«In Libano siamo disperati, servono aiuti. L’Occidente deve promuovere la pace in Siria, non inviare armi»

L’appello del direttore della Caritas in Libano, Georges Khoury, a tempi.it. Nel paese ci sono 1,2 milioni di rifugiati, quasi tutti provenienti dalla Siria, e la stabilità è a rischio

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«Più passa il tempo e più la situazione peggiora. Abbiamo disperato bisogno di aiuti e non di armi». È drammatica la situazione del Libano descritta a tempi.it da Georges Khoury, il direttore della Caritas locale. Oggi nel paese di circa 4 milioni di abitanti «sono presenti 1,2 milioni di profughi. La maggior parte di loro sono fuggiti dalla Siria e non hanno un posto dove andare».

CAMPI DI FORTUNA. Sono oltre 400 mila i profughi che si sono stabiliti nel nord e nell’area di Bekaa: «Vivono in campi (nelle foto, ndr) che si sono costruiti da soli», spiega il direttore della Caritas. «Sono precari e in condizioni drammatiche: non ci sono infrastrutture, nessuna organizzazione, manca elettricità e dipendono quasi interamente da quello che noi riusciamo a trovare per loro per quanto riguarda cibo, alloggio e medicinali».

LIBANO INSTABILE. «Nonostante la comunità internazionale non abbia risposto in modo sufficiente ai nostri appelli per chiedere aiuto», Caritas Libano riesce a fornire assistenza a 60 mila persone. Ma non basta. Il numero crescente di rifugiati, infatti, può portare all’instabilità del paese, che rischia sempre di più di essere trascinato dentro la guerra civile siriana. Ieri due razzi partiti dalla Siria hanno colpito a Beirut la roccaforte di Hezbollah, il principale partito libanese e organizzazione terrorista sciita che combatte a Damasco a fianco del regime di Assad contro i ribelli. Sabato scorso il suo leader, Nasrallah, ha promesso di «continuare a combattere con Assad fino alla vittoria. Se non vinceremo, Israele invaderà il Libano».

«AIUTI, NON ARMI». «La situazione del Libano ci preoccupa», afferma Khoury. «È instabile sia dal punto di vista economico che da quello della sicurezza. Quello che noi chiediamo alle potenze mondiali è di smettere di giocare con la Siria. Molti governi occidentali inviano armi e munizioni sia al regime che ai ribelli: se continuano così, nessun aiuto arriverà per alleviare le sofferenze dei rifugiati. Ma noi abbiamo assoluto bisogno sia di soldi che di aiuti materiali».

«SITUAZIONE DRAMMATICA». Tra pochi giorni l’Europa dovrà decidere se rinnovare l’embargo sulle armi alla Siria, che molti paesi, Regno Unito e Francia in testa, vogliono modificare per armare i ribelli contro Assad. Khoury è preoccupato da questa eventualità: «La comunità internazionale deve aiutarci a promuovere la pace, deve prendere tutte le misure necessarie per mettere in sicurezza la regione e calmare entrambe le fazioni in Siria. Perché qui la situazione continua a peggiorare. Ma è difficile parlarne, dovete venire a vedere con i vostri occhi quanto è drammatica la nostra condizione».

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