Faenza pro famiglia ma anche no. Prosegue la confusa battaglia del sindaco Malpezzi, il “caso Barilla” del Pd

Dopo il pasticcio degli ordini del giorno, il primo cittadino ha scritto una lettera per sollecitare le istituzioni a introdurre unioni gay e fattore famiglia

FaenzaVi ricordate il dibattito scatenato a Faenza dall’approvazione dell’ordine del giorno a sostegno della famiglia naturale, in seguito alla quale il Partito democratico si è spaccato perché il sindaco e diversi consiglieri piddini avevano votato a favore assieme ai consiglieri di opposizione? Bene. Allora avrete memoria anche del secondo ordine del giorno, con il quale il sindaco Giovanni Malpezzi – che con quel voto “sbagliato” rischiava di giocarsi addirittura la ricandidatura – ha anticipato il premier applicando un “super canguro” per superare tutti i contrasti all’interno del proprio partito e portare in votazione un testo con contenuti diametralmente opposti a quelli dell’odg incriminato.

LA LETTERA A ROMA. Ebbene, tutto questo avveniva pochi giorni prima di Natale. Ora il sindaco ha provveduto a inviare una lettera alla presidenza del Consiglio dei ministri e alle presidenze di Camera e Senato nella quale invita le istituzioni a impegnarsi nell’approvazione di alcuni provvedimenti. Primo fra tutti il ddl Cirinnà, famoso per l’equiparazione di fatto di fatto tra matrimonio omosessuale e matrimonio eterosessuale. Ma non solo: affianco al richiamo al ddl 14 si usa l’espressione «e connessi», in riferimento a tutta quella serie di provvedimenti collegati che mirano a estendere alle coppie non eterosessuali diritti quali, ad esempio, la possibilità di diventare genitori (con la pratica dell’utero in affitto).

RICHIESTE CONFUSE. L’aspetto davvero sorprendere è che il sindaco di Faenza ha presentato una richiesta di «attenzione sull’opportunità di sostenere con forza» questi provvedimenti. Apponendo alla missiva i due ordini del giorno che affermano due proposizioni una opposta all’altra, nel tentativo strategico di tenere insieme un presunto richiamo alla famiglia come fattore centrale della comunità e una dichiarazioni che invece ne stravolge le fondamenta. La stessa confusione con cui Malpezzi nella lettera inviata a Roma invita le istituzioni anche a promuovere una fiscalità più equa, a misura non di famiglia ma di tutte le forme di convivenza, e a non adottare il documento standard per l’educazione sessuale in Europa. Insomma un colpo al cerchio e uno alla botte.