Farsi prestare soldi dalla Cina conviene? Chiedetelo all’Africa

Pur avendo aderito insieme al G20 al programma Dssi per congelare la restituzione dei debiti da parte dei paesi più poveri, Pechino continua a presentare il conto a Stati sull’orlo del fallimento

cina africa xi jinping

Negli ultimi 20 anni la Cina è diventato di gran lunga il primo paese per ammontare di prestiti bilaterali concessi a Stati africani. In questo periodo di tempo ha infatti prestato quasi 150 miliardi di dollari a governi e compagnie statali ottenendo in cambio l’accesso a materie prime fondamentali per lo sviluppo dell’economia cinese e nuovi sbocchi commerciali nell’ambito del mastodontico progetto della Nuova via della seta.

LA CINA HA IN MANO IL DEBITO AFRICANO

Ora però che la Zambia ha smesso di rimborsare i prestiti ottenuti a livello internazionale e si avvia verso il default, Pechino si sta dimostrando molto lenta ad aderire all’impegno internazionale per sollevare dal debito i paesi più poveri. Un comportamento che getta molte ombre sull’atteggiamento più volte ribadito dal presidente Xi Jinping: «Cina e Africa sono fratelli e ottimi amici».

Se nel 2015, come ricorda il Financial Times, la Cina era in possesso del 45 per cento del debito contratto dai paesi più poveri a livello bilaterale con le economie del G20, oggi ne detiene il 63 per cento. E per molti paesi dell’Africa subsahariana «la percentuale è perfino superiore».

IL PROGETTO PER AIUTARE I PAESI PIÙ POVERI

Ad aprile la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e i ministri dell’Economia del G20 hanno lanciato il Dssi, un programma per sospendere i pagamenti dei debiti ai paesi più poveri e permettergli così di affrontare le conseguenze della pandemia di Covid 19. I debiti dei 73 paesi più poveri del mondo sono stati spalmati prima su ulteriori quattro, poi sei anni.

La Cina ha promesso di sospendere 1,9 miliardi di dollari di debiti quest’anno, più di chiunque altro, a fronte di un totale di 5,3 miliardi di dollari sospesi da tutti i membri del G20 a 44 paesi. Allo stesso tempo, quest’anno la Cina incasserà dai paesi poveri che aderiscono al programma Dssi circa 13,4 miliardi, ai quali dovrebbero aggiungersene altri 6,7 dall’Angola, che sta trattando la restituzione con l’aiuto del Fmi ai giganti cinesi China Development Bank, China Export-Import Bank e Icbc.

«AUTORITARISMO FRAMMENTATO»

L’Angola ha ottenuto in 20 anni circa 43 miliardi in prestiti dalla Cina. E ora Pechino ne rivuole indietro una parte, pur avendo aderito il paese africano al programma Dssi. Il “trucco” è che la Cina presta decine di miliardi a governi e compagnie statali attraverso decine di istituti diversi. E non tutti, secondo Pechino, devono sottostare al programma Dssi: la Export-Import Bank, per rimanere al caso dell’Angola, sì, mentre la Cdb no.

Tra il 2002 e il 2018, è un altro esempio, l’Etiopia ha ricevuto dal Dragone 13,7 miliardi. Da due anni la Cina dice che ristrutturerà il debito del paese africano, ormai incapace di ripagare i debiti, ma non l’ha ancora fatto. «Ormai i debiti del governo etiope sono troppi», ha commentato al Ft un funzionario cinese.

Secondo Deborah Brautigam, il modo in cui la Cina presta denaro ai paesi africani è un caso di «autoritarismo frammentato». Pechino stessa potrebbe rimanerne vittima, dal momento che rischia di ritrovarsi con una «montagna di debiti che molto difficilmente verranno ripagati. Di conseguenza, molte compagnie statali rischieranno il default», spiega Trevor Simumba, analista dello Zambia. La lezione deve essere imparata, però, anche dai paesi africani: «Questa crisi deve insegnare a essere più cauti quando si chiedono ingenti prestiti alla Cina», chiosa l’economista di Renaissance Capital, Yvonne Mhango.

Foto Ansa