L'ex governatore lombardo racconta il leader della Lega morto giovedì. «Aveva grande intuito politico, stava in mezzo alla gente. È stato tradito dai suoi colonnelli che l'hanno relegato in un angolo. A Roma mi fermavo spesso a bere un caffè con lui»
Umberto Bossi con Roberto Formigoni, Milano, 25 marzo 2010 (Foto Ansa)
Racconta Roberto Formigoni che il primo impatto con Umberto Bossi «fu negativo». Era il 1995: la Lega aveva appena rotto con Forza Italia e «io ero alla mia prima candidatura per la presidenza lombarda e il Senatur insultò gratuitamente e ingiustificatamente mio padre. Lo querelai». Poi le cose si sistemarono: Bossi rientrò nel centrodestra e i due si conobbero di persona. «Nacque una stima, non solo espressa pubblicamente ma anche in privato, a riprova che il sentimento era sincero», racconta Formigoni a Tempi il giorno seguente la morte di Bossi. «Nel 2010, ad esempio, in occasione della mia nuova candidatura alla presidenza della Regione, sapevo che alcuni colonnelli della Lega erano contrari. Ne parlai con lui, che mi rispose: “Dammi due settimane”. Seppi poi che non si consultò con gli altri maggiorenti del partito, ma girò tra i circoli dei militanti. Tornò da me e disse: “La Lega ti sostiene”».
Lei ha detto che Bossi era uno «che di politica ci capiva come pochi». In che senso?N...
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