Francia. Il terrorista islamico fuma cannabis: non è colpevole di omicidio

Per il procuratore generale Traoré non può essere processato per l’omicidio di Sarah Halimi perché aveva fumato marijuana. La Corte d’Appello conferma. Dopo averla gettata dal terzo piano del suo appartamento gridò: «Allahu Akbar! Ho ucciso Satana»

sarah halimi

Aggiornamento 19/12: La Corte d’Appello di Parigi ha sentenziato che Kobili Traoré non è penalmente responsabile e non può dunque essere processato per omicidio.

È sufficiente fumare cannabis per compiere un omicidio a sfondo antisemita e non essere giudicati colpevoli? In Francia, secondo il procuratore generale, sì. Il surreale procedimento contro l’assassino di Sarah Halimi si è arricchito il 27 novembre di un nuovo triste capitolo e solo il 19 dicembre se ne conoscerà l’epilogo.

«ALLAHU AKBAR! HO UCCISO SATANA»

Il caso è ormai noto alle cronache: il 4 aprile 2017 il giovane Kobili Traoré faceva irruzione nell’appartamento parigino di Sarah Halimi, donna ebrea di 65 anni, la malmenava e dopo la recitazione di versetti del Corano la gettava giù dalla finestra al terzo piano gridando: «Allahu Akbar! Ho ucciso Satana».

A luglio il giudice istruttore, contro l’opinione della Procura di Parigi e della parte civile, cioè i figli della donna, ha dichiarato che ci sono «ragioni plausibili» per non ritenere Traoré penalmente responsabile dal momento che prima dell’omicidio aveva fumato cannabis. Il magistrato ha quindi rinviato il caso alla camera istruttoria, demandando alla Corte d’appello la decisione sul rinvio a giudizio dell’assassino. Tre perizie mediche, infatti, non hanno dato un riscontro unanime e non sono state in grado di determinare se Traoré fosse semplicemente alterato o se piuttosto non fosse in grado di intendere e volere a causa della droga assunta.

«TRAORÉ VOLEVA UCCIDERE UN’EBREA»

Il 27 novembre c’è stata una svolta nella storia processuale, come riportato dal Figaro: se Procura di Parigi e parte civile hanno reiterato la richiesta di rinvio a giudizio, il procuratore generale ha ammesso l’esistenza di elementi sufficienti per accusare Traoré di omicidio con l’aggravante dell’antisemitismo, ma ha suggerito che venisse riconosciuto non responsabile penalmente a causa della cannabis assunta. La Corte d’appello prenderà una decisione definitiva il 19 dicembre.

Durante l’udienza, Traoré ha riconosciuto «ciò che ho compiuto, che è orribile» e si è detto «pentito delle mie azioni», presentando le sue «scuse alle parti civili». Francis Szpiner, uno dei legali dei familiari di Halimi, ha reagito così alla richiesta del procuratore generale di non processare l’assassino: «Sta dicendo che una persona, dopo aver compiuto un crimine, può essere rilasciato solo perché dice che non era a conoscenza degli effetti della droga o di altre sostanze? Applicherà questo metro di giudizio anche agli automobilisti ubriachi che uccidono i bambini per strada? Traoré voleva uccidere una donna ebrea. In Francia l’antisemitismo uccide e non ci si può permettere di non dare una risposta giudiziaria forte a simili atti. Bisogna assolutamente che venga istruito un processo».

«QUANTO DURERÀ QUESTA CECITÀ IDEOLOGICA?»

La violenza contro gli ebrei in Francia è in costante aumento. Nel 2018 gli attacchi sono cresciuti del 69 per cento rispetto al 2017, secondo un rapporto diffuso dal primo ministro francese Édouard Philippe. Hakim El Karoui, che lavora all’Institut Montaigne ed è stato consigliere del governo sull’antisemitismo, si è detto «preoccupato della fuga degli ebrei da dipartimenti come Seine-Saint-Denis. La situazione si sta deteriorando. La comunità musulmana dovrebbe gridare forte che l’antisemitismo è inaccettabile, ma c’è invece molta omertà».

Dopo che il terrorismo islamico, a ottobre, è tornato a colpire in Francia, quando Mickael Harpon uccise quattro colleghi della prefettura della polizia di Parigi, Emmanuel Macron chiamò la nazione alle armi contro «l’idra islamista». Ma come pensa la Francia di sconfiggere l’estremismo islamico se non lo denuncia quando si presenta (Harpon da tempo si rifiutava di salutare le donne e stringere la mano alle colleghe) e nemmeno processa gli estremisti islamici quando compiono efferati omicidi antisemiti? La scusa della cannabis, oltre che ridicola e preoccupante in sé, rappresenta la capitolazione della giustizia francese e conferma i timori di Alexis Brézet, direttore del Figaro, che dopo l’ultimo attentato scrisse: «Il rifiuto di riconoscere la realtà dell’islamismo uccide. Quanto durerà questo accecamento ideologico? Non vinceremo la guerra che l’islam radicale ci ha dichiarato continuando a camminare con gli occhi chiusi».