Il Paese dei Normali

Il cassiere del supermercato che riconosce la tristezza

Di Fabio Cavallari
05 Luglio 2026
Conosce le abitudini di mezzo quartiere. La signora che compra cibo per gatti da quando il marito è morto. L’uomo divorziato che ogni venerdì prende pizze surgelate e birra forte
Spesa al supermercato
Foto Ansa

Luca fa il cassiere in un supermercato da undici anni. Otto ore al giorno a passare codici a barre davanti a una luce rossa che sembra il battito regolare di una macchina senza emozioni.

Dice però che le persone si capiscono subito da come appoggiano la spesa sul nastro.

Chi è innamorato lascia tutto alla rinfusa. Chi ha fretta lancia i prodotti come se il tempo fosse sempre in ritardo. Chi vive da solo divide già la roba per categoria, come per mettere ordine almeno nelle borse.

La tristezza invece arriva piano.

Una confezione pronta. Pane in cassetta. Due yogurt. Nessun vino. Nessun dolce. Tutto appoggiato senza rumore.

“Quelli che stanno male non fanno mai casino”, dice.

Lei sorride sempre

Conosce le abitudini di mezzo quartiere. La signora che compra cibo per gatti da quando il marito è morto. L’uomo divorziato che ogni venerdì prende pizze surgelate e birra forte. La ragazza che controlla i prezzi tre volte prima di scegliere la frutta.

Non ascolta le conversazioni per curiosità. Gli restano addosso da sole. Litigi sussurrati, bambini stanchi, telefoni messi giù male.

Ogni tanto qualcuno si scusa perché ha pochi soldi sulla carta. Luca allora rallenta i movimenti, come se la dignità avesse bisogno di qualche secondo in più.

Una sera una donna anziana gli ha detto:
“Lei sorride sempre”.

Luca ci ha pensato un momento.

Poi ha risposto:
“No signora. È che qui la gente arriva spesso già abbastanza triste”.

La spesa sul nastro

Quando finisce il turno esce dal supermercato con il rumore dei bip ancora nelle orecchie. Passa davanti alle vetrine illuminate, alle auto nel parcheggio, ai carrelli lasciati storti.

Dice che un supermercato è il posto dove un paese mostra davvero come sta.

Non da quello che compra.

Da come lo posa la spesa sul nastro.

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