Indagato il presidente della lobby pro eutanasia Exit: ha istigato al «suicidio razionale» un uomo sanissimo di 45 anni

Philip Nitschke è stato ufficialmente indagato dall’agenzia che monitora l’operato dei medici in Australia (Ahpra) per non aver consigliato all’uomo di farsi curare per depressione

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Philip-Nitschke-exit-eutanasiaL’australiano Nigel Brayley non era né malato né vecchio quando ha deciso di suicidarsi a maggio a 45 anni ingerendo un farmaco usato per l’eutanasia ed importato illegalmente dall’estero. L’uomo non ha fatto tutto da solo, riporta Abc, ma è stato «sostenuto e incitato» dal medico Philip Nitschke (foto a fianco), fondatore e presidente di Exit International, gruppo che promuove la legalizzazione dell’eutanasia in tutto il mondo.

NITSCHKE INDAGATO. Il caso ha fatto scalpore in Australia e ora Nitschke è stato ufficialmente indagato dall’agenzia che monitora l’operato dei medici in Australia (Ahpra) per non aver consigliato all’uomo di farsi curare per depressione. Brayley, infatti, si era rivolto al presidente di Exit dopo la morte della moglie e la perdita del lavoro. Sembra anche che l’uomo stesse per essere indagato di omicidio.
Con Nitschke ebbe uno scambio di email scoperto da un amico, che si è detto «inorridito» per il comportamento del dottore: «Mi sarei aspettato che Nitschke gli dicesse: “Guarda, non sei adeguato ad Exit; non sei un malato terminale, hai bisogno di farti vedere da uno psicologo, di assistenza e di appoggio da parte della tua famiglia”». Invece «non è successo niente di tutto ciò».

«SCELTA RAZIONALE DI SUICIDARSI». Nitschke ha ammesso di aver appoggiato la «scelta razionale di suicidarsi»: «Le persone che entrano in Exit non le consideriamo malate e bisognose di aiuto medico. Io non sono un esperto ma per me non sono malati, vogliono solamente morire, anche se non hanno mali allo stato terminale. Se una persona viene da me e mi dice che ha fatto la scelta razionale di suicidarsi entro due settimane, io non gli rispondo: “Hai fatto davvero una scelta razionale? Non vuoi pensarci meglio? Perché non ti fai vedere da qualcuno?”. Noi non agiamo così. Noi appoggiamo queste persone e abbiamo sostenuto anche Brayley».

LE CRITICHE. L’ordine dei medici australiano, prima che Nitschke venisse indagato ufficialmente, l’ha duramente criticato: «Il suicidio non è un pensiero razionale», ha dichiarato Tim Marney, commissario alla Salute. «È molto preoccupante anche solo che qualcuno parli di “suicidio razionale”, è un ossimoro, non esiste. Ho conosciuto un sacco di gente che ha tentato il suicidio e tutti, ripensandoci, sono maledettamente felici di non esserci riusciti». Persino lo psichiatra Chris Ryan, che pure appoggia l’eutanasia facendo parte della lobby “Dying with Dignity”, ha ammesso: «Chi cerca il suicidio in genere è depresso ma non lo si può certo capire da una email».

«SCONVOLGENTE». L’istituto Black Dog, che si occupa di curare la depressione, si è unito al coro di critiche: «È terrificante e sconvolgente che non gli abbia consigliato di vedere uno psicologo. È chiaro che Brayley soffriva di depressione. Come medico, il dottor Nitschke aveva l’obbligo di consigliare a Brayley di vedere uno psicologo e farsi curare».
Non è andata così e mentre tutti si dicono «inorriditi» dal comportamento di Nitschke, al Parlamento federale è stata presentata dai Verdi una proposta di legalizzazione dell’eutanasia.

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