Il ministero degli Interni conferma: «Nessun episodio di discriminazione a sfondo omofobo» per il caso di Roma

Il Vice ministro Filippo Bubbico ha risposto per iscritto ad una mia interpellanza relativa al suicidio di un giovane avvenuto il 26 ottobre dello scorso anno. La precisazione non mi ha sorpreso

Il Ministero degli Interni con una nota firmata dal Vice ministro Filippo Bubbico ha risposto per iscritto ad una mia interpellanza relativa al suicidio di un giovane avvenuto il 26 ottobre dello scorso anno a Roma.

Il tragico episodio era stato immediatamente enfatizzato dalla stampa e dalle associazioni LGBT come suicidio dovuto a discriminazioni subite dal giovane per la sua omosessualità .

Come immaginavo la risposta del ministero è stata molto chiara: “attualmente, tuttavia non sono emersi elementi di riscontro in merito ai segnalati episodi di discriminazione a sfondo omofobo”.

La precisazione non mi ha sorpreso perché più volte negli ultimi anni episodi enfatizzati come esempio di discriminazione omofoba (il liceo bruciato di Roma, il barbiere e compagno insultati nell’agriturismo siciliano, la rissa nella discoteca di Verbania ecc.) si sono rivelate all’esito delle indagini vere e proprie bufale mediatiche, con episodi totalmente inventati.

Ma quello che parla chiaro rispetto alla presunta emergenza omofobica nel nostro paese, che ha ispirato progetti di legge liberticidi come quello firmato dall’onorevole Scalfarotto, sono i dati resi noti dall’OSCAD, Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, organismo interforza del dipartimento di pubblica sicurezza  che raccoglie tutte le segnalazioni riconducibili a segnalazioni concernenti tutto l’universo LGBT.

L’OSCAD aveva fatto pervenire l’ottobre scorso alla Commissione giustizia del Senato i dati  relativi ai primi tre anni di funzionamento dell’Organismo che ha  ricevuto complessivamente in quel lasso di tempo 83 segnalazioni fra offese, aggressioni, danneggiamenti, casi di suicidio, minacce e istigazione alla violenza.

Questo dato  aggiornato, ai 12 mesi del periodo 1 ottobre 2013 all’8 ottobre 2014, rileva in quel periodo  un totale  di 33 segnalazioni, pervenute 5 da associazioni LGBT, 2 da articoli di stampa, 9 dai Carabinieri, 9 dalla polizia di Stato e 8 dall’UNAR .

Le segnalazioni sono state relative a 13 lesioni, 12 ingiurie, 2 danneggiamenti, 4 minacce, 2 suicidi/omicidi e 0 istigazione alla violenza omofoba.

Da questi episodi, che naturalmente dovranno essere approfonditi dalle indagini e che comunque, se accertati, vanno duramente condannati, non si capisce proprio  in che cosa consista nel nostro paese questa emergenza che viene sbandierata ogni giorno con grande enfasi dalle associazioni LGBT.

Se si considerano infatti i dati, pubblicati dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale relativi al 2013, in quei 12 mesi  hanno perso la vita, vittime del cosiddetto femminicidio, 125 donne, 4.038 hanno subìto violenze sessuali, 12.117 maltrattamenti in famiglia e 12.320 atti persecutori.

E’ evidente pertanto, ferma restando la necessità di contrastare duramente ogni forma di violenza verbale o fisica nei confronti di chiunque venga  esercitata, che siamo di fronte ad una gigantesca bolla speculativa alimentata dalle lobby gay con la compiacenza di un giornalismo troppo spesso distratto o complice.