Il superattivismo (a singhiozzo) del Presidente

Lettere al direttore

Non riesco a capire questi diversi comportamenti: zelanti e quotidiani quando si parla di problemi economici e di Europa; silenziosi quando si parla delle tematiche riguardanti i cosiddetti “diritti”

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Caro direttore, constato, come molti, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sta svolgendo, con molto puntiglio e altrettanto zelo, la sua funzione di rappresentare l’unità nazionale e, con questo, di vigilare affinché il dettato della nostra Costituzione venga rispettato da tutti, a partire da chi ci governa. Sono quotidiani i richiami affinché, soprattutto a livello economico, siano tutelati gli interessi degli italiani, a partire dalla difesa dei loro risparmi. E sono originali le richieste che anche i bilanci statali rispettino fino in fondo quanto è previsto dalla Costituzione. L’articolo 87 della Costituzione stabilisce che il Presidente “può inviare messaggi alle Camere”: Sergio Mattarella invia messaggi anche al Governo. Intendiamoci, io sono d’accordo con questo superattivismo del Presidente, benché esso sia insolito rispetto alla storia del nostro Paese, perché penso che esso sia dettato dalla preoccupazione di tenere unito il Paese, in un momento particolarmente delicato. Non ho nessun problema su questo, anzi.
C’è, però, una cosa che non mi torna. Infatti, non posso non rilevare che il nostro Presidente non ha agito con altrettanta solerzia in tante altre occasioni. Ne enumero alcune.

La legge che ha istituito le unioni civili, per esempio, ha fatto proprie tutte le norme che regolano il matrimonio tra una donna ed un uomo. Ciò contrasta palesemente con quanto stabilisce l’articolo 29 della Costituzione, il quale, come è noto, stabilisce che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Il nostro Paese, cioè, riconosce “quel” tipo di famiglia e non altro. Ebbene, a fronte di questa palese violazione costituzionale, il presidente Mattarella è rimasto in silenzio e non ha inviato alcun messaggio né alla Camera né al Governo, il quale ultimo, su detta legge, aveva posto la questione di fiducia per ben due volte. E ciò è avvenuto anche se il Presidente era stato sollecitato da una parte della società italiana a prendere in considerazione la riserva a cui ho appena accennato. Perché questo silenzio?

Anche circa la legge sulle Dat, riguardante il fine vita, il Presidente era stato in vario modo sollecitato a porre l’attenzione almeno sul fatto che non fosse prevista l’obiezione di coscienza, visto che la legge regolamenta una questione di essenziale importanza come la vita. Serissimi studiosi sostengono che l’obiezione di coscienza costituisce un principio fondamentale già presente nel nostro ordinamento e quindi esso andrebbe comunque previsto. Ma anche se così non fosse, in questo caso specifico era doveroso regolamentare anche l’obiezione di coscienza. Ma il Presidente non ha inviato, almeno pubblicamente, alcun messaggio.

Vi è una terza situazione nella quale mi stupisce che il Presidente non intervenga in qualche modo, visto che egli ricopre anche la carica di presidente del Csm. Vi sono taluni giudici che, in violazione palese dell’attuale legislazione, obbligano gli uffici anagrafici (che sono uffici statali anche se gestiti dai Comuni) a trascrivere adozioni avvenute all’estero da parte di coppie omosessuali, cosicché alcuni bambini oggi risultano essere figli di due padri o di due madri, il che, evidentemente, costituisce un clamoroso falso. Ma non solo: quanto avviene presuppone che il bambino sia nato attraverso lo strumento orribile (sotto molti profili) dell’utero in affitto. Può essere accettata una situazione del genere da parte della suprema autorità statale? Possibile che neppure una parola possa essere detta? Mi risulta che anche in questo caso sia stato chiesto al Presidente di intervenire.

Il Presidente è molto attento, e giustamente, affinché ogni organo dello Stato agisca secondo Costituzione e affinché ogni legge venga attuata nella sua interezza. Non si potrebbe, allora, dire qualcosa sul comportamento anomalo della Corte Costituzionale, che ultimamente si è di fatto trasformata in potere legislativo? E, di fronte all’applicazione molto debole della prima parte della legge 194, non si potrebbe richiamare la società italiana che quello all’aborto non è, legislativamente parlando, un “diritto” essendo previsto solo per casi di emergenza?

Caro direttore, ti assicuro che ho molta stima per il presidente Mattarella, per la sua storia, per il suo rigore e la sua serietà non solo nel tratto. Ma, proprio per questo, non riesco a capire questi diversi comportamenti: zelanti e quotidiani quando si parla di problemi economici e di Europa; silenziosi quando si parla delle tematiche riguardanti i c.d. “diritti”. Spero che non sia “il pensiero unico” e unilaterale ad indurre ad essere troppo discreto. Ne sarei addolorato, perché il Presidente rappresenta l’unità nazionale, dove sono presenti molteplici sensibilità, alcune delle quali rischiano di non essere rappresentate.
Peppino Zola via email

Foto Ansa

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