«Il numero dei non obiettori nelle strutture ospedaliere risulta quindi congruo rispetto alle IVG effettuate»

Obiezione di coscienza e interruzione volontaria di gravidanza. Marina Terragni ci aveva detto che la 194 è inapplicata a causa del numero di obiettori. Lettera di precisazione

Gentile Redazione di Tempi, in riferimento all’intervista a Marina Terragni, pubblicata nel vostro sito lo scorso 17 dicembre, è opportuna qualche precisazione sull’applicazione della legge 194 in relazione al diritto all’obiezione di coscienza.

È un aspetto affrontato dettagliatamente nella recente relazione del Ministero sull’applicazione della 194, trasmessa al Parlamento lo scorso 15 ottobre.

Dopo aver rilevato anche per il 2013 un calo del ricorso alle Ivg, che si verifica costantemente in Italia dal 1982, riguardo l’obiezione di coscienza si può leggere: “Il 18 luglio 2013 – facendo seguito agli impegni assunti dal Ministro della Salute, nel dibattito dell’11 giugno 2013 presso la Camera dei Deputati su alcune mozioni inerenti l’applicazione della Legge n.194/78 – è stato attivato presso il Ministero della Salute un “Tavolo tecnico” a cui sono stati invitati a partecipare tutti gli Assessori regionali e l’Istituto Superiore di Sanità. Tale Tavolo ha avviato un monitoraggio sulle attività di IVG e sull’obiezione di coscienza a livello di singola struttura di ricovero e nei consultori familiari, per individuare eventuali criticità nell’applicazione della legge. Le Regioni hanno inviato i dati richiesti, sebbene in ritardo e con alcune carenze di tipo qualitativo. Per sintetizzare i dati del monitoraggio rilevati sulle singole strutture di ricovero sono stati identificati tre parametri che permettono di inquadrare l’offerta del servizio in funzione della domanda e della disponibilità di risorse strumentali e professionali:

parametro 1: Offerta del servizio IVG in relazione al numero assoluto di strutture disponibili;

parametro 2: Offerta del servizio IVG in relazione alla popolazione femminile in età fertile e ai punti nascita;

parametro 3: Offerta del servizio in relazione al diritto di obiezione di coscienza degli operatori (carico di lavoro medio settimanale di IVG per ogni ginecologo non obiettore)”.

Il dettaglio dei risultati è illustrato nel cap. 4 della relazione, consultabile nel portale del Ministero della Salute, al seguente link:

Sintetizzando: il primo monitoraggio capillare sui punti IVG e l’obiezione di coscienza, effettuato su tutto il territorio dall’approvazione della L.194/78, conferma quanto osservato nella precedente relazione al parlamento: su base regionale non emergono criticità nei servizi di IVG. In particolare, emerge che le IVG vengono effettuate nel 64% delle strutture disponibili, con una copertura soddisfacente, tranne che in due regioni molto piccole. Il numero dei punti IVG, paragonato a quello dei punti nascita, mostra che mentre il numero di IVG è pari a circa il 20% del numero di nascite, il numero di punti IVG è pari al 74% del numero di punti nascita, superiore, cioè, a quello che sarebbe rispettando le proporzioni fra IVG e nascite. Confrontando poi punti nascita e punti IVG non in valore assoluto, ma rispetto alla popolazione femminile in età fertile, a livello nazionale, ogni 3 strutture in cui si fa IVG, ce ne sono 4 in cui si partorisce. Infine, considerando le IVG settimanali a carico di ciascun ginecologo non obiettore, ipotizzando 44 settimane lavorative in un anno, a livello nazionale ogni non obiettore ne effettua 1.4 a settimana, un valore medio fra un minimo di 0.4 (Valle d’Aosta) e 4.2 (Lazio). Il numero dei non obiettori nelle strutture ospedaliere risulta quindi congruo rispetto alle IVG effettuate. Il numero degli obiettori di coscienza nei consultori, pur nella non sempre soddisfacente copertura dei dati, è sensibilmente inferiore rispetto a quello registrato nelle strutture ospedaliere.

il Ministero invita le Regioni a procedere a un dettagliato approfondimento dei dati del monitoraggio per individuare i bisogni del territorio, utilizzando possibilmente gli stessi parametri individuati per il monitoraggio al fine di avere dati comparabili fra le diverse aree territoriali prese in considerazione, fra le regioni e all’interno delle regioni stesse, e per distinguere meglio le cause di eventuali criticità”.

Il Ministero della Salute ha comunque già convocato, per il prossimo mese di gennaio, il suddetto “Tavolo tecnico”, per continuare il lavoro di monitoraggio sull’applicazione della legge 194, nel rispetto delle reciproche competenze di Ministero e Regioni.

Cordialmente

Assuntina Morresi,

Consulente del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin