«Noi greci siamo in guerra con la Turchia e gli islamisti»

Le reazioni durissime del mondo intellettuale ellenico (non di estrema destra) alla mossa spregiudicata di Erdogan: «Queste persone sono soldati nemici, non sono siriani, migranti o rifugiati»

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La prima conseguenza politica dell’operazione con cui il governo di Ankara sta cercando di far attraversare le frontiere terrestri e marittime con la Grecia a migliaia di migranti e richiedenti asilo presenti da tempo sul suo territorio è un’ondata di patriottismo intransigente e di nazionalismo anti-turco caratterizzato da toni molto minacciosi nei confronti delle Ong che ha investito l’opinione pubblica greca, e che non interessa solo la gente comune, ma opinion leader e intellettuali non ascrivibili all’estrema destra di Alba Dorata, che alle elezioni dell’anno scorso ha visto dimezzarsi i propri voti dal 7 al 2,9 per cento e ha perduto tutti i 18 seggi che aveva in parlamento.

«QUESTA INVASIONE DEVE FINIRE»

Yiorgos Trangas, popolare giornalista conduttore di trasmissioni televisive e radiofoniche, non si è accontentato di riprendere le definizioni che il primo ministro Kyriakos Mitsotakis (Nuova Democrazia, affiliata al Partito popolare europeo) ha dato della crisi dei migranti, definendola «un’invasione» e «una minaccia asimmetrica alla sicurezza del paese». Lunedì si espresso con enorme durezza e con toni minacciosi ai microfoni di Parapolitica 90.1 FM, una delle radio private più ascoltate:

«I signori delle Ong che si arricchiscono distruggendo la  Grecia devono sapere che ormai non sono più al sicuro, come i loro amici, le termiti della nazione di casa nostra. Occorre usare i mezzi appropriati e non cadere nella trappola degli invasori e dei servizi segreti turchi. Questi signori arrivano mettendo in prima fila donne e bebè, ma dietro ci sono molte decine di uomini giovani e decisi. Bisogna far loro capire che la loro invasione organizzata deve finire, e non è questione di pietà. Queste persone sono soldati nemici, non sono siriani né rifugiati, e su un centinaio di arresti compiuti ieri alla frontiera non c’è un solo siriano. Si tratta di afghani, pakistani, africani e altri ancora, in parte provenienti dalle prigioni turche, e le autorità greche hanno ritrovato bandiere afghane su coloro che sono riusciti ad attraversare la nostra frontiera gridando  “Allah è grande!”. Gli scherzi finiscono qui, e coloro che sostengono l’immigrazionismo, come per esempio l’organizzazione giovanile del partito Syriza, devono come minimo tacere se non vogliono vedersela brutta. La Turchia per bocca dei suoi ministri confessa di voler inviare in Grecia due milioni di migranti, e ci ritroviamo in una corsa contro il tempo, come succede in guerra. Dobbiamo rispondere con la violenza alla violenza subìta, si tratta di una guerra che non ha niente a che vedere col diritto d’asilo e ancor meno coi rifugiati; gli umanitari di Atene devono farsi piccoli, se non vogliono correre rischi».

«SE NECESSARIO, USIAMO LE ARMI»

Mentre l’esercito greco si posiziona lungo i 212 km di frontiera terrestre con la Turchia e la marina militare incrocia le acque di Lesbo, Trangas rincara la dose:

«Se necessario occorre utilizzare le nostre armi per fermare del tutto l’invasione sulla terraferma come in mare, e allo stesso tempo allontanare l’Onu e le Ong del genere Soros da isole come Lesbo e Chio, per gestire la situazione fra noi greci. I membri delle Ong devono essere allertati in modo che lascino le nostre isole prima che sia troppo tardi per loro. Gli abitanti delle isole devono impedire in tutti i modi alle Ong di accogliere altri migranti. Dopodiché occorre evacuare tutti i migranti dalle isole greche abitate che sono nelle mire di una Turchia aggressiva, islamista e nazionalista, conducendoli in isole disabitate, dove saranno collocati e isolati fino alla loro partenza e all’espulsione definitiva dal territorio nazionale. L’Onu e le altre organizzazioni dovranno allora, secondo la loro vocazione umanitaria, finanziare i nostri isolotti disabitati trasformati in campi per migranti, anziché permettere loro di avvelenare la nostra vita quotidiana sulle isole abitate e nelle città continentali. Così smetteranno di rubare, di aggredire la popolazione greca o di vandalizzare le nostre chiese (nell’isola di Lesbo una chiesetta è stata vandalizzata da un gruppo di migranti al termine di una manifestazione di protesta, ndr). D’altra parte fra questi migranti alcuni sono detenuti di diritto comune che Erdogan ha liberato dalle prigioni del suo paese per mescolarli ai migranti veri e agli islamisti. In Grecia tutti conosciamo la verità della situazione. Le frottole hanno fatto il loro tempo».

