«I cristiani non devono più morire nelle fogne in Pakistan»

Di Leone Grotti
17 Maggio 2026
Shabbir Masih è morto soffocato mentre cercava di svuotare manualmente una fogna nel paese islamico. «I cristiani sono discriminati in modo sistematico e sono obbligati a fare questi lavori pericolosi»
Un cristiano discriminato, costretto a pulire le fogne in Pakistan
Un cristiano discriminato, costretto a pulire le fogne in Pakistan

Sei cristiani sono morti solo nell’ultimo mese mentre cercavano di pulire a mano le fognature in Pakistan. Il lavoro, estremamente pericoloso, è da sempre riservato ai cristiani «a causa della discriminazione sistemica delle minoranze religiose e della negligenza» delle autorità del paese, dichiara a Tempi Akmal Bhatti, avvocato cristiano, presidente dell’Alleanza delle minoranze del Pakistan.

«Shabbir è morto in una fogna profonda 7 metri»

L’ultimo caso riguarda Shabbir Masih, 33 anni, padre di tre bambini, morto a Faisalabad il 7 maggio alle 5 del mattino dopo aver inalato gas tossici mentre tentava di pulire una fogna profonda più di 7 metri gestita dalla Wasa, l’Agenzia statale per l’acqua e i servizi igienico-sanitari del paese. Un collega cristiano di Shabbir, Sanwal Masih, che lavorava con lui, si è salvato per miracolo ed è stato trasportato in ospedale.

«Come dichiarato dalla moglie, i funzionari della Wasa sono andati a prelevare da casa sua Shabbir Masih alle 10 di sera», ricostruisce a Tempi la vicenda Bhatti. «Da tre giorni Shabbir si rifiutava di svolgere questo lavoro perché aveva paura», ma alla fine è stato costretto a cedere sotto minaccia di licenziamento.

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Uno dei lavori più pericolosi al mondo

La pulitura manuale delle fogne in Pakistan è considerata uno dei lavori più pericolosi al mondo. Nella Repubblica islamica, infatti, negli scarichi viene gettato ogni tipo di rifiuto e scendendo nei tombini per liberarli dalle otturazioni si può trovare di tutto. Il problema principale non sono gli scarafaggi, i topi o la puzza insopportabile che emana dai liquami.

Il problema principale è da una parte il rischio di infezioni, causate da tagli provocati dal contatto con lame e siringhe nascoste tra le feci, dall’altra il pericolo di essere investiti dai gas tossici causati dai rifiuti industriali, che possono causare svenimenti e anche la morte.

I lavoratori, infatti, non vengono equipaggiati né con mezzi per disostruire le fogne né con dispositivi individuali, come maschere per l’ossigeno. E se con un lungo manico di bambù non si riesce a liberare lo scarico, i lavoratori sono costretti a immergersi nei liquami fino alla testa per raggiugere l’ostruzione e cercare di rimuoverla.

Il lavoro viene svolto quasi sempre in coppia: una persona si cala nel tombino legata a una corda, l’altra lo sorregge e lo tira su in caso di pericolo.

Il cadavere di Shabbir Masih preparato per il funerale in Pakistan
Il cadavere di Shabbir Masih, cristiano morto mentre puliva le fogne senza presidi di sicurezza, preparato per il funerale in Pakistan

«Il Pakistan obbliga i cristiani a pulire le fogne»

Nonostante i cristiani rappresentino meno del 2 per cento della popolazione, costituiscono l’80 per cento della forza lavoro destinata a pulire le fogne manualmente (il restante 20 per cento sono indù). Tanto che un termine come “chuhra”, che indica chi lavora nella nettezza urbana, è diventato sinonimo di “cristiano” in Pakistan e in tutto il paese negli annunci nei quali si ricerca personale per pulire le fogne viene specificato «solo non musulmani».

«Se i cristiani sono sovrarappresentati in questo lavoro è a causa della discriminazione socioeconomica alla quale sono sottoposti e delle limitate opportunità di impiego per le minoranze religiose in Pakistan», continua il presidente dell’Alleanza delle minoranze del paese.

«La pulitura manuale delle fogne è un lavoro pericoloso, sottopagato e spesso legato alla segregazione occupazionale basata sul sistema delle caste», che in teoria è fuorilegge, ma nella pratica è ancora una realtà quotidiana in Pakistan. E i cristiani, quasi tutti discendenti dai fuori casta convertiti dai missionari cattolici ancora prima della partizione dell’India, restano vittime di questo sistema. «Lo Stato ha fallito nella sua responsabilità costituzionale di offrire uguali opportunità nel mondo dell’impresa e del lavoro anche alle minoranze».

Il cadavere di Shabbir Masih abbandonato in strada

Dopo la morte di Shabbir Masih dentro la fognatura, i funzionari della Wasa sono intervenuti sul posto, hanno recuperato il cadavere e l’hanno abbandonato sulla strada «senza chiamare un’ambulanza o un team medico, che sono richiesti durante lo svolgimento di questi lavori. Questa è negligenza che costituisce reato», continua ancora Bhatti. «I funzionari hanno poi contattato la famiglia di Shabbir Masih, informandola di recuperare il corpo, dicendo che non era loro responsabilità. Inoltre, la Wasa non ha neanche denunciato la morte alla polizia né ha aperto un’indagine interna per capire di chi fosse la responsabilità per la morte di un cristiano pakistano innocente».

La Wasa, continua il presidente dell’Alleanza delle minoranze del Pakistan, «ha sempre trattato i suoi lavoratori cristiani in modo disumano. Hanno una lunga storia di discriminazione».

L’agenzia statale impiega 2.240 operatori ecologici, 1.609 dei quali sono cristiani. Negli ultimi cinque anni, sarebbero morti in incidenti nelle fogne 84 lavoratori in 19 distretti in tutto il Pakistan. Solo nell’ultimo mese, oltre a Shabbir Masih, sono morti Shakeel Masih e Samar Masih a Sahiwal, nel Punjab, il 4 maggio; Wilson, Waqas, e Nazeer a Karachi il 17 aprile. Altri tre erano morti nel mese di settembre del 2025 sempre a Karachi.

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«I cristiani sono discriminati in Pakistan»

Nonostante l’impressionante numero di vittime né la Wasa, che spesso impiega i cristiani come collaboratori esterni così da non dover risultare responsabile della loro morte, né il governo fanno nulla per migliorare le condizioni di lavoro dei cristiani. «La vedova di Shabbir ha chiesto pubblicamente giustizia, ma nessuno l’ha ascoltata. Ora si trova in difficoltà perché non sa come andare avanti economicamente da sola con tre figli. Anche il collega del marito, Sanwal Masih, che è stato dimesso dall’ospedale, ha scoperto che la Wasa non gli ha neanche pagato le spese mediche».

Da tempi, continua Bhatti, «chiediamo che lo svuotamento manuale delle fogne venga abolito, perlomeno in assenza di misure di sicurezza appropriate. I funzionari responsabili degli incidenti, inoltre, devono essere assicurati alla giustizia mentre attualmente la polizia non indaga nemmeno su di loro».

Anche il governo dovrebbe fare la sua parte, «ma non ha ancora annunciato alcuna riforma, nonostante le proteste nostre e dei leader cristiani. Questo purtroppo è il volto quotidiano della discriminazione dei cristiani in Pakistan».

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