Grillini e rifondaroli, sul referendum di Bologna avete sbagliato tutto. Firmato: L. Berlinguer

L’ex ministro di sinistra e padre della riforma sulle paritarie, spiega perché la consultazione è ideologica. “Il vero obiettivo progressista è favorire l’estensione e il miglioramento della qualità in tutto il sistema”.

Sul sito educationduepuntozero, Luigi Berlinguer, padre della riforma sulla scuola paritaria (legge 62/2000) ha scritto un articolo in merito al referendum bolognese sulle scuole paritarie.
Berlinguer, dopo alcune valutazioni culturali sulla “questione sociale della scuola” parla del referendum bolognese chiedendosi se esso sia davvero utile rispetto alle problematiche del “mondo scuola” o se, piuttosto non sia “un modo, magari ideologico, che finisce per distogliere l’attenzione sui concreti problemi della realtà scolastica italiana”.

“Anziché promuovere lo sforzo unitario di tutte le forze scolastiche per realizzare il cambiamento – scrive Berlinguer – certa politica rischia di allontanarsi dalla vita vera della scuola, abdicando a una coraggiosa azione progressista di rinnovamento del complessivo assetto dell’istruzione, condannando così l’Italia a restare in coda alle classifiche in Europa nell’attività educativa”.

“Da questo punto di vista – prosegue l’ex ministro -, mi permetto di obiettare sulla valenza scolastico-educativa di questo referendum, particolarmente evidente nella situazione di Bologna, dove la condizione della scuola dell’infanzia è davvero unica in Italia”.

Berlinguer passa poi in rassegna i numeri e i dati – che i lettori di tempi.it ormai conoscono a memoria – della realtà bolognese. L’ex ministro cita anche “il Rapporto OCSE dal titolo “Does participation in pre-primary education translate into better learning outcomes at school?” dimostra l’importanza di frequentare la scuola dell’infanzia, sia per la rilevanza qualificante nella performance dei test PISA sia come importante fattore di equità sociale, specialmente se l’offerta formativa erogata si rivela di qualità. È questo il vero obiettivo progressista: favorire l’estensione e il miglioramento della qualità in tutto il sistema”.

Insomma, secondo Berlinguer “a ben vedere, si corre il rischio di perdere il servizio scolastico e con esso l’uguaglianza sostanziale delle opportunità: questa sì è una violazione del diritto costituzionale all’istruzione. Perché il più grande e innovativo principio della nostra Costituzione, come mirabilmente sottolineato da Sabino Cassese nel commentario alla Costituzione, è proprio la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale (art. 3, capoverso 2). In effetti, il referendum di Bologna pone l’accento lontano dalla questione sociale della scuola, confondendo il concetto di statuale con quello di pubblico, con la conseguente rinuncia a sollecitare e a battersi per estendere al massimo il servizio e per qualificarlo sempre più”.

Per Berlinguer “la vera battaglia politica” non è quella dei referendari, ma di chiedere “allo Stato di spendere adeguatamente per aumentare l’offerta formativa a Bologna e in tutto il Paese”. “Le scuole dell’infanzia, con le loro insegnanti – scrive -, sono state in Italia protagoniste nel processo di trasformazione dagli ex asili-parcheggio a eccellenti sedi di attività educativa. La cultura promotrice del referendum non inquadra la richiesta della contemporaneità e del dettato costituzionale. Gli articoli 3, 5, 33, 34 e 117 costituiscono la cornice costituzionale della legge 62/2000, che è appunto legge fortemente laica di attuazione costituzionale. Il sistema integrato favorisce l’uguaglianza sostanziale e la partecipazione. L’art. 117 novellato impone e tutela l’autonomia delle istituzioni scolastiche. Ora, è proprio l’autonomia che apre la strada a una profonda trasformazione del sistema educativo. Molte scuole e molti docenti hanno già iniziato a cambiare la scuola, con cultura e iniziative straordinarie, a fronte della disattenzione e noncuranza della politica e delle ideologie”.