Il 56% dei russi vuole disfarsi del mausoleo di Lenin. Putin no. E lo ristruttura

L’edificio va sistemato, e costa 1 milione e mezzo di dollari l’anno. Ma per il presidente è una tradizione da conservare, «come le reliquie dei santi».

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Proletari di tutto il mondo, tremate: il mausoleo di Lenin a Mosca è in pericolo, ha bisogno di robusti interventi di ristrutturazione e consolidamento prima che vada in rovina. Per questo hanno già “impacchettato” l’edificio in una candida pagoda che rimarrà sulla Piazza Rossa per almeno quattro mesi.

UN GIGANTE DAI PIEDI D’ARGILLA. Costruito nel 1930 davanti alle mura del Cremlino su progetto dell’accademico Shchusev, il mausoleo è come un colosso dai piedi d’argilla: fino al XVII secolo infatti il Cremlino era separato dalla piazza tramite un fossato ampio e profondo che un secolo dopo fu riempito malamente con terra, pietre e soprattutto con le macerie degli edifici semidistrutti dalle truppe napoleoniche in ritirata. Il mausoleo si trova in pratica sulla costa dell’antico fossato e, a causa dell’instabilità del sottosuolo, ora sta andando letteralmente “alla deriva”. Perciò è assolutamente necessario consolidare le fondamenta oltre ad impermeabilizzare le pareti che già trasudano in modo preoccupante.

MA LA SALMA RIMANE LÌ. Le autorità della capitale hanno rassicurato i proletari: la mummia di Lenin che, al contrario del suo mausoleo, si trova in «uno stato di conservazione più che soddisfacente», verrà lasciata lì dov’è e verranno fatti solo gli interventi di routine dell’équipe di specialisti che due volte alla settimana se ne occupano e costano l’equivalente di 1 milione e mezzo di dollari l’anno, compreso il cambio triennale di giacca e cravatta indossate dal morto.

PUTIN DA SEMPRE CONTRARIO AL SEPPELLIMENTO. Ciclicamente in Russia si chiedono se non sarebbe ora di disfarsi di questa zavorra del passato sovietico e inumare «colui che fra gli uomini è il più umano» accanto alla madre, sepolta a San Pietroburgo. C’aveva provato Eltsin nel ’91 spalleggiato dalla Chiesa ortodossa, ma poi non se ne fece nulla, mentre Putin si è opposto con il pretesto che sarebbe stato come ammettere pubblicamente la scomoda verità per cui generazioni di cittadini sono state ingannate da 70 anni di regime sovietico.

IL CORPO DI LENIN COME LE RELIQUIE DEI SANTI? Secondo un recente sondaggio il 56% dei russi sostiene che Lenin sia da inumare altrove, ma un buon 54% lo ritiene ancora un grande personaggio. Non così gli attivisti del Comitato “Trasferiamo Lenin” che a metà dicembre hanno manifestato a Mosca e lanciato la campagna “Abbasso questo cadavere!”, accompagnata da toni piuttosto accesi. A gettare benzina sul fuoco c’ha pensato anche Putin pochi giorni prima, quando durante una riunione aveva indicato nella perdita della tradizione le cause della «crescente aggressività sociale», e aveva aggiunto: «Il Mausoleo non fa parte forse della tradizione? Andate al monastero delle Grotte di Kiev, a Pskov o sul Monte Athos, e troverete le reliquie dei santi. In questo senso anche i comunisti hanno ripreso la tradizione, e l’hanno fatto come si deve».

REAZIONI INDIGNATE. L’infelice sparata ha suscitato un vespaio di polemiche soprattutto negli ambienti della Chiesa ortodossa, e non ha certo contribuito a calmare l’“aggressività sociale”: «Cosa avrebbero fatto come si deve? – si chiedeva sarcasticamente un autorevole docente dell’Accademia teologica moscovita – Forse l’imbalsamatura?… Questo sì, del resto anche Satana è la scimmia di Dio. I comunisti hanno scimmiottato, non ripreso la tradizione! La conservazione della salma di Lenin non rappresenta una tradizione e non ha alcuna relazione con l’Ortodossia».Vedendo sfumare, in questi mesi, la possibilità di controllare la società, per il relativismo putiniano non c’è differenza tra le celebrazioni dei fasti del passato antico e di quello sovietico, o le solennità religiose, purché tutto sia funzionale alla “tenuta” del potere.

DA APRILE TUTTO COME PRIMA. Per la fine del prossimo aprile la ristrutturazione del mausoleo sarà terminata e sparirà anche la tenda bianca (grazie alla quale chi ci lavora sotto non finirà anzitempo come il padre della Rivoluzione). Sparirà anche una piccola scala mobile segreta costruita nell’83 per permettere ai gerontocrati comunisti di salire comodamente sulla tribuna per assistere alle loro parate. Dopodiché tutti i nostalgici che vorranno sottoporsi alle rigide regole d’entrata potranno sfilare nuovamente e gratuitamente dal martedì al giovedì e il sabato, sicuri di non sprofondare nel fossato di Aloisio da Carcano.

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