Francia. L’impotenza dei socialisti davanti all’estremismo islamico

Infuria la polemica contro il ministro dell’Educazione Vallaud-Belkacem, rimasta zitta in tv davanti alla mancata condanna dell’Isis da parte del presidente della ong islamica Baraka City

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Najat-Vallaud-Belkacem-sihamedi

Infuria in Francia la polemica contro il ministro dell’Educazione nazionale Najat Vallaud-Belkacem. Nel fine settimana, il giovane ministro del governo socialista di François Hollande ha partecipato a una trasmissione televisiva su Canal + insieme a Idriss Sihamedi, presidente dell’ong islamica Baraka City, più volte sospettata di finanziare il jihadismo in Siria e indagata dai servizi francesi.

«NON STRINGO LA MANO ALLE DONNE». Il programma si interrogava sulla detenzione in Bangladesh di un attivista della ong, un francese convertito all’islam. Il presidente Sihamedi, dopo aver rifiutato l’etichetta di «musulmano ortodosso», specificando di essere un «musulmano normale», e dopo aver sottolineato che «io non stringo la mano alle donne», si è arrabbiato quando un giornalista gli ha chiesto perché non ha mai condannato apertamente e pubblicamente lo Stato islamico. «Sono un po’ imbarazzato da questa domanda, non è giusto che la fate a me che sono musulmano solo perché sono musulmano», ha affermato l’uomo, da molti accusato di essere vicino ai salafiti.

«NON È CHE NON CONDANNO». Davanti all’insistenza del giornalista ha dichiarato in modo confuso: «Non è che non condanno lo Stato islamico. Se loro uccidono, se bruciano le persone nelle gabbie, se sparano sulle donne incinte, non dirò certo: “No, non lo condanno”. Quindi penso che sì… Noi condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani in tutti i paesi. Voi non chiedete al Gran rabbino di Francia se condanna i bombardamenti [di Israele]».

IMBARAZZI E RETICENZE. Di fianco a lui, il ministro Vallaud-Belkacem non ha protestato in alcun modo. Alla domanda se avesse qualcosa da dire ha risposto: «No, niente». Dopo un imbarazzante silenzio, incalzata, ha infine affermato che «il mio modo di vedere le cose è diverso». Più di lei, ha reagito il giornalista rispondendo al presidente della ong: «Se lei è imbarazzato dalla domanda [sull’Isis], noi in compenso siamo un po’ imbarazzati dalla sua risposta».

TRA IL DIRE E IL FARE. Nel novembre scorso, un attentato da parte dell’Isis a Parigi ha fatto 130 vittime. A gennaio, i jihadisti avevano già compiuto una strage alla redazione di Charlie Hebdo e al supermercato kosher Hyper Cacher. Si capisce perché la Francia è molto sensibile a questi argomenti. La stessa Vallaud-Belkacem ha dichiarato spesso che non sarebbero stati tollerati a scuola discorsi inneggianti al terrorismo o giustificatori nei confronti dei jihadisti, come avvenuto negli stabilimenti di alcune banlieue. Allo stesso tempo ha sempre dichiarato che non bisogna generalizzare e incolpare tutto l’islam per le azioni di pochi fanatici. Ma davanti alla debole condanna dell’Isis da parte di Sihamedi, lei stessa non è stata in grado di controbattere nulla. Anche per quanto riguarda l’uguaglianza tra uomini e donne, diventato un mantra onnipresente nelle scuole della République, il ministro non ha avuto niente da ridire quando le è stato detto: «Io non stringo la mano alle donne».

CRITICHE DAI SOCIALISTI. Come sottolineato sul Figaro da Céline Pina, consigliere regionale socialista in Val d’Oise, «non si può non denunciare pubblicamente l’ideologia oscurantista di alcune correnti islamiste che spesso è uguale a quella dei loro avatar sanguinari». Se non lo si fa, «si favorisce la generalizzazione e scompare la frontiera tra islamisti e musulmani. Restando in silenzio il ministro offende tutti i francesi, e anche i musulmani». L’incapacità del governo di Hollande di fronteggiare il problema dell’estremismo islamico è sempre più evidente.

Foto Ansa

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