Governo sotto sui conti dello Stato per un voto. Sinistra gongola – RS

Con la bocciatura del rendicono generale, non si può approvare l’assestamento di bilancio. Disfatta grave per Berlusconi che si arrabbia: ottenuto 290 voti su 291 richiesti. Bossi era in cortile a fumare al momento del voto, Tremonti, Scajola e alcuni Responsabili assenti. La sinistra urla: «Dimissioni». Fini soddisfatto: «Evidenti implicazioni politiche»

“Il governo, per un voto – 290 contro 290, la maggioranza richiesta era di 291 – va sotto sul rendiconto generale del 2010, premessa necessaria per approvare l’assestamento di bilancio. Bocciato l’articolo uno. Si tratta dei conti dello Stato, è il primo rovescio vero, politico e sostanziale, dell’esecutivo, simboleggiato dal volto scuro di un Silvio Berlusconi seduto nei banchi del governo, che esce senza neanche salutare Giulio Tremonti, giunto al suo posto fuori tempo massimo, anche se poi avrà modo di giustificarsi, in un faccia a faccia col premier. Non fa in tempo nemmeno il recalcitrante Claudio Scajola, reduce da un confronto col premier che evidentemente non ha ancora chiuso le ostilità interne. Tremonti, ministro proponente, finisce subito sotto accusa. Assenti o in ritardo anche alcuni dei Responsabili che subito fanno capannello con Scajola, fuori tempo massimo come Umberto Bossi, senza che stavolta nessuno se la possa prendere con la presidenza di turno di Rosy Bindi” (Avvenire, p. 7).

Bossi, che al momento del voto si trovava nel giardino di Montecitorio a fumare, ha solo fatto a tempo a sentire un boato da stadio e il coro «Dimissioni dimissioni». L’esito del voto, inatteso, fa festeggiare tutta la sinistra. “Lavori della Camera aggiornati a oggi, alla ricerca di lumi sul da farsi su un caso che non ha precedenti. In Transatlantico va avanti e dietro Fabrizio Cicchitto per ritrovare il bandolo della matassa. Come in un copione scritto da una mano sapiente circola in Transatlantico un presidente di lungo corso di Commissione Bilancio come Paolo Cirino Pomicino e se le consulenze che offre a deputati di ogni colore fossero a pagamento il suo conto avrebbe di che gioire. «Atto non rimediabile», azzarda Linda Lanzillotta. «Politicamente grave, ma rimediabile in Parlamento ripartendo con un nuovo atto da sottoporre prima alla Corte dei Conti», la corregge Pomicino, che sornione esclude precedenti del genere nella ‘sua’ gestione” (Avvenire, p. 7).

“E se sarà proprio Bossi, in serata, a provare a sgonfiare il caso, tocca a Gianfranco Fini, a caldo, intervenire. «Un caso con evidenti implicazioni politiche», dice il presidente della Camera costretto a riprendere in tutta fretta la presidenza dell’assemblea costringendo così il più autorevole degli ospiti del palazzo ad aspettarlo. Alla sala della Lupa, infatti, è già arrivato da qualche minuto Giorgio Napolitano per dare il via al convegno di presentazione del libro su Gaetano Martino (…). Anche nella maggioranza ci si rende conto che non basterà un semplice emendamento sull’articolo bocciato. L’atto dovrà essere riproposto, si tratta di stabilire come, e con quali tempi” (Avvenire, p. 7).