Giustizia, la responsabilità civile dei magistrati «sarà legge mercoledì». Ma da Renzi non dovete aspettarvi molto altro

Il timore del renziano Claudio Cerasa è che il premier in fondo abbia già rinunciato ad affrontare uno dei problemi più importanti del nostro paese

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renzi-shutterstock_251936098Le nuove regole sulla responsabilità civile dei magistrati saranno alla Camera per l’approvazione definitiva a partire da martedì 24 febbraio, e secondo Repubblica «diventeranno legge mercoledì». Che nemmeno quest’unico intervento del governo Renzi sulla giustizia rappresenti la promessa “svolta buona” lo confermano le rassicurazioni fornite in passato ai magistrati dallo stesso esecutivo (vedi questo articolo) e il fatto che lo stesso “sindacato” delle toghe (l’Anm) abbia deciso di non scioperare contro le misure previste, seppure definendole «inutilmente punitive».
In realtà il testo messo a punto dal ministro Andrea Orlando si limita ad abolire il filtro di legittimità previsto dalla vecchia legge Vassalli (ed esercitato dalla stessa magistratura) sui ricorsi contro i giudici, a definire possibile «colpa grave» anche il «travisamento del fatto e delle prove» e a decretare per lo Stato l’obbligo di rivalersi sullo stipendio del magistrato (fino alla metà dello stesso) in caso di sentenza risarcitoria.

LA RESA. E se queste modifiche – per quanto assai morbide rispetto al famigerato “emendamento Pini” che rischiò di passare in parlamento pochi mesi fa – possono sembrare comunque una buona notizia anche agli occhi dei garantisti, ci pensa un renziano doc come Claudio Cerasa a strozzare ogni entusiasmo riformista. Nell’editoriale di oggi il nuovo direttore del Foglio scrive senza giri di parole che, fatto salvo appunto un timido applauso per la riformulazione della responsabilità civile dei magistrati e per il taglio delle ferie, quella di Renzi sulla giustizia deve essere ritenuta una “non riforma”. «Giorno dopo giorno, annuncio dopo annuncio, indiscrezione dopo indiscrezione, colloquio dopo colloquio – osserva Cerasa – appare piuttosto evidente che la riforma che ha in mente Matteo Renzi non affronterà il cuore dei problemi della giustizia italiana».

L’AGENDA SMARRITA. I problemi che il premier dovrebbe aggredire sono quelli che ormai vedono tutti (ma proprio tutti) e che lo stesso Renzi ha ricordato più volte, anche esplicitamente. Elenca Cerasa: «La prevalenza del processo mediatico sul processo ordinario; il potere di un giudice di giocare con la giustizia in modo non oggettivo ma discrezionale; la politicizzazione estrema, assoluta, innegabile di una parte forse non maggioritaria ma comunque importante della magistratura; (…) l’uso strumentale di un sistema spesso ingiustificato e di cui si abusa allegramente come la custodia cautelare, che alcuni magistrati e alcuni giudici spesso trasformano in uno strumento di ricatto nei confronti degli indagati; la tendenza a dare in pasto all’opinione pubblica delle risposte penali a problemi che spesso con il penale non c’entrano nulla».
Renzi, scrive il direttore del Foglio, «dice da anni con convinzione di voler rivoluzionare la giustizia italiana», annuncia che un bel giorno non potranno più ripetersi casi come quello di Silvio Scaglia, ed è perfettamente conscio del fatto che «il potere giudiziario non deve essere messo nelle condizioni di dare la linea alla politica» e di «trasformare un processo in un surrogato di una battaglia parlamentare».

MA QUALE ROTTAMAZIONE. Questo, tuttavia, solo a parole. «Nei fatti, purtroppo, all’orizzonte si intravede una riforma che non riflette questa pulsione». Nessuna “svolta buona” riguardo all’abuso dilagante delle intercettazioni e alla strumentalizzatissima obbligatorietà dell’azione penale, zero separazione delle carriere, inerzia totale sulle correnti della magistratura. Sulla giustizia, insomma, anche un renziano come Cerasa teme che «la distanza tra enunciazione e rottamazione sarà molto forte, perché a parole Renzi i magistrati li fa stare sempre al loro posto (e in Italia sono tanti i magistrati che dopo aver passato una vita a inseguire Berlusconi non vedono l’ora di poterlo fare con gli amici di Renzi) ma con le riforme poi non osa più di tanto». Peccato, si rammarica Cerasa, perché il leader del Pd sembra (sembrava?) proprio «la persona giusta».

Foto Renzi da Shutterstock

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