Houellebecq e Aupetit scuotono la Francia: «Bisogna battersi per la vita»

Lo scrittore ateo e l’arcivescovo di Parigi argomentano contro la legge sull’eutanasia, oggi in discussione all’Assemblea Nazionale

Lo scrittore e intellettuale ateo Michel Houellebecq si è schierato contro l'eutanasia in Francia

«Quando una società, una civiltà legalizza l’eutanasia perde ai miei occhi ogni diritto al rispetto. A partire da quel momento diventa non soltanto legittimo ma auspicabile distruggerla, affinché un’altra cosa – un altro paese, un’altra società, un’altra civiltà – abbia la possibilità di emergere». È con il suo consueto decadentismo e pessimismo che l’intellettuale ateo Michel Houellebecq ha sferzato dalle colonne del Figaro il 5 aprile la Francia.

Il Parlamento discute l’eutanasia

Oggi all’Assemblea nazionale si apre la discussione sulla legge che potrebbe autorizzare l’eutanasia in Francia. Tutta la sinistra è d’accordo a legalizzare l’iniezione letale di Stato, a favore ci sono anche la maggior parte dei deputati di Lrem, il partito del presidente Emmanuel Macron, e qualche eletto dei partiti di destra e di centro. Il dibattito si prospetta infuocato visto che soltanto i Repubblicani hanno depositato oltre 2.300 emendamenti, per un totale di oltre 3.000.

Poiché il calendario ha assegnato al dibattito della legge un solo giorno, è altamente improbabile che il testo introdotto da Olivier Falorni passi. In una tribuna pubblicata sul Journal du dimanche, 272 deputati hanno protestato contro l’ostruzionismo, spiegando: «Noi vogliamo dibattere. Noi vogliamo votare. Il tempo del Parlamento è giunto. Rispettiamolo». Anche in questo caso, si tratta in realtà di un tatticismo: com’è possibile decidere in poche ore se dare ai francesi il «diritto a un fine vita libero e scelto» (questo il nome della legge)? Per di più nel bel mezzo della pandemia di Covid-19, quando a tutta la società vengono imposti sacrifici proprio per salvare i più deboli. Sarebbe un bel paradosso se il Parlamento dicesse a quelle stesse persone che possono farsi uccidere con l’eutanasia non da un virus maligno, ma da uno Stato «compassionevole».

La Francia come il Belgio e l’Olanda

Falorni ha avanzato in commissione il solito argomento trito e ritrito: poiché molti francesi vanno in Belgio e in Olanda per morire e poiché «tra i 2.000 e i 4.000» casi di eutanasia avvengono già di nascosto in Francia ogni anno, allora non bisogna aiutare le persone più fragili per impedire che arrivino a desiderare la morte, ma è necessario fornire loro lo strumento per morire. In base al testo della legge, i maggiorenni capaci di intendere e volere, affetti da una malattia grave e incurabile in fase avanzata o terminale che causi una sofferenza fisica o psichica insopportabile, potranno richiedere l’eutanasia.

La parola «eutanasia» non ricorre mai nel testo, ma la legge ricalca quella belga. La richiesta fatta al proprio medico curante dovrà essere analizzata da tre dottori, compreso uno specialista, i quali dovranno entro quattro giorni decidere se il caso singolo rispetta le condizioni della legge. Ottenuto il semaforo verde, dopo 24 ore, il paziente potrà essere ucciso o, come dice la legge con il consueto linguaggio edulcorato, ricevere «l’assistenza medicalizzata a morire».

Il testo volutamente vago potrebbe dar luogo a derive enormi in Francia, come dimostrato dai casi del Belgio e dell’Olanda: se la legge venisse approvata così com’è, chiunque abbia una malattia psichiatrica potrebbe ottenere l’eutanasia. Inoltre, in base all’articolo 3, anche chi non è più in grado di intendere e di volere potrebbe ottenere la morte se questa venisse ritenuta congrua dai familiari alla faccia dell’autodeterminazione del singolo. I casi come quello di Vincent Lambert si moltiplicherebbero a dismisura.

Houellebecq scuote la Francia

Nel suo articolo sul Figaro, Houellebecq ricorda che se nessuno vuole soffrire fisicamente, oggi «la sofferenza fisica si può eliminare» con i farmaci. È solo perché «si omette» di ricordare questo dettaglio, che «il 96% dei francesi si dice favorevole all’eutanasia». Il riferimento dell’intellettuale ateo è a un sondaggio di Ipsos del 2019. Ma come spiegato dal giornale francese, il giudizio delle persone sul tema cambia a seconda delle domande che si pongono. Secondo una rilevazione di Ouest France del 2014, ad esempio, quando si chiede ai francesi se preferiscono le cure palliative o l’eutanasia, il 53% propende per le prime.

Se i sondaggi, dunque, sono spesso falsati, chi propone l’eutanasia, continua Houellebecq, manipola le parole stesse. «Nel caso del termine “compassione”, la menzogna è palpabile. Per quanto riguarda la “dignità”, è più insidioso. Ci siamo lentamente allontanati dalla definizione kantiana di dignità sostituendo a poco a poco l’essere fisico all’essere morale, sostituendo alla capacità propriamente umana di agire in obbedienza all’imperativo categorico la concezione, più animale e piatta, dello stato di salute, divenuto una sorta di condizione di possibilità della dignità umana, fino a rappresentare infine il suo unico vero significato».

«Solo i cattolici resistono»

Avanzando il dubbio che l’eutanasia venga proposta in Francia solo per ragioni economiche, lo scrittore continua affermando che

«i cattolici faranno del loro meglio per resistere ma, è triste dirlo, ci siamo più o meno abituati al fatto che i cattolici perdano sempre. In realtà musulmani, ebrei e buddisti la pensano allo stesso modo dei cattolici sul tema; ma i media sono abili a nasconderlo molto bene. Io non mi faccio molte illusioni, queste confessioni finiranno per capitolare, per sottomettersi al giogo della “legge repubblicana”».

«La vera libertà è lasciarsi amare»

L’unico argine alla deriva eutanasica potrebbero allora essere i medici, che in genere si oppongono alla “buona morte” anche solo per mantenere «l’onore» della professione. «E del resto l’onore di una civiltà non è esattamente niente; ma qui c’è altro in gioco. Da un punto di vista antropologico è una questione di vita o di morte».

In merito l’arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, ha dichiarato a France Inter:

«È paradossale che ci sia questa offensiva per dare la morte in un momento in cui la morte ci accerchia ed è dappertutto. Bisognerebbe piuttosto battersi per la vita. La soluzione davanti alla sofferenza non è uccidere la persona, ma alleviare la sofferenza e accompagnarla. La vera libertà è quella di lasciarsi amare».

@LeoneGrotti

Foto Ansa