Grexit. Come stanno Spagna, Portogallo, Francia (e Italia)

Lo Stato italiano è esposto verso la Grecia per oltre quaranta miliardi di euro. È il terzo Paese più esposto dell’Ue, dopo la Germania e la Francia

Articolo tratto dall’Osservatore romano – Non solo battibecchi politici e schermaglie a distanza. La crisi greca può avere un impatto disastroso sulla tenuta dell’economia del vecchio continente. Nel caso in cui dovesse prevalere il “no” nel referendum di domenica prossima, gli esperti parlano della possibilità di un “contagio” di enormi dimensioni a causa delle ricadute del debito greco sulle Borse, i titoli di Stato e il settore bancario.
L’opinione prevalente degli analisti è che l’uscita della Grecia dalla moneta unica — situazione del tutto nuova — è ormai ineluttabile e anzi è già iniziata: si tratta ora soltanto di pilotarla per evitare il contagio. Per fare questo occorre però accelerare il processo d’integrazione e proseguire sul cammino delle riforme strutturali negli Stati sotto pressione. Nell’occhio del ciclone ci sono soprattutto i Paesi più deboli come Spagna e Portogallo, quelli che hanno seguito un programma di salvataggio europeo e che solo negli ultimi tempi stavano cominciando a vedere una certa ripresa.

Il presidente del Governo spagnolo, Mariano Rajoy, ha convocato ieri una riunione straordinaria della cellula di crisi economica del suo Esecutivo per verificare la tenuta del Paese in caso di un’uscita della Grecia dalla zona euro. Ma per il momento non sono annunciate misure specifiche. «La Spagna e gli spagnoli possono stare tranquilli perché negli ultimi anni con i loro sforzi hanno fatto le riforme» ha detto Rajoy. Il ministro dell’Economia, Luis de Guindos, candidato alla successione dell’olandese Jeroen Dijsselbloem alla presidenza dell’Eurogruppo, ha aggiunto che la Spagna «è blindata» e che il Paese «cresce il doppio della zona euro: non è mai stato meglio preparato» a un’eventuale crisi. Tuttavia, secondo «El Mundo», il contagio «sembra sicuro, ma non ai livelli del 2012». L’esposizione della Spagna, pubblica e delle banche, verso il debito greco, è di circa 26 miliardi di euro.

Per il presidente portoghese, Aníbal Cavaco Silva, qualche rischio di contagio c’è, ma «per tutta la zona euro, non solo per il Portogallo». Cavaco però ha aggiunto che «l’euro non si romperà» e «l’eurozona sopravviverà con la stessa forza che ha avuto in passato: spero che la Grecia non esca dall’euro».

Diverso l’atteggiamento degli altri Paesi del sud Europa che non hanno dovuto seguire un piano di salvataggio, ma che devono attuare importanti riforme.
Secondo i dati della Bri (Banca dei regolamenti europei) relativi al settembre 2014, lo Stato italiano è esposto verso la Grecia per oltre quaranta miliardi di euro. È il terzo Paese più esposto dell’Ue, dopo la Germania (61,74 miliardi) e la Francia (46,56 miliardi). Parigi è tuttavia il primo Paese per quel che riguarda l’esposizione delle banche (78,82 miliardi), seguita sempre da Berlino (45). «La Bce ha tutti gli strumenti per fronteggiare la volatilità e le tensioni sui mercati: le istituzioni europee sono ora più solide» ha dichiarato il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, intervenendo ieri alla Camera dei deputati. «L’Italia si trova in una posizione solida, con un’iniziale fase di ripresa dopo una lunga crisi» ha detto oggi il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella. «È necessario uno sforzo corale — ha aggiunto — sul progetto di futuro del Paese per rinvigorire il processo di riavvio dell’economia».

Sul piano politico, intanto, la trattativa è bloccata. Ieri il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, e il cancelliere tedesco, Angela Merkel, hanno dettato la linea: stop al negoziato fino all’esito del referendum indetto dal Governo ellenico di Alexis Tsipras per domenica 5 luglio. La linea Merkel-Juncker è stata approvata anche dall’Eurogruppo. In un discorso alla Nazione, Tsipras ha confermato il referendum e ha chiesto di votare “no” , il che «non significa rottura con l’Europa, ma ritorno a un’Europa dei valori». Solo il presidente francese, François Hollande, ha auspicato un accordo prima della consultazione.

Al momento, comunque, una base tecnica per la ripresa del negoziato non c’è. Berlino — puntando a una vittoria del “sì” — ha bocciato anche l’ultima apertura fatta da Tsipras due giorni fa, quando il premier ellenico si era detto disposto ad accettare la proposta di salvataggio del presidente Juncker, ma con alcune modifiche.

Foto Ansa