«GLI ISLAMISTI DI ERDOGAN CI ATTACCANO»

Punta il dito accusatore contro le mire espansioniste della Turchia erdoganiana il docente di geopolitca della Scuola degli ufficiali delle forze armate di Atene, Konstantinos Grivas:

«È ingenuo in misura criminale credere che ciò che è in gioco sulla nostra frontiera oggi è solo il destino di alcune decine di migliaia di migranti irregolari che arrivano in Grecia per aggiungersi a quelli già esistenti. Questa è solo la punta visibile dell’iceberg. Nei fatti, la Grecia è attaccata dalla Turchia nel contesto di un’aggressione totale, che cerca di decostruire la nostra identità nazionale nel suo insieme. Se la Grecia non riesce ad impedire alle folle fanatizzate di attaccare le sue frontiere con l’aiuto dell’esercito e della polizia turchi, allora la sovranità nazionale greca nel suo insieme sarà messa in pericolo. Se questa affermazione sembra eccessiva agli occhi di alcuni, essi devono sapere che qualcosa del genere si è già verificato nel corso della storia moderna. In particolare quello che succede oggi lungo la frontiera greco-turca assomiglia sinistramente alla “Marcia Verde” messa in atto dal re Hassan II del Marocco nel 1975 per conquistare il Sahara ex spagnolo. (…) Sedicenti civili in gran numero hanno attraversato una frontiera e hanno occupato un intero paese, in un passato non molto lontano. Questa stessa tattica sembra essere adottata dalla Turchia di Erdogan oggi. Detto in altre parole, costui strumentalizza delle masse di sedicenti civili, inquadrati dalle forze dello Stato turco, al fine di neutralizzare la sovranità nazionale greca nella Tracia, con tutte le conseguenze che questo può avere in futuro. In altri termini dobbiamo comprendere che la Grecia sta subendo un attacco di grande portata. Non ci troviamo a doverci occupare di una pretesa crisi di profughi, né di un’ipotetica gestione dei flussi migratori, e ancor meno di tutto ciò che i soliti pappagalli credono ancora di dover ripetere attraverso i media: siamo attaccati dalla Turchia, e si tratta di un attacco asimmetrico e ibrido, ma proprio per questo totale. È chiarissimo e innegabile. E ci troviamo sulla nostra ultima linea di difesa. Se cadiamo nella trappola nella quale caddero gli spagnoli nel ’75, saremo colpiti nella nostra sovranità nazionale. Non c’è posto per le esitazioni, o per letture errate della realtà».

«È QUESTIONE DI VITA, DI LIBERTÀ O DI MORTE»

Grigoriou Panagiotis è un etnologo che in passato ha sostenuto l’alleanza di governo fra Syriza (sinistra radicale) e i nazional-conservatori di Anel. Scrive nel suo blog Greek Crisis:

«Il paese si risveglia e, per dirla tutta, nei fatti entra in guerra di fronte all’invasione intrapresa dalla Turchia islamo-totalitaria e i suoi complici mondialisti o geopolitici. (…) Sotto il velo di una propaganda che dura da 40 anni spunta la guerra. I mondialisti, gli immigrazionisti e altri propagatori del virus della decostruzione dei popoli, delle nazioni e delle culture soprattutto in Europa, sono completamente soddisfatti della loro colazione, hanno bevuto il latte che le vacche sacre della finanza nichilista alla Soros producono e distribuiscono allegramente. Il velo si strappa sotto il peso della realtà: le nostre società sono entrate in guerra, anche se le pseudo-élites hanno fatto di tutto per far chiudere gli occhi, le coscienze e la riflessione dei popoli. (…) L’immensa maggioranza dei cittadini comprende ormai che è questione di vita, di libertà o di morte. Il linguaggio cambia e si libera, e anche i giornalisti mainstream finiscono per ammettere che la Grecia sta subendo un attacco di grande portata attraverso dei migranti clandestini, tutti musulmani, e fra loro gli immancabili islamisti dell’Isis, che la Turchia stato pirata storico e isterico ha liberato dalle sue prigioni e da quelle della Siria per condurli davanti alla frontiera greca in vista dell’invasione. Non sono più le cosiddette teorie del complotto, attribuite all’estrema destra, a parlare, ma i fatti reali e dimostrati. Siamo nella storia che partorisce con l’aiuto di un forcipe e non nei fantasmi dei sinistrorsi che si sono associati al futuro immaginato dagli élitocrati e dagli altri padroni pazzi del mondo attuale. E presso i popoli, quando la parola si libera, gli atti seguono e seguiranno, anche se i governi del momento sono sballottati qua e là dai mondialisti proprio per abolire i popoli e le nazioni».

La Grecia è attualmente governata da un monocolore del partito di centrodestra Nuova Democrazia. Il principale partito di opposizione è Syriza, guidato dall’ex premier Alexis Tsipras, che ha dichiarato che le autorità hanno fatto bene a chiudere le frontiere con la Turchia. Invece l’ex ministro delle Finanze del primo governo Tsipras, Yanis Varoufakis, che capeggia un altro partito di sinistra di opposizione rappresentato in parlamento (Mera25), ha condannato sia la strumentalizzazione dei migranti da parte di Erdogan che le azioni del governo Mitsotakis che li ha respinti alle frontiere.

Foto Ansa