I tanti civili massacrati, le complicità internazionali, le chiacchiere europee. Perché la situazione del paese africano è ignorata da tutti? Rassegna ragionata dal web
Alcuni membri delle milizie arabe di Hemedti, le Forze di supporto rapido (Rsf), prima di entrare a El-Fasher (Ansa)
Su Atlantico quotidiano Anna Bono scrive:
«Il fattore etnico e l’intento genocida sono chiari. Il Sudan è in guerra dall’aprile del 2023, da quando due generali, Abdel Fattah al-Burhan e Mohamed Hamdan Dagalo, autori di un colpo di stato nel 2021 e fino ad allora alleati, si contendono il controllo del Paese. A causa dei combattimenti che interessano gran parte del territorio nazionale, su 50 milioni di abitanti 14 milioni sono profughi, per lo più sfollati, e 26 milioni hanno bisogno di assistenza perché privi di risorse. Ma la regione più colpita, quella in cui la popolazione paga il prezzo più alto, è il Darfur, una delle nove provincie in cui il Sudan è diviso. Lì la guerra tra i due generali è resa più aspra da fattori tribali, gli stessi che furono all’origine della guerra iniziata nel 2003 e conclusasi nel 2020, con un bilancio di oltre 300 mila civili uccisi e tre milioni di profughi. Allora, come adesso, il conflitto era tra tribù di origine africana e tribù di origine araba...
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