Ecco perché Garanzia giovani finora non ha funzionato

La disoccupazione non si combatte a colpi di incentivi, ma facendo incontrare domanda e offerta di lavoro. A cominciare dalla scuola

Garanzia giovani funziona col contagocce. A fronte di 1,5 miliardi di euro stanziati per avviare il portale con cui mettere in contatto i giovani disoccupati e le aziende, sono solo 188 i milioni di euro di cui potranno effettivamente godere queste ultime per assumere under 30 senza un impiego. Un ammontare complessivo da spartire regione per regione. Con l’aggiunta che accedere alle risorse significa per l’impresa rinunciare automaticamente ad ogni altro tipo di sostegno all’occupazione, essendo esplicito il divieto di cumulabilità per l’iniziativa europea con altre politiche attive per il lavoro.

ASPETTA E SPERA. A denunciare la scarsa appetibilità del piano per il mondo delle imprese è il centro studi Adapt, secondo cui non mancano le difficoltà per chi intende presentare domanda: «Il nodo – fanno sapere – è ancora una volta il sistema di intermediazione costituito dai centri per l’impiego e dalle agenzie per il lavoro che hanno il compito di prendere in carica il giovane che si è registrato sul portale nazionale o su uno dei portali regionali». Un sistema non troppo efficiente nel mettere in contatto domanda e offerta, tanto che il ministero del Lavoro ha appena reso noto che degli oltre 220 mila iscritti solo 70 mila sono stati chiamati per un colloquio e tra questi solo 50 mila sono stati «profilizzati». Ancora troppo pochi dopo i roboanti spot con Fiorello voluti dal ministro Fornero e dal governo Monti.
Essere «profilizzati», procedura indispensabile per poter godere dei finanziamenti, significa che il giovane che si iscrive al portale deve essere catalogato come a «molto alta», «alta», «media» o «bassa» difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro. Da ciò e dal tipo di contratto con cui viene assunto dall’azienda, dipenderà il valore del finanziamento erogato, secondo le combinazioni predisposte dalla tabella qui sotto:

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SCORDATEVI L’APPRENDISTATO. Colpisce che tra i contratti non incentivati vi sia quello di apprendistato, che pure in tutta Europa è un canale privilegiato per l’assunzione dei giovani, come dimostrano i successi di Germania, Inghilterra e Scozia. Il motivo di una simile scelta da parte del ministero, spiega Umberto Buratti di Adapt, è che «l’apprendistato, così come i tirocini, è oggetto di un apposito canale di finanziamento pari a 2 o 3 mila euro per l’apprendistato di primo livello e fino a 6 mila euro per l’apprendistato di terzo livello». Peccato però, che «per simili incentivi manchi, allo stato attuale, una disciplina ad hoc che, invece, risulta essere particolarmente necessaria essendo tale contratto menzionato esplicitamente dalla Raccomandazione europea di lancio della Garanzia giovani. Sul punto dunque sarebbe doveroso un intervento in tempi rapidi in modo da rispettare quanto richiesto dall’Europa. Sarebbe, poi, opportuno che la futura disciplina sugli incentivi all’assunzione di apprendisti consentisse la cumulabilità con altre forme di incentivo. In caso contrario – conclude Buratti – si agirebbe ancora una volta in modo scoordinato e disomogeneo».

E SE FACESSIMO COME IN LOMBARDIA? Ulteriore limite nel ricorso a Garanzia giovani, fa notare Adapt, è rappresentato dal fatto che «il massimo ottenibile attraverso i fondi è 6 mila euro, mentre l’incentivo del Pacchetto Letta-Giovanni» per la trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, «arriva fino a 11.700 euro». Senza contare, però, che «il massimale offerto da Garanzia giovani è difficilmente raggiungibile». Motivo per cui prevarranno i profili medi o alti con massimo 4.500 euro di finanziamento.
Insomma, quello che manca in Italia non sono tanto le risorse da stanziare, ma, ancora una volta, quella «visione di sistema e complessiva» delle politiche attive a sostegno del lavoro e dell’occupabilità, soprattutto dei più giovani, che consentirebbe al nostro mercato del lavoro di essere più appetibile per tutti. Ciò consentirebbe, infatti, alla domanda, che nonostante la crisi c’è, di incontrare l’offerta. Come dimostra, nel suo ambito, il successo della Dote Unica Lavoro in Lombardia, il modello di mercato del lavoro non a caso più vicino a quello, efficace ed efficiente, tedesco. Ci sarebbe poi anche da ripensare nel complesso l’istruzione, soprattutto quella professionale e universitaria, se possibile scommettendo sull’alternanza scuola-lavoro, fin dalle medie, e l’apprendistato.