Eterologa, Lorenzin spiega i punti fermi della Legge 40

Donazioni gratuite, no alla scelta del donatore, sì al diritto per il bambino a conoscere l’identità del genitore biologico. Il ministro alle prese con la legge dopo la sentenza della Consulta

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Intervistata oggi dal Corriere della Sera, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin spiega cosa avverrà nel campo della fecondazione artificiale, dopo che la sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il ricorso all’eterologa. Calma, dice il ministro (Ncd), «Per partire con la fecondazione eterologa bisogna aspettare le linee guida e alcuni passaggi in Parlamento. I Centri devono aspettare». Il ministro interviene anche per frenare alcune dichiarazioni apparse sulla stampa, in cui si dava per immininente l’apertura all’eterologa, perché tanto bastano «le linee guida» (noi ve ne avevamo parlato qui).

I PUNTI CARDINE. «C’è una sentenza della Consulta da rispettare – dice Lorenzin – e noi dobbiamo eseguire assicurando però il massimo delle garanzie ai pazienti: cercheremo di assimilare il meglio dagli altri Paesi che hanno iniziato prima di noi. Al centro dell’attenzione genitori e bambini». Aiutata da un gruppo di lavoro di venti esperti, il ministro fa presente che sono tanti e complicati gli aspetti da affrontare, anche perché «la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita era pensata per la fecondazione omologa, dunque con cellule della coppia. Questa è una nuova attività».
Esistono dei punti fermi: donazione gratuita («niente indennità forfettarie come in Gran Bretagna e in Spagna»), limite al numero di donazioni per evitare la nascita di bambini “fratelli”, nessun catalogo per scegliere le caratteristiche genetiche del genitore biologico. Sì al diritto dei bambini di conoscere le loro origini. «Saranno più stringenti i test infettivi, ad esempio per Aids e epatite», dice Lorenzin. «Verranno introdotti test genetici obbligatori che per l’omologa non erano previsti. Resta fermo il principio dell’anonimato».

I LIMITI. Come detto, esisteranno dei limiti sulle donazioni. «Un limite è necessario – spiega il ministro – per evitare che nascano troppi bambini da uno stesso genitore biologico. Tra i 5 e i 10 è un’ipotesi. Inoltre una donna che decide di dare in dono i suoi ovociti non può subire troppe stimolazioni e dobbiamo preoccuparci che non venga sfruttata. Indicheremo quante raccolte di gameti possono essere fatte da una stessa persona e con quale intervallo fra l’una e l’altra. Pensiamo a un codice unico nazionale, previsto già da una legge, che permette di contare le diverse donazioni. Sarà regolamentata anche la cosiddetta egg sharing cioè la possibilità che donne sottoposte a cure antisterilità mettano a disposizione gli ovociti in sovrannumero. All’estero sono previste delle agevolazioni sul piano dei costi per queste volontarie».

L’IDENTITA’ DEL DONATORE. La coppia che desidera un bambino non potrà scegliere il donatore. «Chiederemo solo garanzie di tipo sanitario – spiega Lorenzin – e sarà previsto un consenso informato dettagliato e rigoroso. Un’altra questione aperta. Il limite d’età della donna che si sottopone all’eterologa. A mio parere dovrebbe essere uguale a quella prevista per l’omologa (circa 52 anni, ndr )». Così come sarà diritto del bambino poter conoscere l’identità dei genitori biologici: «È un punto fondamentale che andrà approfondito e sarà incluso nel consenso informato. Legislazioni straniere tendono sempre più a garantire il diritto a conoscere la propria identità e il diritto all’anonimato dei donatori è caduto in diversi Paesi in seguito a contenziosi legali».
Infine, il ministro dedica una battuta al caso dell’ospedale Pertini di Roma, dove è avvenuto un incredibile scambio di embrioni: «È un caso spinosissimo di cui dovrebbe occuparsi il Parlamento soprattutto ora che i figli della provetta sono tanti e saranno sempre di più con l’avvento dell’eterologa. Ci sono sentenze in contraddizione. Sarebbe bene prevedere in caso di scambio a chi appartengano i bambini».

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