In ventidue anni l’Italia ha pagato 600 milioni di euro per ingiuste detenzioni ed errori giudiziari

I dati del ministero dell’Economia raccontano il disastro della nostra giustizia. Ma dal 1988 al 2011, solo quattro magistrati sono stati civilmente riconosciuti responsabili

Circa cinquanta mila persone sono state vittime di errori giudiziari, solo dal 1988 ad oggi: e lo Stato ha versato come risarcimento in questi 22 anni quasi 600 milioni di euro. Le cifre stanno lì, ben chiare e visibili a tutti, in un documento dell’Ufficio IX del ministero dell’Economia e delle Finanze che per primo ha consultato, e divulgato, il sito errorigiudiziari.com.

L’INGIUSTA DETENZIONE. La riparazione per ingiusta detenzione è stata istituita in Italia con il codice di procedura penale Vassalli nel 1988, insieme a quella per errore giudiziario. Nel primo caso, la riparazione è prevista per chi ha subìto custodia cautelare ma poi si vede assolto con sentenza irrevocabile, nel secondo per chi è stato condannato alla pena detentiva con sentenza definitiva e poi si vede assolto dopo un processo di revisione.
Secondo i dati del ministero dell’Economia per questi motivi, dal 1991 quando si sono verificati i primi cinque risarcimenti, lo Stato ha versato per l’esattezza la bellezza di 575 milioni 698 mila euro, di cui 30 milioni per gli errori giudiziari (545 milioni 460 mila solo per le ingiuste detenzioni: oggi in Italia il 40 per cento dei detenuti è in custodia cautelare). In media, ogni anno, lo Stato versa circa 30 milioni di euro per indennizzi e in particolare nel 2004 è arrivato al picco di 56 milioni, nel 2002 di 49 milioni, nel 2001 ha superato i 47 milioni di euro.

GLI ERRORI GIUDIZIARI. Per gli errori giudiziari invece il picco si è avuto nel 2012, con ben 7 milioni di euro. Tempi.it ha ulteriormente spulciato il web, e scoperto che nel 2013 al momento è presentato un conto, nelle voci del Bilancio, con la richiesta di 16 milioni 782 euro per entrambe le voci (sono cumulate sia le ingiuste detenzioni che gli errori), mentre ulteriori 35 milioni di euro sono da corrispondere per la violazione del termine ragionevole del processo e per il mancato rispetto della convenzione europea dei diritti dell’uomo.
E proprio quest’anno l’Italia ha ricevuto una sentenza definitiva di condanna dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per le condizioni delle carceri, fuori dalle leggi, e per il sovraffollamento «sistemico e strutturale», che impone al nostro Paese di trovare una soluzione entro tre anni, anche con un maggiore ricorso alle misure alternative e ad una riduzione della custodia cautelare.

MAXI RISARCIMENTO E IMPUNITA’. Prima di diventare ministro della Giustizia, l’allora avvocato penalista Paola Severino, nel 2010 raccontava che «ci sono statistiche ufficiali secondo cui tra il 2003 e il 2007 ci sono stati 20mila errori giudiziari». Un numero impressionante, considerato il breve lasso di tempo di soli 4 anni. Tra i casi di maxirisarcimento sicuramente il più celebre è rimasto quello di Daniele Barillà, imprenditore che nel 1992 venne arrestato, poi condannato, perché scambiato per un trafficante di droga, salvo poi essere definitivamente assolto da un processo di revisione e risarcito con una cifra record, di 4,6 milioni di euro.
Ha richiesto – giustamente – un risarcimento ancora più elevato nel gennaio 2013 Giuseppe Gulotta, l’uomo che ha trascorso 22 anni in carcere prima di essere definitivamente dichiarato innocente con formula piena (qui l’intervista concessa a tempi.it). Oggi Gulotta chiede 69 milioni di euro, ma ancora non si sa se la sua causa verrà accolta.
Errorigiudiziari calcola che tra uno e due terzi delle domande inoltrate per i risarcimenti (non esistono statistiche ufficiali e i dati sono variabili in base alle fonti) vengono accolte. Di fronte a questi numeri che mostra allo specchio lo stato mostruoso della giustizia italiana, fa riflettere un altro significativo dato. Nel 1988 venne introdotto anche l’istituto della responsabilità civile dei magistrati per errori giudiziari. Dal 1988 fino al 2011 solo 400 cause hanno superato il filtro preliminare, ma poi il 63 per cento sono state dichiarate inammissibili. Di queste sono giunte a sentenza 18, e con condanna del magistrato solo 4.