In America si marcia (con Papa Francesco) per la vita. E il fronte abortista “arruola” Gesù come testimonial

La manifestazione a Washington, il tweet del Pontefice e la replica di Obama. Mentre l’aborto diventa un tema forte delle prossime elezioni Usa, volano i colpi bassi. La comica Silverman inventa perfino un Cristo pro choice

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Negli Stati Uniti la battaglia sulla vita tra “pro life” e “pro choice” si intensifica da mesi, ma nelle ultime ore è indubbiamente salita bruscamente di tono. E così l’aborto è diventato un “major theme” della campagna elettorale in vista del voto di mid-term previsto per il prossimo 4 novembre, come segnala già da qualche giorno la stampa americana e oggi in Italia il quotidiano Repubblica con due paginate dell’inserto “R2”.

OBAMA VS BERGOGLIO. Ieri, mercoledì 22 gennaio, la Marcia per la Vita che ha visto moltissime persone («migliaia» secondo il Washington Post, «centinaia» secondo Repubblica) sfidare il freddo polare di Washington per difendere il diritto alla vita proprio nel 41esimo anniversario della Roe vs Wade, la sentenza della Corte suprema che nel 1973 di fatto legalizzò l’aborto negli Stati Uniti, ha incassato la partecipazione ideale di papa Francesco: «Mi unisco con le mie preghiere alla Marcia per la Vita a Washington. Che Dio ci aiuti a rispettare tutte le vite, specialmente le più vulnerabili», ha scritto il Pontefice in un tweet. Mentre il presidente Barack Obama ha scelto di celebrare la storica data ribadendo l’impegno della sua amministrazione per garantire alle donne «un accesso sicuro ed economico all’assistenza sanitaria e il diritto costituzionale alla privacy, compreso il diritto alla libertà riproduttiva», ovvero all’aborto, poiché «questo è un paese dove ognuno merita la stessa libertà e le stesse opportunità di realizzare i propri sogni».

aborto-gesu-sarah-silvermanLA “SATIRA” DI SARAH. Naturalmente nello scontro non mancano i colpi bassi. Sarah Silverman, star hollywoodiana e comica molto nota in America anche per non avere alcun freno né rispetto per niente e per nessuno, si è messa alla testa del fronte abortista partecipando direttamente a serate fundraising a favore delle associazioni pro choice e lanciando provocazioni in tv e online. Due giorni fa, per esempio, ha pubblicato su YouTube il video di uno sketch comico in cui è Cristo in persona a fare da testimonial per la “libertà di scelta”. Nella scenetta, un Gesù molto compagnone appare in casa della Silverman e, tra le altre cose, mentre lei gli acconcia i capelli un po’ come si fa tra amiche, lui le rivela che «gli ovuli fecondati non sono persone: le persone sono persone». Però, aggiunge il finto Messia, «sono persone anche le persone che credono che gli ovuli fecondati siano persone, perciò dobbiamo amare anche loro».

IL «DIRITTO A UNA VITA FELICE». Anche l’attrice Nicole Stewart è scesa in campo per difendere il “diritto” di abortire. Ne racconta il caso Repubblica riprendendo il Dallas News: «Lei e il marito vogliono un figlio, esultano alla gravidanza, lei pensa già ad un monologo dove racconterà la sua gioia. Ma la vita non sempre prevede lieto fine e applausi, l’ecografia rivela malformazioni cerebrali devastanti sul feto e lei decide di abortire dopo la 22esima settimana. Nel suo spettacolo non ci sono sorrisi e urla di neonati, ma solo il suo sguardo impietrito nel vuoto, la voce che si inceppa, le unghie conficcate nel leggio: “Ho deciso di rendere pubblica la mia esperienza quando ho sentito alla radio le parole di militanti integralisti. Io sono stata fortunata, ho avuto assistenza, i medici e gli psicologici mi hanno sostenuto, ma cosa succederà adesso alle altre ragazze? Chi le aiuterà?”. Poi conclude: “Io non sono contro la vita, ho amato con tutto il cuore mio figlio ogni attimo che l’ho avuto dentro di me. Proprio per questo, anche se è straziante, rifarei quello che ho fatto: per lui, per il diritto ad una vita felice”».

LE NUOVE LEGGI. Sullo sfondo resta la “sostanza” della battaglia. Il motivo che ha scatenato l’opposizione della Silverman e della Stewart e non solo: l’ondata di leggi restrittive della pratica abortiva che negli ultimi mesi gli attivisti del movimento per la difesa della vita sono riusciti a fare approvare in una ventina di stati dell’Unione e alla Camera a livello federale. Principio guida: nessuna interruzione volontaria oltre la ventesima settimana di gravidanza. Una campagna che ha costretto molte cliniche abortive a chiudere e che per reazione ha spinto il Partito democratico a sposare la causa di Planned Parenthood, la maggiore lobby americana per la “salute riproduttiva”. In Ohio, per esempio, uno degli stati interessati dalla svolta pro life, il candidato governatore democratico Ed FitzGerald ha appena ricevuto l’endorsement esplicito dell’organizzazione, promettendo in cambio garanzie per i “diritti delle donne”. Intanto in Texas ha annunciato che intende candidarsi a governatore per il partito dell’asinello Wendy Davis, la senatrice diventata famosa proprio grazie all’intervento di 11 ore consecutive con cui è riuscita a ostacolare la riforma dell’aborto nello stato promossa dal governatore repubblicano Rick Perry.

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