India, in 132 villaggi non nascono più bambine
Duecentosedici nati in 132 villaggi negli ultimi tre mesi, e nessuno di uno di loro era una bambina. Il governo di Uttarkashi, un distretto a Nord di Nuova Delhi, ha aperto unāindagine per scoprire la causa della “scomparsa delle bambine” sul suo territorio. Ā«Non può essere solo una coincidenza. Ciò indica chiaramente che cāĆØ in corso una strage dei feti femminili nel distretto. Il governo e l’amministrazione non stanno facendo nullaĀ», ĆØ la denuncia degli assistenti sociali dellāAsha (Accredited social health activist) allāagenzia di stampa Ani.
UNA TASK FORCE DI 25 INVESTIGATORI
Sul caso dei “villaggi senza bambine” sta lavorando il magistrato Ashish Chauhan, Ā«abbiamo identificato le aree in cui il numero di parti di bambine ĆØ pari a zero o a un numero a una cifra sola. Stiamo monitorando queste aree per scoprire cosa sta accadendo e scoprire la veritĆ Ā». Una task force di 25 investigatori si occuperĆ del caso e di scoprire Ā«se vi siano stati aborti selettivi o forzatiĀ», ha spiegato ad Al Jazeera Rekha Arya, la ministra per le donne e i bambini dello Stato. Ā«Su 132 villaggi ce ne sono 82 che mostrano un livello più alto di parti. Quindi cominceremo da quelliĀ». Intanto monta la polemica, qualcuno parla di errore amministrativo, qualcuno nega vi sia un pregiudizio di genere all’origine della scomparsa delle bambine: nello stato di Uttarakhand, dove la media delle bimbe nate ĆØ sempre stata di poco inferiore a quella dei bambini, nello stesso periodo in cui nei 132 villaggi sotto indagine non sono stati registrati parti di femmine, in altre zone il dato sembra ribaltarsi.
ABORTIRE O LASCIAR MORIRE DI STENTI LE NEONATE
Nel 1994 l’India ha bandito l’aborto selettivo. Tuttavia, alcuni esperti affermano che la decisione di abortire se si scopre di essere incinte di una femmina (o ad abbandonare o lasciare morire di stenti le neonate) non ĆØ mai stata eradicata per motivi economici e culturali: la proprietĆ passa solo ai maschi e le usanze matrimoniali richiedono che i genitori delle ragazze paghino una dote sostanziale. Per questo le famiglie indiane (non solo nelle campagne, anche nelle cittĆ più avanzate, non solo tra le caste più povere, ma anche tra benestanti) tendono a rifiutare le figlie femmine che comportano un costo e non sono in grado di contribuire finanziariamente ai bisogni di una famiglia quanto i maschi, a cui spetta fin da piccoli, come vuole la religione induista, eseguire anche i riti funebri dei loro genitori. Da qui il progredire del business degli aborti selettivi, un business clandestino a cui non si può non pensare leggendo le notizie che provengono da Uttakashi.
IL MEDICO CHE LOTTA PER SALVARE LE FEMMINE
Due anni fa, Tempi aveva intervistato Ganesh Rakh, il medico indiano che nella sua battaglia per salvare dallāaborto le bambine del suo paese ĆØ riuscito a coinvolgere 10 mila dottori. Ā«Per un medico la cosa più difficile ĆØ annunciare ai parenti quando una persona muore. Ma per me lo era anche quando nasceva una bambina. I parenti e la madre piangevano disperati perchĆ© reputavano più importante della vita la continuitĆ della propria discendenzaĀ». Molte donne, aveva spiegato il medico, Ā«non abortiscono prima semplicemente perchĆ© vanno dai santoni che preparano intrugli assicurando loro la nascita di un maschioĀ». Sebbene la legge vieti la selezione in base al sesso, punendo i medici che la praticano con multe fino a 50 mila rupie e il carcere fino a tre anni, il divieto non ĆØ mai stato rispettato. Colpa della corruzione, ha spiegato Rakh, vengono incriminati solo quei medici che non pagano una tangente, e colpa Ā«dellāarrendevolezza del governo, che non fa nulla per sensibilizzare sul tema, anzi chiude gli occhi sullāoperato di numerosi centri in cui si praticano esami diagnostici al fine di abortire le bambine. E se alla nascita hanno bisogno di cure, spesso le famiglie preferiscono lasciarle morireĀ». Rakh ha aperto nel 2007 a Pune un ospedale privato: nel 2011, quando il numero delle femmine si ĆØ abbassato ulteriormente in tutta l’India, ha deciso che la sua clinica si sarebbe trasformata in un presidio gratuito per la nascita delle bambine. Lavorando 17 ore al giorno, visitando dai 50 ai 100 pazienti per poter permettersi di realizzare il suo progetto, ha dato il via a una campagna āSave the baby girlsā che ha contagiato diecimila colleghi, ciascuno chiamato a far nascere una o più femmine gratuitamente per Ā«celebrare la vitaĀ».
PIĆ DI 63 MILIONI DI BAMBINE ABORTITE O UCCISE
Sono più di 63 milioni le bambine āscomparseā, cioĆØ mai nate, in India, abbandonate o lasciate morire di stenti. E almeno due milioni di piccole ogni anno vanno ādisperseā a causa di aborti, malattie, non curanza e malnutrizione. Lo riporta il report annuale sullāeconomia indiana stilato dal governo di Nuova Delhi lo scorso anno. Non solo, secondo il report governativo sarebbero 21 milioni le figlie femmine indesiderate, cioĆØ nate nonostante i genitori sperassero in un maschio. Queste ragazze sono destinate a una vita ai margini della societĆ , nutrite poveramente, poca istruzione, poche cure mediche. Tra una settimana, promettono i funzionari indiani, si scoprirĆ di più anche sulle ābambine scomparseā in Uttarakhand.
Foto Ansa
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