Attentato di Parigi. «Negare l’estremismo islamico ci mette in pericolo»

L’attentatore della prefettura di Parigi era evidentemente un terrorista islamico. La denuncia del Figaro: «Quanto durerà questo accecamento ideologico? Il dénislamisme uccide»

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«Se non ci siamo accorti di niente di ciò che si tramava alla prefettura di Parigi è perché non abbiamo voluto accorgerci di niente. Il dénislamisme uccide». Alexis Brézet, direttore del Figaro, prende di petto in un editoriale il vero problema che si cela dietro all’attentato di giovedì in Francia: la negazione della presenza dell’islamismo. Il 3 ottobre il terrorista Mickael Harpon ha ucciso quattro agenti all’interno della prefettura di Parigi con un coltello, prima di essere ucciso da un collega.

HARPON ERA UN ESTREMISTA ISLAMICO

Nei giorni successivi all’attentato media e autorità hanno dato vita al solito canovaccio: Harpon è stato definito professionista «modello», che non aveva mai dato segnali di essersi «radicalizzato» dopo una conversione all’islam inizialmente datata a 18 mesi fa. Si è scoperto poi, invece, che si era convertito oltre 10 anni fa, che era in contatto con alcuni salafiti, che aveva cambiato modo di vestirsi, che non salutava più le donne, che dopo gli attentati di Charlie Hebdo aveva esultato in prefettura, che giustificava la violenza nel nome della religione e che la sera prima dell’attentato ha gridato più volte «Allahu Akbar» nel suo appartamento, come testimoniato dai vicini.

Altro che pazzia, altro che «lupo solitario»: Harpon era un islamista e, si chiede ora il direttore del Figaro, «com’è possibile che il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, abbia sostenuto pubblicamente che questo individuo “non ha mai presentato segnali di allerta o di problemi comportamentali”? Ci ha mentito?».

IL «MALE STRANO» CHE AFFLIGGE LA FRANCIA

Brézet denuncia con forza «un male strano» che attacca i francesi, «molto virulento nelle amministrazioni, nei ministeri e nelle redazioni dei giornali», una «malattia dello spirito, vicina alla cecità volontaria, una malattia che se vogliamo combatterla, deve essere chiamata con il suo nome: il dénislamisme», il rifiuto di riconoscere la realtà dell’islamismo. Harpon, come tanti altri prima di lui, non era uno «squilibrato», ma un islamista radicale e la sua «psichiatrizzazione questa volta ha retto meno di 24 ore».

Il direttore del Figaro denuncia i cattivi maestri che inoculano il dénislamisme:

«La catechesi dénislamista è scritta dall’avanguardia militante di sinistra pro islam, in guerra aperta contro il nostro sistema e la nostra civiltà, viene predicata dal clero politico-mediatico, ansioso soprattutto di coltivare la sua superiorità “morale” sul popolino. Quando si parla di islam politico e comunitarismo islamico, ripete sempre gli stessi mantra: “Non bisogna spaventare inutilmente i francesi, non bisogna gettare benzina sul fuoco”. In sintesi, dormite tranquilli! Ed è così, a forza di pie menzogne e di mezze verità, che il verbo pubblico ha perso credibilità agli occhi della maggioranza dei francesi».

«QUANTO DURERÀ L’ACCECAMENTO IDEOLOGICO?»

Questi militanti criticano tutti coloro che pongono il problema dell’esistenza dell’islamismo, tacciandoli di «islamofobia» o utilizzando la «reductio ad hitlerum» che si avvale di un sillogismo ben conosciuto: «I musulmani sono gli ebrei di oggi, quindi coloro che denunciano l’islamismo se la prendono con i musulmani, e quindi sono dei nazisti».

Quanto durerà, si chiede Brézet, «questo accecamento ideologico? A forza di pretendere contro ogni evidenza che gli attentati non hanno niente a che fare con una pratica estrema dell’islam, si inculca l’idea (falsa e pericolosa) che dietro ogni musulmano si nasconde un terrorista in potenza. Il dénislamisme mette in pericolo i francesi, paralizza la lotta contro le infiltrazioni islamiste nelle nostre democrazia. Il dénislamisme uccide. Non vinceremo la guerra che l’islam radicale ci ha dichiarato continuando a camminare con gli occhi chiusi».

Foto Ansa