India. «Cristiani e musulmani vanno sterilizzati con la forza»

La vicepresidente di un partito radicale indù invoca la sterilizzazione delle minoranze religiose, mentre nel paese si svolgono le elezioni generali. I cristiani sempre più sotto tiro: «Gli estremisti indù vogliono il genocidio»

«Cristiani e musulmani stanno diventando troppo numerosi. Vanno sterilizzati con la forza». Lo ha dichiarato il 27 aprile, parlando con i giornalisti, Sadhvi Deva Thakur, vicepresidente del partito di estrema destra Hindu Mahasabha. Il piccolo partito radicale indù, ferocemente nazionalista, è famoso nel paese perché ad esso apparteneva Nathuram Godse, l’uomo che nel 1948 assassinò Mahatma Gandhi.

«STERILIZZIAMO A FORZA I CRISTIANI»

«La popolazione musulmana e cristiana cresce giorno dopo giorno», ha dichiarato Thakur secondo quanto riportato da AsiaNews. «Il governo centrale deve dichiarare lo stato d’emergenza per mettere un freno a tutto questo, cristiani e musulmani devono essere sottoposti a sterilizzazioni forzate, così non possono aumentare di numero». Non è la prima volta che Thakur si esprime in questo modo e per quanto il suo partito sia poco influente nella vita del paese, le sue parole sono emblematiche di una crescente campagna di odio da parte dei nazionalisti verso le minoranze, in particolare i cristiani.

Il paventato aumento della popolazione cristiana e musulmana, che minaccerebbe la maggioranza indù, non trova riscontro nei dati. L’induismo è la prima religione nel paese e vi appartengono 966,3 milioni di persone su 1,4 miliardi di abitanti, cioè il 79,8 per cento della popolazione. I musulmani rappresentano appena il 13,4 per cento della popolazione (138 milioni) e i cristiani il 2,3 per cento (24 milioni di fedeli).

«I RADICALI INDÙ VOGLIONO IL GENOCIDIO»

Nonostante questo le formazioni radicali indù continuano ad additare i cristiani e le altre minoranze come una minaccia per il paese. Secondo John Dayal, segretario generale dell’All India Christian Council, per i soldati del Sangh Parivar, cioè la famiglia delle organizzazioni militanti indù, «parole come sterilizzazione di musulmani e cristiani, privazione dei loro diritti, diminuzione della loro presenza nel nord-est e in Kashmir attraverso nuove regole sulla residenza, sono metafore per annientamento, rovina. In pratica, genocidio. La soluzione finale».

SCUOLE CATTOLICHE BRUCIATE

Il 25 aprile è stata bruciata una scuola cattolica a Sugnu (distretto di Chandel, Stato di Manipur). Costruita dai cattolici 55 anni fa per permettere alla popolazioni tribali più povere di studiare, ospitava circa 1.400 alunni. La struttura è stata date alle fiamme da un gruppo studentesco aizzato da un politico locale, la cui figlia era stata espulsa dopo aver insultato un insegnante.

Pochi giorni prima, il 23 aprile, era toccato alla Christ Primary School di Palghar (stato di Maharashtra) subire un attacco da parte di una fazione radicale indù, la Vishwa Hindu Parishad, secondo la quale 14 insegnanti dell’istituto avrebbero cercato di convertire al cristianesimo i giovani studenti. Sajan K. George, presidente del Global Council of Indian Christians, aveva commentato ad AsiaNews: «La situazione è allarmante. La fazione sostiene gli ideali dell’Hindutva [supremazia della religione indù, ndr]. Non è la prima volta che una scuola viene attaccata. La minoranza cristiana è vulnerabile e subisce intimidazioni da parte della maggioranza. L’India è un Paese laico e la libertà religiosa è garantita dalla Costituzione».

ELEZIONI E AUMENTO DELLA PERSECUZIONE

Si tratta di settimane cruciali per l’India, dove l’11 aprile si sono aperte le elezioni generali per il rinnovo del Parlamento e quindi l’elezione del nuovo primo ministro. Il voto durerà lungo sette fasi fino al 19 maggio e i risultati saranno dichiarati il 23 maggio. Narendra Modi, leader del Bjp, il partito popolare indiano di orientamento nazionalista indù, punta alla rielezione.

Da quando nel 2014 Modi è stato eletto primo ministro, la persecuzione contro i cristiani è notevolmente aumentata. Come testimoniato il mese scorso da monsignor Theodore Mascarenhas, segretario generale della Conferenza episcopale indiana, «i cristiani subiscono una campagna di odio e una forma moderna di persecuzione. In India abbiamo leggi chiamate “anti-conversione” in virtù delle quali, se qualcuno vuole cambiare religione, deve prima chiedere l’autorizzazione alla polizia. Ci sono organizzazioni induiste che hanno dichiarato che da qui al 2025 l’India diventerà una nazione puramente indù. E dicono che i musulmani devono andarsene in Pakistan e i cristiani devono tutti trasferirsi in Vaticano o in qualche altro paese cristiano».

Foto Ansa