Lo sconvolgente mercato nero dell’utero in affitto in Francia

Trovare una madre surrogata su internet in Francia è facilissimo e i prezzi sono modici: da 20 a 40 mila euro. «Bastano due clic e un incontro di mezz’ora per comprare un bambino»

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«Bastano due clic e un incontro di mezz’ora per comprare illegalmente un bambino in Francia». È la constatazione stupita del giornalista del programma Envoyé Special di France 2, che nella puntata andata in onda il 31 gennaio ha realizzato un vasto reportage sul «mercato nero dell’utero in affitto». Non negli Stati Uniti o in India o in Ucraina, ma in Francia.

Partendo dalla banale ricerca su Google «trova madri surrogate» il giornalista è incappato in decine di siti e chat dove aspiranti genitori e madri surrogate si scambiano alla luce del sole domanda e offerta. Di che cosa? Bambini ovviamente.

«FACILE COME CERCARE UN’AUTO»

Marie, diventata sterile dopo aver concepito il suo primo figlio, e desiderandone un secondo insieme al marito, non ha impiegato molto tempo per trovare una donna disposta a farsi inseminare artificialmente per dare alla luce il «loro» figlio. «È facile come cercare un’automobile da acquistare», afferma. Il giornalista le chiede se non sia inquietante, visto che si parla di bambini e non di macchine. «Quando sei disposto a tutto pur di avere un bambino, si fa e basta», la risposta.

Marie alla fine non è andata fino in fondo perché la madre surrogata ha avuto all’ultimo momento «un problema alla schiena» che richiedeva cure «incompatibili con la gravidanza. Dopo di lei, non ho trovato la giusta affinità con nessun’altra donna».

«VOGLIAMO SOLO 20 MILA EURO»

Trovare donne disposte però è facilissimo. Il giornalista si finge partner di una coppia gay e incontra nel fast-food di un centro commerciale Caroline, madre di famiglia aspirante surrogata. Filmata con telecamera nascosta, afferma: «Io voglio donare una famiglia a chi non può averla. Perché noi possiamo e voi no? Non è giusto. So che è illegale: ma chi verrebbe mai a saperlo? Io poi adoro essere incinta». Il servizio ovviamente non è gratis ed è il compagno della donna, presente all’incontro, a fare il prezzo: «Vorremmo solo 20 mila euro. I soldi ci servono per sposarci. La contropartita economica è essenziale, ovviamente. Non troverai nessuno disposto a farlo senza adeguato compenso». Dopo un colloquio di mezz’ora l’accordo è già trovato.

C’è chi cerca di comprare un figlio su internet pubblicando direttamente le informazioni dettagliate sul prezzo che è disposto a pagare: «Cerco madre surrogata. Offro 200 euro per l’inseminazione, acconto di 1.200 al quarto mese di gravidanza, saldo di 18.600 euro dopo il parto». Anche le madri surrogate si offrono esplicitamente: «Madre di famiglia da sei anni, ho tre figli e non ne voglio altri, mio marito ha un contratto a tempo indeterminato. La tariffa è di 40 mila euro». Se si pensa che per comprare un bambino con l’utero in affitto negli Stati Uniti servono anche 150 mila euro, è un affare.

«FACCIO QUELLO CHE VOGLIO CON IL MIO CORPO»

Stephanie, che ha già concepito due bambini per altrettante coppie omosessuali, guadagnando in tutto 45 mila euro, fa professione di femminismo: «Una donna può fare quello che vuole con il suo corpo», afferma, parlando davanti alla telecamera a volto coperto, senza considerare che il bambino concepito non è un oggetto, ma un individuo con una sua propria dignità. «Io voglio donare bambini a chi non può averli». «Non lo faccio per soldi», assicura, «quelli mi servono solo a coprire le spese».

Stephanie riconosce tutti i bambini che mette al mondo, poi trasferisce attraverso contratto al partner del padre biologico la potestà genitoriale, «così non devono chiedere il mio permesso per iscriverlo a scuola o portarlo dal medico». Per Stephanie non c’è niente di male in quello che fa, ma quando è incinta «per altri» a suo figlio racconta che il pancione è dovuto a una malattia e ai colleghi spiega che il bambino è morto al momento del parto. La recita è perfetta, fino a quando davanti alla telecamera non si trattiene: «È dura consegnare il bambino alla coppia appena uscita dall’ospedale. Pensare che non lo vedrò crescere, che non starò con lui tutti i giorni…». Stephanie scoppia a piangere: «Scusa. Questa scena la puoi tagliare? È complicato, però non mi sono mai pentita. Se diventerà legale, lo rifarò un’ultima volta».

«L’IDEA DI COMPRARE MIO FIGLIO MI TERRORIZZAVA»

Una coppia gay, che ha ottenuto una bambina con l’utero in affitto per poche decine di migliaia di euro, spiega di aver passato momenti difficili: «Volevamo adottare all’inizio, ma non è facile. L’idea di comprare mio figlio mi terrorizzava. Poi mi sono detto: “Non farti problemi”. Volevamo anche farlo negli Stati Uniti, dove è legale, ma costava troppo. Alla fine abbiamo trovato una brava ragazza. Se vorrà nostra figlia, Sarah, potrà incontrarla da grande».

Il giornalista di France 2 incontra anche una donna di 43 anni, Sandrine, che è disposta a diventare madre surrogata per soli 7 mila euro. Per assicurarsi di essere contattata solo da persone davvero interessate, chiede 750 euro prima di discutere i dettagli: «Ho la mia età, ho bisogni di soldi: adesso o mai più. Mi prendo dei rischi ma ne ho bisogno».

I BAMBINI SENZA VOCE

France 2 intervista anche i protagonisti di un caso famoso in Francia: Esther, madre di quattro figli, si è fatta pagare 9 mila euro per concepire un figlio per una coppia gay. Dopo il parto, li ha ingannati facendo credere che il bambino fosse morto, per poi rivenderlo a un’altra coppia. Esther aveva già venduto in questo modo altri due bambini per 56 mila euro. Il caso, che risale al 2013, è arrivato in Cassazione: la coppia gay, che le ha fatto causa, ha ricevuto una condanna di appena duemila euro (pena sospesa) per provocazione di abbandono di minore, che è il reato contestato Oltralpe a chi ricorre illegalmente all’utero in affitto. Pena lieve anche per la donna: un anno di carcere con la condizionale.

Il lungo servizio televisivo si rivela alla fine uno spot per la legalizzazione della maternità surrogata, che in Francia viene chiamata Gpa (gestazione per altri). L’ultima persona a parlare è Thierry Harvey, ginecologo che vuole «inquadrare la pratica dal punto di vista legislativo così da controllarla ed evitare abusi». Quali abusi? Quelli dei committenti, che potrebbero non pagare, quelli delle madri surrogate, che potrebbero tenersi i figli o rivenderli, come ha fatto Esther. E gli abusi nei confronti dei bambini e dei loro diritti? Non vengono presi in considerazione né dai committenti, né dalle donne, né dal giornalista, né dai medici. Mai come oggi i bambini sono davvero ciò che l’etimologia del nome francese denota: Enfant, senza voce.

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