Gli sconfinamenti della Corte Costituzionale

La sorprendente uscita del presidente Coraggio a proposito dei nuovi diritti. La Consulta non può sostituirsi al Parlamento

corte costituzionale, il palazzo della Consulta
Il palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale

Caro direttore, ci mancava solo l’uscita del presidente della Corte Costituzionale per aumentare l’attuale confusione istituzionale e non solo. Infatti, il presidente Giancarlo Coraggio ha avuto il coraggio di dire, in sostanza, che se il Parlamento non provvederà ad approvare una legge per la tutela dei diritti del mondo Lgbt, ci penserà la Corte Costituzionale.

Parlando dei “diritti”, alcuni giornali e tv riferiscono queste parole pronunciate dal presidente Coraggio: «È compito proprio del legislatore farsene carico, ma in mancanza di un suo intervento, mancanza a volte giustificata dal tumultuoso evolversi della società, la Corte non può, a sua volta, rimanere inerte, specie quando ci sono in gioco i diritti di minoranze, la cui tutela è il naturale campo di azione, quali garanti di una democrazia veramente inclusiva». Frase altamente sorprendente, soprattutto se pronunciata da chi ha il compito di tutelare la Costituzione.

La quale Costituzione definisce i compiti (e la composizione) della Corte Costituzionale agli articoli 134-137, leggendo i quali si deduce che il compito fondamentale e istituzionale di tale Corte è quello di dichiarare, quando ne ricorrano i motivi, «l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge» (art. 136). L’articolo 134, poi, prevede anche alcune funzioni giudicanti in tema di controversie tra Stato e Regioni, di conflitti di attribuzioni tra queste stesse istituzioni e di accuse promosse contro il Presidente della Repubblica ed i ministri.

La Consulta non ha compiti legislativi

Una cosa è certa: è assolutamente escluso che la Corte Costituzionale possa avere compiti legislativi, che sono di esclusiva competenza del Parlamento. Ed allora, cosa significa dire che tale istituzione non rimarrà inerte nel caso che il Parlamento non approvi, ad esempio, la legge proposta dall’onorevole Zan e compagni? Significa che, in qualche modo, la Corte invaderà il campo del Parlamento? Vorrebbe dire che l’organo pensato per difendere la Costituzione finirebbe con l’essere il primo che la viola. Spero che il Parlamento riacquisti la perduta dignità, opponendosi decisamente a questa deriva che lo vede, in troppi casi, supino ai voleri di ogni tipo di magistratura.

Pare che il Presidente Coraggio abbia detto di non avere ancora letto il ddl Zan. Gli suggerirei di farlo, perché tale progetto è pieno di norme che violano la Costituzione, anche se so che egli potrà intervenire solo a posteriori, se interpellato secondo le attuali procedure.

Gli articoli incostituzionali

Ecco gli articoli della Costituzione che, a parere mio e di molti, vengono violati da Zan.

L’articolo 3, laddove il ddl prevede una specifica tutela ad una particolare “categoria” di cittadini, pur non essendocene la necessità, visto che già esistono norme penali e aggravanti che vengono applicate nei confronti di persone che commettono reati nei confronti di cittadini lgbt.

L’articolo 18, in quanto la genericità dei “reati d’odio” previsti dal ddl Zan mettono in pericolo la libertà di associazione ivi prevista.

Gli articoli 19 e 20, che prevedono la libertà religiosa, visto che testimoniare e proclamare la dottrina cattolica in tema di sesso e affettività può essere facilmente denunciata come omofoba dai settori più estremisti del mondo LGBT.

Specialmente l’articolo 21, che prevede la libertà di pensiero e della sua pubblica espressione, visto che il mondo Lgbt considera “omofoba” una frase quasi banale come quella che affermasse che una famiglia è composta da una donna, un uomo e dei figli. Non si potrà più dire nulla di diverso da ciò che pensa la cultura “gender”.

L’articolo 33, che proclama che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Il ddl Zan viola tale articolo sotto due profili. Sia quando, di fatto, rende obbligatorio l’insegnamento nelle scuole delle idee legate al mondo gender (e questo varrebbe anche per le scuole paritarie) sia perché taglia la possibilità di ogni libera ricerca scientifica, visto che l’articolo 1 del ddl definisce per legge che cosa siano il sesso, il genere, l’orientamento sessuale e perfino l’identità di genere. L’imposizione di una specifica ideologia (come accade in ogni dittatura) toglierà ogni libera creatività alla ricerca scientifica e anche all’arte ed allo spettacolo.

Una legge truffa

Se il ddl Zan dovesse diventare legge, la Corte Costituzionale avrà molto da lavorare, perché saranno molti i ricorsi che ad essa arriveranno a causa della persecuzione che verrà messa in atto contro il mondo eterosessuale, ma anche contro il mondo femminista e certo mondo omosessuale. Arriverà allora il momento in cui qualcuno riterrà necessario proporre una legge contro l’eterofobia. Ma sarà troppo tardi. A meno che il popolo non cominci a capire che il ddl Zan è, in realtà, una legge truffa, che finge di dire una cosa, ma che, in realtà, ne vuole un’altra: eliminare il libero pensiero. Speriamo che il popolo torni ad avere il coraggio di dire al presidente Coraggio che Zan e compagni stanno preparando una legge liberticida.

Peppino Zola

Foto Ansa