Il mattino presto è dei fedeli al culto postmoderno

Alle 6 e 30 vedevo in Brianza anziane, impiegate, operai, entrare in basilica per la Messa prima. Oggi danzano eleganti e sbuffanti frequenti corridori. Le palestre intanto sono già aperte

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Mi torna in mente un brevissimo racconto di Aleksandr Solženicyn, ricordo come fosse oggi che era apparso sulla terza pagina del Corriere della Sera e un liceale maggiore me lo diede da leggere sul bus che da Desio alle 7 del mattino ci portava a Monza. L’ho riletto da allora – sono passati 45 anni – diciamo in media ogni cinque anni, fanno nove volte. Dice così più o meno. Il mattino presto dalla finestra il professore di matematica vedeva gente assorta, raccolta in se stessa, unita da qualcosa di profondo. Infine si disponeva in un prato, con movimenti ordinati e compunti. Solženicyn era convinto stessero preparandosi a pregare insieme, invece era ginnastica collettiva. Quello accadeva nel fulgore ancora fascinoso (qui da noi) del comunismo sovietico. Alle 6 e 30 di quei tempi vedevo in Brianza nel crepuscolo dell’aurora, correndo alla fermata del pullman, donnine anziane ma anche giovani impiegate e qualche operaio che entravano in basilica per la Messa prima. E vedevo con sollievo questo offrire anche per conto mio, che avevo da sbrigarmi, le primizie del giorno al Creatore.

Ora nelle grandi città, ma anche in quelle piccole e medie, sin dalle cinque, sei del mattino i marciapiedi sono cosparsi di qualche edile romeno che fuma prima di entrare col secchio nella casa da ristrutturare, ma soprattutto danzano eleganti e sbuffanti frequenti corridori in tuta e cuffia. Non oso chiamarla ginnastica per non svilire questo esercizio salutista e che consente produzione copiosa di endorfina la quale dona pace e forza. Le palestre intanto sono già aperte, e dalle vetrate si scorgono selve di braccia che si muovono a ritmo. A quell’ora le chiese sono ancora chiuse. La Messa prima di solito è alle 8 e 30 e c’è sempre una predica dopo di che il prete si siede cinque minuti a meditare su quanto ha detto. È fatta per chi non deve andare presto al lavoro. Chi va presto al lavoro trova le palestre aperte, le cappelle del culto postmoderno: il corpo si agita su nastri e attrezzi, per l’anima c’è la musica rilassante o scatenante in cuffia.

Foto Ansa

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