Francia. La lotta al terrorismo islamico è la Waterloo di Napoleone-Hollande

È stato lo stesso presidente della Repubblica a recitare il de profundis sulla sua presidenza, parlando mercoledì in televisione dallo sfarzoso salone Napoleone III

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François Hollande ha ancora un anno di mandato ma tutti i francesi attendono solo che il presidente della République si trascini stancamente fino al 2017, per poi abbandonare finalmente l’Eliseo. È stato lui stesso a recitare il de profundis sulla sua presidenza, parlando mercoledì in televisione dallo sfarzoso salone Napoleone III: «Assemblea e Senato non sono riusciti a trovare un accordo sulla privazione della nazionalità» per coloro che vengono condannati per crimini legati al terrorismo. Devo dunque «chiudere il dibattito costituzionale».

ANTITERRORISMO. Il tono è funebre, la faccia cinerea e non potrebbe essere altrimenti. Dopo quattro mesi di discussioni e litigi inutili tra destra e sinistra, sinistra e sinistra, Assemblea e Senato, Hollande ha rinunciato alla misura principale per contrastare il terrorismo, annunciata in pompa magna nel novembre scorso pochi giorni dopo i terribili attentati jihadisti di Parigi. Noi, aveva detto il presidente con solennità a Versailles, «dobbiamo poter privare della nazionalità francese un individuo condannato per aver attentato agli interessi fondamentali della nazione o aver commesso un atto di terrorismo, anche se è nato francese, quando benefici di un’altra nazionalità».

LA DISFATTA. Dopo aver vestito i panni audaci di un Napoleone, stupendo in positivo tutto il paese, il capo dello Stato è tornato se stesso mentre il suo stesso partito socialista, in gran parte contrario alla misura, trasformava l’intemerata in una Waterloo. Il premier Manuel Valls si è «scusato» con tutti i francesi, perché rinunciando alla revisione della Costituzione non ha perso solo Hollande, dimostrando di non avere né polso né consenso all’interno del suo stesso partito (vedi le dimissioni dell’ex ministro della Giustizia Christiane Taubira), ma tutta la Francia, che sperava in una risposta forte contro il terrorismo da parte delle istituzioni.

SONDAGGI IMPIETOSI. E invece niente. Esauritasi l’ondata emotiva, la lotta contro il terrorismo islamico è già stata abbandonata. Solo pochi giorni fa, all’indomani degli attentati di Bruxelles, Valls aveva tuonato: «Siamo in guerra». Se è davvero così, Parigi ha già perso il conflitto e l’inquilino dell’Eliseo la faccia. A 13 mesi dalle elezioni presidenziali, infatti, gli ultimi sondaggi danno Hollande perdente contro tutti i candidati di destra già al primo turno: di fronte ad Alain Juppé raggiungerebbe appena il 14 per cento dei voti contro il 31 del suo sfidante, contro Nicolas Sarkozy prenderebbe appena il 16 per cento delle preferenze contro il 27 di Sarkò.

CONSIGLIO DI STATO. Se la Francia si trova con le armi spuntate davanti all’estremismo islamico non è solo colpa di Hollande. Mercoledì il Consiglio di Stato ha sospeso per un vizio procedurale la dissoluzione dell’Associazione dei musulmani di Lagny-sur-Marne, che gestiva l’omonima moschea fondamentalista «incitando all’odio e al jihad». La decisione, come ricorda ricorda Le Monde, era stata presa a dicembre durante lo stato di emergenza, dopo che una perquisizione aveva portato alla luce centinaia di armi illegali e l’esistenza di «predicatori di odio, pseudo-imam autoproclamati e pseudo-associazioni culturali che incitano all’odio».

RECLUTAVANO PER IL JIHAD. Fra queste ultime, appunto, c’era l’Associazione dei musulmani di  Lagny-sur-Marne, che radicalizzava e reclutava i fedeli islamici per poi mandarli a combattere con l’Isis in Iraq e in Siria. I giudici però, per un vizio di forma nella denuncia dell’Associazione (la loro contestazione della dissoluzione è andata perduta e non si trova più negli archivi), hanno bloccato tutto, aggiungendo che il caso verrà ridiscusso in una nuova udienza «prima dell’estate».

Foto Ansa/Ap


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