Il terzo potere in Italia drena risorse più che negli altri paesi, e con risultati sconfortanti: tra processi lumaca ed errori, il danno in termini umani è incalcolabile, in termini economici sì
Foto Ansa
Sorteggio o no, due Csm oppure uno. Al di là del merito tecnico del quesito referendario sulla riforma Nordio che punta a modificare l’autogoverno della magistratura per separarne le carriere – e non più soltanto, provvisoriamente, le funzioni – a pochi giorni dalla consultazione è forse opportuno fare una riflessione sui numeri della giustizia italiana e sull’impatto che il suo (mal)funzionamento ha sulla nostra economia.
Chi più spende, più spende
Partiamo dai costi vivi: per il funzionamento “ordinario” di tribunali e procure gli italiani spendono circa 112 euro per abitante (i dati provengono dal “Quadro di valutazione Ue sulla giustizia” e sono relativi al 2022), contro i 104 della Francia e i 98 della Spagna, a fronte di una durata dei processi penali di 989 giorni (la media Ue è di 390) e di 2.031 per quelli civili (in Europa ce ne vogliono mediamente 586). Cifre che denunciano una cronica insufficienza – più che di risorse – di organizzazione della macchina giudiziaria, e che m...
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