Il 12 febbraio non nascerà nessuno. Ma lo sciopero di ginecologi e ostetriche ha le sue buone ragioni

Intervista a Antonio Chiantera (Aogoi) che racconta come stiano aumentando in maniera insostenibile le cause contro i medici. «Il punto di sopportazione massima è stato raggiunto»

Scioperano anche le sale parto. Il dodici febbraio non nascerà nessuno. A meno che si tratti di situazioni di emergenza. In quella data, infatti, i ginecologi e le ostetriche italiani hanno indetto lo sciopero nazionale per manifestare contro l’aumento esponenziale ingiustificato del contenzioso medico-legale e contro i tagli alla sanità che proseguono da anni. Sale parto, ambulatori e reparti di diagnostica prenatale, pertanto, saranno vuoti. «È la prima volta che succede in Italia», spiega a tempi.it Antonio Chiantera, medico e segretario nazionale Aogoi, l’Associazione dei ginecologi italiani: ospedalieri del territorio e liberi professionisti. «Il punto di sopportazione massima è stato raggiunto: sappiamo che sarà un momento estremamente drammatico per le donne italiane ma è un gesto fatto per la loro difesa e per la difesa dei loro nascituri». Domani mattina, ginecologi e ostetriche saranno ricevuti dal ministro della Salute Renato Balduzzi sul tema.

Professore, quali sono i motivi della protesta?
Il primo è la mancata attuazione del decreto Fazio, una legge che fu coordinata e concordata con noi medici, ma che poi non è stata minimamente applicata, se non in sole due regioni, dove, tra l’altro, è stata attuata in maniera anche impropria e parziale.

A cosa si riferisce?
La reperibilità del ginecologo in alcuni punti nascita fa sì che le sale parto siano affidate alla povera responsabilità di singole ostetriche; sicuramente qualificatissime, ma senza nulla alle spalle: né ginecologi né anestesisti o neonatologi, tre figure cardine che nel decreto Fazio dovevano essere condizione “sine qua non” per poter partorire in sicurezza. Nulla di tutto questo è stato realizzato e ciò significa voler mettere a repentaglio la vita dei nostri bambini e l’integrità fisica del loro cervello e corpo.

Addirittura?
Certo, perché, in situazioni di emergenza, come, per esempio, nei casi di sofferenza fetale acuta, se non si interviene prima di 5/10 minuti, si lede il cervello del bambino; mentre la reperibilità dell’anestesista è garantita in 30 minuti. E qui subentra il secondo motivo all’origine della protesta.

Cioè?
È che deve cessare la medicina difensiva, che costa allo Stato e costringe noi medici, ginecologi e ostetriche ad operare non sereni, mettendoci in una posizione di difesa mentre dovremmo solamente assistere con scienza e coscienza alla nascita dei nostri bambini.

Che cos’è la medicina difensiva?
Gliela spiego così: a un certo punto, migliaia e migliaia di avvocati si sono scatenati contro i medici, proponendo cause ai loro assistiti, nell’ambito del contenzioso medico, secondo la logica del patto di “quota lite”; ossia cause dove il cliente non deve spendere niente, deve soltanto mettere una firma che legittima l’avvocato ad agire. Se poi non si vince, l’assistito, che non prende alcun risarcimento, non paga nessuna spesa; mentre, se si vince, l’avvocato prende il 25 per cento del risarcimento al cliente. Una pratica che, oltre a mettere in apprensione il medico che opera preoccupato del rischio che corre – e non dimentichiamo che la complicanza fa sempre parte della medicina, di tutta la medicina –, ha contribuito a determinare un’esplosione del contenzioso medico-legale e, conseguentemente, anche del costo delle polizze assicurative, che ad agosto saranno obbligatorie per i medici. Un aumento che, alla fine, ricade anche sulle casse dello Stato.

Di quali importi si parla?
Si tratta di sentenze milionarie, che stabiliscono fino a 5/6 milioni di euro di risarcimento. E la situazione è diventata così insostenibile che alcuni ospedali hanno addirittura sospeso le loro polizze, mettendo in atto la scopertura assicurativa dei propri dipendenti. Peccato, però, che, a fronte dell’incremento esponenziale del numero di procedimenti contro noi medici, la commissione d’inchiesta voluta dal Parlamento abbia riconosciuto che il 98 per cento di questi si concludono senza colpe del medico. Solo due procedimenti su 100 sono, pertanto, motivati.

Fino a che punto siete disposti a lottare e cosa chiedete che cambi?
Siamo arrabbiati, molto arrabbiati. Siamo giunti a una situazione che è diventata insostenibile. Faremo lo sciopero e, approfittando del momento elettorale, abbiamo promesso che non andremo a votare; ma non solo, cercheremo anche di non far votare i nostri pazienti. A meno che, un partito politico non inserisca nel programma del suo governo il problema dei punti nascita e quello della conflittualità medico-legale. È fondamentale che i partiti politici e il governo che verrà fuori della competizione diano una risposta su questi due temi.