrando la fondatezza delle voci”. Sembrava mi volesse umiliare. Stavo per andarmene e a quel punto lei prova a rimediare, facendomi capire che era disposta a chiudere un occhio se avessi dimostrato di voler “risolvere il problema”. Non c’ho visto più… l’omosessualità è un problema? Ammesso che sia gay, dovrei guarire da qualcosa? Le ho risposto che è una razzista, e che deve riflettere sul concetto di omofobia. Poi me ne sono andata».

«VIA I FONDI PUBBLICI». Naturalmente lo scandalo, «sollevato dai comitati trentini della lista Tsipras» come ricordano i giornali, si è subito spostato dai fatti alle strumentalizzazioni. La stessa insegnante attraverso Repubblica invoca dal ministro Giannini «un reale controllo sui finanziamenti erogati alle scuole paritarie» visto che «ce ne sono alcune che non li meritano». Mentre il presidente dell’Arcigay Flavio Romani in una intervista a IntelligoNews auspica una collaborazione con il ministero per «un’azione di tipo culturale più che legale». Salvo poi spiegare che di fronte a situazioni come quella denunciata dall’insegnante di Trento «non può passare l’argomento della libertà educativa, e non possono essere ammesse deroghe soprattutto a scuole che beneficiano di contributi pubblici».

«COLPA DI TEMPI, AVVENIRE E MANIF». Il punto, per quanto confuso nelle parole di Romani, è dunque il ddl Scalfarotto, la cosiddetta legge sull’omofobia. «Certo – dice il presidente dell’Arcigay – magari la suora che ha convocato la professoressa era anche in buona fede, ma una buona fede che porta a cose negative di cui sono responsabili coloro che sostengono campagne di un certo tipo come Tempi, Avvenire e Manif Pour Tous. C’è una legge contro la discriminazione degli omosessuali che è ferma da nove mesi al Senato e che è stata emendata in maniera tale che ammette tutta una serie di deroghe proprio per chi esprime posizioni omofobe o discriminatorie ma in ambito di realtà religiose o politiche».

trento-prof-cacciata-perche-lesbica-repubblicaLA VERSIONE DELLA SCUOLA. Invece il punto sono proprio i fatti. Ieri pomeriggio l’Istituto Sacro Cuore di Trento ha deciso di diffondere una nota per dare la sua versione. Ne riportiamo di seguito e integralmente i punti salienti, visto che si parla di «voci» e visto che nel colloquio incriminato «non c’erano testimoni». In cosa consistono quelle voci? E qual era la preoccupazione di suor Eugenia? Ecco cosa riferisce il Sacro Cuore:

1) L’insegnante non è abilitata ed ha insegnato con contratto a tempo determinato.

2) Il contratto, con data di inizio 2 settembre 2013, era scaduto il 30 giugno 2014.

3) Il colloquio è avvenuto a metà luglio, era solo interlocutorio, di carattere privato, e in vista di eventuali futuri contatti, qualora si fossero aperte nuove opportunità di lavoro, al momento assenti. Ciò accade perché quando un insegnante che ha collaborato con la scuola non può essere riconfermato, come già accaduto più volte in passato, si cerca ugualmente di tenere un rapporto per il futuro, qualora le condizioni cambino (aumento degli iscritti e del monte ore disponibile). Nel colloquio, non dirimente, si voleva solo capire qualcosa di più riguardo ad alcune lamentele espresse da alcuni genitori, alunni e colleghi, riguardo ad alcune sue affermazioni in classe (varie persone avevano espresso lamentele riguardo ai discorsi dell’insegnante sulla sessualità, considerandoli inopportuni, fuori luogo e non compatibili con l’ambiente scolastico; la voce era arrivata anche, tramite gli alunni, a dei colleghi, cui gli stessi ragazzi si erano rivolti, turbati).

4) Il piano di riorganizzazione in atto, causa varie difficoltà economiche del momento, prevede di prestare maggiore attenzione per quanto riguarda i costi del personale. Su 30 contratti a tempo determinato scaduti al 30 di giugno, per nessuno di questi è stato finora assunto provvedimento di rinnovo o di mancato rinnovo, in quanto queste decisioni vengono assunte, da sempre, ai primi di settembre, come confermano tutti gli atti dell’istituto, a seconda del monte ore da assegnare e del numero di classi. In particolare in questi anni la scuola si è impegnata a garantire le assunzioni anzitutto al personale abilitato.

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