Giovanni Paolo II, Lino Zani e la montagna. Presto un film sulla loro amicizia ad alta quota

Sarà pronta ad ottobre una fiction Rai che racconta le “fughe” sull’Adamello di papa Wojtyla e Lino Zani, guida alpina e gestore del rifugio alla Lobbia Alta.

A Giovanni Paolo II sciatore sull’Adamello è dedicato un film in produzione questi giorni, prodotto da De Angelis Media per la Rai e costruito sul libro “Era santo, era uomo”, scritto da Lino Zani, la sua guida in quelle discese lungo le bianche pendici alpine.

IL CAST. La fiction sarà pronta ad ottobre, dopo che la scorsa settimana sono cominciate le riprese sul ghiaccio della Presena: gli elicotteri salgono e scendono dalla valle trasportando regia, telecamere, microfoni e attori. A interpretare il Papa sarà l’attore russo Aleksei Guskov, mentre il resto del cast vanta nomi italiani noti: Giorgio Pasotti è Lino Zani, la sua findazata Claudia Pandolfi, Fabio Fulco il fratello Franco, Katia Riciarelli la madre, Carla. La regia è di Andrea Porporati, e la pellicola sarà prodotta anche in inglese.
Intento del film sarà ricostruire quei due viaggi “segreti” che Giovanni Paolo II si concesse nell’84 e nell’88: due volte venne su queste cime, ospite della famiglia Zani presso il loro rifugio alla Lobbia Alta. Da lì nacque un rapporto di amicizia unico con Lino: il Papa sciava e lui lo recuperava a fondo valle in motoslitta, condividevano l’amore per la montagna e la passione per lo sport. Il gusto di papa Wojtyla per quelle cime è famoso: nessuno però come Zani lo conosce così a fondo.

LE CROCI. Anche quando poi Giovanni Paolo II non poté più tornare su quelle cime, l’amicizia tra i due rimase. Perché spesso Zani scendeva a Roma, e spesso andava ad incontrare Wojtyla: il Papa gli affidò due croci da portare sulle vette dell’Everest e del Cho Oyu, oltre ad aver benedetto lui stesso quella in granito che svetta sulla Cresta Croce, in cima all’Adamello. Lassù, sopra al rifugio, c’è ancora l’“ippopotamo”, il cannone trascinato dagli Alpini durante la prima guerra Mondiale: la montagna porta ancora i segni di quei fuochi. I morti sono stati tantissimi: quando saliva a sciare, spesso il Papa si fermava a pregare anche per loro.