Grecia. Disperazione tra i migranti a Chio: «Siamo imprigionati su quest’isola»

Nei diversi campi profughi dell’isola greca la tensione è alta, le condizioni sanitarie inadeguate e anche la popolazione locale è stanca

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Formalmente il campo profughi di Souda non è riconosciuto e non dovrebbe esistere, ma ospita almeno 1.000 degli 8.500 migranti accampati sulle diverse isole greche (più di 2.000 a Chio su 51 mila abitanti in tutto). I vestiti vengono lavati in una fontana, i bambini giocano nello sterrato fangoso che divide le file di tende, le code per ricevere cibo e acqua sono disordinate.

DOPO L’ACCORDO. Come altri 2.300 profughi, arrivati sull’isola dopo l’accordo di marzo tra Bruxelles e Ankara, i migranti residenti a Souda non possono andarsene e saranno deportati in Turchia, mentre altrettanti siriani profughi in Turchia saranno trasferiti nell’Unione Europea. La maggior parte dei migranti però non sa ancora che fine farà, quando, se e dove verranno trasferiti.

DEPRESSIONE E DISPERAZIONE. «Molte persone soffrono di depressione a causa dello stress», spiega ad Al Jazeera Maria Lavida, portavoce in Grecia per l’organizzazione no profit Medici del mondo. «Aspettano da così tanto tempo. Questa situazione di stallo li rende ansiosi e disperati. Non sanno cosa sarà di loro in futuro». Tutti gli 8.500 migranti, sia quelli che saranno rimandati in Turchia sia gli altri, devono prima essere registrati singolarmente. Secondo molti avvocati, l’accordo Ue-Turchia non deve essere valido per coloro che hanno diritto all’asilo politico, dal momento che la Turchia non può essere considerata un paese sicuro.

«CONDIZIONI INADEGUATE». La registrazione dei migranti, dopo mesi di ingiustificato ritardo, doveva finalmente cominciare questa settimana. Ma la data è stata spostata ancora, dal momento che sull’isola di Chio mancano traduttori e personale sufficiente per registrare tutti i casi. Nel frattempo, la situazione umanitaria peggiora: «Il numero degli arrivi è diminuito [dalla firma dell’accordo], ma quello dei migranti sull’isola comunque cresce. I campi sono già pieni e in condizioni non adeguate, molti si ammalano soprattutto di problemi intestinali e influenza».

TENSIONE ALTA. La tensione è alta, a inizio mese decine di migranti hanno dato fuoco alle loro tende per protestare a Souda, rischiando di far propagare l’incendio a tutto il campo profughi. La popolazione locale è stufa e come dichiarato dal responsabile locale per l’emergenza profughi, «se ci sono stati ritardi [nella registrazione] è sia per difficoltà burocratiche, sia perché la gente ha bloccato la distribuzione di alcuni container con le attrezzature necessarie».

«MEGLIO IN SIRIA». Altri 300 migranti dormono in un campo profughi improvvisato (Dipethe) all’interno del teatro abbandonato. Si sono rifugiati qui dopo che nel campo di Vial è scoppiata una violenta rissa tra siriani, afghani e altri gruppi. Ammar al-Ashqar, 27 anni, vive sotto una tenda costruita con materiali di fortuna insieme a nove parenti. È arrivato con la famiglia due giorni dopo la firma dell’accordo tra Turchia e Ue.
Probabilmente sarà rispedito indietro, ma non sa ancora nulla: «Abbiamo fatto un pre-colloquio, ma siamo qui già da tre mesi e le autorità non ci hanno detto nulla. Solo alcune Ong ci portano da mangiare. Se fossimo rimasti in Siria, sotto le bombe e la violenza, sarebbe stato meglio che rimanere imprigionati qui su quest’isola».

Foto Ansa

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