Hong Kong. La pavida Italia non sa da che parte stare

Al Consiglio Onu per i diritti umani, la quasi totalità dell’Africa si schiera in blocco con la Cina e contro Hong Kong. L’Ue fa il contrario, l’Italia si astiene

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Povera Italia. Il governo giallorosso ha dato il colpo di grazia a un paese che già da anni è incapace di farsi valere sulla scena internazionale. Dopo il disastro in Libia e l’imbarazzante scivolone diplomatico sul Venezuela, ora che è scoppiata la grana Hong Kong l’esecutivo è riuscito in un solo colpo ad alienarsi le simpatie dei suoi alleati storici, a dimostrarsi pavido e ingiusto verso una popolazione oppressa, senza di contro ottenere nulla da quello che forse è diventato il suo nuovo riferimento geopolitico: la Cina.

IL CONTINENTE NERO STA CON LA CINA

Il 3 luglio il sito Axios ha pubblicato la lista dei 53 paesi che l’1 luglio – giorno in cui è entrata in vigore la liberticida legge sulla sicurezza nazionale, scritta da Pechino per cancellare i diritti umani e civili di Hong Kong – hanno sostenuto una risoluzione di Cuba in lode della Cina al Consiglio dei diritti umani dell’Onu.

Nella lista si trovano tutti i paesi di cui la Cina, negli ultimi anni, ha saputo accattivarsi le simpatie a suon di miliardi. Più precisamente si sono schierati con Pechino:

Antigua e Barbuda, Bahrein, Bielorussia, Burundi, Cambogia, Camerun, Centrafrica, Comore, Repubblica del Congo, Cuba, Gibuti, Dominica, Egitto, Guinea equatoriale, Eritrea, Gabon, Gambia, Guinea, Guinea-Bissau, Iran, Iraq, Kuwait, Laos, Libano, Lesotho, Mauritania, Marocco, Mozambico, Myanmar, Nepal, Nicaragua, Niger, Corea del Nord, Oman, Pakistan, Palestina, Papua Nuova Guinea, Arabia Saudita,  Sierra Leone, Somalia, Sudan del Sud, Sri Lanka, Sudan, Suriname, Siria, Tagikistan, Togo, Emirati Arabi Uniti, Venezuela, Yemen, Zambia e Zimbabwe.

Si sono espressi di fatto a sostegno della Cina, anche se in modo diverso, cioè criticando chi «politicizza i diritti umani», pure Russia, Afghanistan, Algeria, Armenia, Capo Verde, Etiopia, Indonesia, Costa d’Avorio, Kirghizistan, Madagascar, Maldive, Nigeria, Serbia, Tanzania, Ciad e Vietnam.

DOV’È L’ITALIA?

Allo stesso Consiglio dei diritti umani dell’Onu è stata presentata una seconda risoluzione, questa volta dal Regno Unito, per criticare le violazioni dei diritti umani da parte della Cina a Hong Kong e nel Xinjiang. Ecco i firmatari:

Australia, Austria, Belgio, Belize, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Germania, Giappone, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Isole Marshall, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Palau, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, gli assenti si notano subito: Grecia, Spagna, Portogallo e Italia. Non è la prima volta che il governo, come abbiamo notato più volte, si comporta in modo accondiscendente verso la Cina, soprattutto nella sua componente grillina. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio farebbe bene, però, a valutare con attenzione la sua strategia: a forza di non «ingerire» mai negli «affari interni» dei paesi altrui, per usare un linguaggio caro a Pechino e al grillino, ingoiando la violazione di un trattato internazionale dietro l’altro, non si diventa più rispettosi né mediatori più abili. Si diventa vassalli.

Foto Ansa