Esodati. Siamo solo all’inizio. Il problema dei bancari

Tenendo conto degli avanzamenti tecnologici (on line su tutti) è facile immaginare una sforbiciata tra i lavoratori del settore bancario.

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Esodati. Sono 390 mila, di più o di meno? L’ennesimo scontro tra il ministro Elsa Fornero e le parti sociali, in particolare il segretario della Cgil Susanna Camusso, si è consumato negli ultimi giorni sul tema di quanti siano coloro che, dopo la riforma, si sono trovati senza lavoro e pensione. Pochi tengono in considerazione che uno dei settori particolarmente colpito dal fenomeno è il bancario. Dal 1990 con la liberalizzazione dell’apertura degli sportelli le aziende di credito non sono più vincolate alla richiesta di autorizzazione preventiva a Banca d’Italia, ma devono presentare solo un’informativa all’ente di vigilanza che risponde con la prassi del silenzio-assenso. Così facendo, negli anni successivi si è verificato un prolificarsi di filiali da parte dei gruppi creditizi.

Ad oggi, il numero di sportelli bancari in tutta Italia supera le 34 mila unità: un valore elevato anche per l’Associazione bancaria italiana (Abi) che, in una ricerca interna, ha calcolato che in Italia esistono 56 sportelli ogni 100 mila abitanti contro una media europea di 42. Il dato ancor più preoccupante è che negli ultimi dieci anni il valore italiano si è alzato in controtendenza ad un abbassamento europeo.

Tenendo conto degli avanzamenti tecnologici (on line su tutti) è facile immaginare una sforbiciata tra i lavoratori del settore bancario. Alcune statistiche descrivono uno scenario futuro caratterizzato da banche virtuali dove sarà possibile svolgere quasi tutte le operazioni da casa o da smartphone. Il problema degli esodati è quindi all’inizio, perché il sistema bancario non sarà in grado di riallocare in altre funzioni tutti coloro che oggi svolgono mansioni di cassa e affini. Fino a pochi anni fa il lavoro in banca era equiparato ad un posto da impiegato statale, ma in un prossimo futuro è probabile che il sistema creditizio produrrà migliaia di disoccupati. Ma questa sarà una gatta da pelare per il prossimo ministro del Lavoro.

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