L’assoluzione di Cappato mina la democrazia. Lo spiega Repubblica

L’ex presidente della Consulta Zagrebelsky mette in guardia da chi ricorre all’«eccezione» (proprio come i giudici di Massa): «È il sogno di ogni dittatura»

Bisogna leggere il commento di Gustavo Zagrebelsky oggi su Repubblica per capire perché la recente assoluzione di Marco Cappato e Mina Welby non costituisce soltanto un pericolo per malati terminali e portatori di handicap gravi, ma anche per la democrazia italiana.

IMPORRE UN «NUOVO ORDINE»

Spiega il giurista e accademico, ex presidente della Consulta, negando che il prolungamento dello stato d’emergenza a metà ottobre a causa della pandemia sia un pericolo:

«All’emergenza si ricorre per rientrare quanto più presto possibile nella normalità. All’eccezione si ricorre invece per infrangere la regola e imporre un nuovo ordine. Lo stato d’eccezione presuppone il disfacimento di un sistema che apre la strada o, addirittura, invoca il passaggio a un sistema diverso».

IL PECCATO ORIGINALE DELLA CONSULTA

Sembra di leggere un commento all’assoluzione di Cappato e Welby, che il 13 aprile del 2017 hanno aiutato il 53enne Davide Trentini a recarsi in una clinica svizzera a Basilea per uccidersi con il suicidio assistito. Lunedì la Corte di Assise di Massa li ha assolti dall’accusa di istigazione e aiuto al suicidio.

Si tratta di un’eccezione, per usare il linguaggio di Zagrebelsky, che si somma a una precedente eccezione: con la sentenza 242/2019 infatti l’anno scorso la Corte Costituzionale, esautorando il Parlamento, ha depenalizzato l’eutanasia, stabilendo che l’assistenza al suicidio non può essere punita quando il malato che la chiede è tenuto in vita da presidi di sostegno vitale, è affetto da una patologia irreversibile che sia fonte di sofferenze fisiche e psichiche intollerabili ed è in grado di prendere decisioni consapevoli. La Consulta ha deciso di cambiare e riscrivere il codice penale prendendo «eccezionalmente» il posto del Parlamento.

I «NOBILI INTENTI» E IL «DIRITTO MITE»

A questa eccezione, se ne aggiunge ora un’altra. Trentini, infatti, non era sottoposto a trattamenti di sostegno vitale. Il giudice quindi, anche in seguito all’eccezionale intervento della Consulta, doveva condannare Cappato e Welby. Invece, superando addirittura le intenzioni del pm Marco Mansi, che aveva chiesto eccezionalmente la pena minima per i due perché, pur essendo colpevoli e rei confessi, erano mossi da «nobili intenti», li ha assolti. Imponendo così un «nuovo ordine».

C’è chi giustifica questo «stato d’eccezione» perché invoca apertamente «il passaggio a un sistema diverso», uno dove la cultura della morte la faccia da padrone. Come Luigi Manconi, che in un commento sulla Stampa ammette candidamente che «la “supplenza della magistratura” è imposta dalle circostanze». E il superamento della sentenza della Consulta da parte della Corte di Assise di Massa non è più lo stravolgimento del diritto ma «l’affermazione del diritto mite».

«IL SOGNO DI OGNI DITTATURA»

Ancora una volta, non c’è miglior commento per descrivere l’attualità dell’editoriale di Zagrebelsky:

«Lo stato d’eccezione, invece, comprende poteri indeterminati, liberi nei fini e nei mezzi e, quindi, è compatibile con i “pieni poteri”. Anzi, i pieni poteri sono congeniali allo stato d’eccezione che comprende la sospensione a tempo indeterminato dei diritti, la concentrazione del potere e la soppressione dei poteri di controllo. Mano libera, insomma: il sogno d’ogni dittatura, in vista della stabilizzazione di un nuovo regime che può essere tanto una gabbia d’acciaio burocratica quanto il regno del capriccio di chi dispone dello Stato d’eccezione, cioè del “sovrano” (secondo un celeberrimo aforisma ben noto ai costituzionalisti)».

Foto Ansa