India. Massimo due figli per frenare la crescita di cristiani e musulmani

La politica dei due figli in stile cinese ha il solo scopo di colpire le minoranze religiose. I radicali indù invocano la chiusura di tutti i centri di preghiera cristiani

I radicali indù continuano a minacciare la vita delle minoranze religiose in India. Nel mirino ci sono cristiani e musulmani, accusati di crescere di numero e di voler sostituire le tradizioni religiose del paese. La campagna diffamatoria, anche se non esplicitamente, è fomentata e appoggiata dal partito nazionalista del premier Narendra Modi (Bjp), che è appena stato rieletto alla guida della nazione.

«CHIUDETE I CENTRI DI PREGHIERA»

Come riportato da AsiaNews, un radicale nazionalista del Karnataka ha invocato la chiusura di tutti i centri di preghiera cristiani perché cercherebbero di «convertire a forza» gli indù. Sharan Pumpwell, segretario locale del gruppo di estrema destra indù Vhp, legato al Bjp, ha organizzato ieri una conferenza stampa per invocare la chiusura del centro di preghiera cattolico di Mulki, Divine Call Center.

«Sappiamo che in quel centro vengono attuate conversioni forzate di indù al cristianesimo. Molte famiglie sono vittime di conversione», ha dichiarato. «Ci sono esempi di studenti che subiscono il lavaggio del cervello da aprte dei missionari. Per questo faremo pressione sul governo di Modi affinché attui una legge anti conversione». Le accuse sono «ridicole e infondate», ha ribattuto Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians: «Il Divine Call Center è un luogo di preghiera, nessuno è forzato a entrare. La questione delle conversioni viene ripescata da alcuni sparuti estremisti di estrema destra solo per conquistare l’attenzione dei media. Il censimento del governo mostra che la popolazione cristiana è già diminuita. Questi furfanti di estrema destra agiscono per scopi personali e politici e tentano di suscitare tensioni settarie con accuse di conversioni forzate».

LA POLITICA DEI DUE FIGLI

Anche i musulmani sono sotto attacco in India. A luglio il governo ha proposto una legge demografica per limitare a due il numero di figli consentito alle famiglie. La legge ricalca in parte la disastrosa politica del figlio unico introdotta dalla Cina nel 1979 e poi sconfessata a partire dal 2015 per cercare di limitare i danni prodotti. Rispetto all’esperimento cinese, quello indiano sarebbe più morbido, essendo costituito da incentivi e benefit per chi si conforma e da penalità per chi contravviene. Ai funzionari di governo, invece, verrebbe richiesto un impegno scritto a non fare più di due figli.

Secondo l’avvocato cattolico presso la Corte suprema, M.P. Raju, «è evidente che la legge ha l’unico scopo di colpire le minoranze, in particolar modo i musulmani». Anche il muftì Mukarram Ahmed, come riportato da UcaNews, ha denunciato i «motivi nascosti» dietro la proposta di legge, cioè limitare la crescita demografica dei musulmani, percepita dalla popolazione indiana come galoppante.

LA CRESCITA DELLE MINORANZE STA CALANDO

La realtà è diversa. Secondo il docente dell’università Maulana Azad, Akhtarul Wassey, «il tasso di crescita dei musulmani sta calando. La mia famiglia era composta da sei figli, io ne ho avuti quattro e i miei figli due. Il detto indù anti-islamico “Hum paanch, Hamare pachees” (noi due, loro 25) non ha alcun fondamento».

Uno studio del governo nel 2018 ha mostrato come, secondo le previsioni, la popolazione indiana comincerà a frenare nel giro di pochi anni, anche perché il numero di figli desiderato dalle donne indiane è in media 1,8 contro l’attuale tasso di fecondità di 2,2. «Non abbiamo imparato niente dalla Cina», ha dichiarato padre Stanley Kozhichira, portavoce dell’arcidiocesi di Delhi. «Per colpa della politica del figlio unico la Cina è in crisi».

STERILIZZAZIONI FORZATE E PERICOLO «GENOCIDIO»

Le cifre confermano l’infondatezza dei timori dei radicali indù:
l’induismo è la prima religione nel paese e vi appartengono 966,3 milioni di persone su 1,4 miliardi di abitanti, cioè il 79,8 per cento della popolazione. I musulmani rappresentano appena il 13,4 per cento della popolazione (138 milioni) e i cristiani il 2,3 per cento (24 milioni di fedeli). Nonostante questo ad aprile Sadhvi Deva Thakur, vicepresidente del partito di estrema destra Hindu Mahasabha, ha dichiarato:

«La popolazione musulmana e cristiana cresce giorno dopo giorno. Il governo centrale deve dichiarare lo stato d’emergenza per mettere un freno a tutto questo, cristiani e musulmani devono essere sottoposti a sterilizzazioni forzate, così non potranno aumentare di numero».

È anche sulla base di queste dichiarazioni, all’ordine del giorno e mai stigmatizzate dal governo, che i cristiani, per bocca di John Dayal, segretario generale dell’All India Christian Council, hanno denunciato: «Parole come sterilizzazione di musulmani e cristiani, privazione dei loro diritti, diminuzione della loro presenza nel nord-est e in Kashmir attraverso nuove regole sulla residenza, sono metafore per annientamento, rovina. In pratica, genocidio. La soluzione finale».

Foto Ansa