Noi vedove italiane e il “furto” legalizzato delle pensioni di reversibilità

Dopo la lettera di Monica Ventimiglia a tempi.it e la storia di Mariassunta Treglia, ecco il contributo di Emanuela Zucchetta Cafiero del Melograno, associazione per i diritti delle persone vedove

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Emanuela Zucchetta Cafiero, vedova e madre di due figli, responsabile della sezione di Taranto del Melograno, l’associazione per i diritti civili delle persone vedove.

Ho letto su tempi.it le storie di Monica e Mariassunta, entrambe donne, vedove, con figli, e delle loro rispettive famiglie alle prese con le difficoltà nel ricevere le pensioni di reversibilità dei mariti. Assegni che, oltretutto, quando sono riscossi, spesso precludono la possibilità di percepire ulteriori detrazioni e sconti fiscali, per effetto del superamento della soglia di 2.840,51 euro di reddito oltre la quale i figli non sono più considerati come fiscalmente a carico dallo Stato italiano. Che dire, condivido pienamente tutto ciò che hanno raccontato, perché anch’io, come loro, vivo l’esperienza della vedovanza, dopo che quello tsunami che è la morte ha fatto irruzione nella nostra vita. Ma c’è di più. Se, infatti, la vedova del Vangelo (cfr. Mc 12, 41-44 e Lc 21, 1-4) era quantomeno libera di versare spontaneamente nel tempio la sua offerta, la vedova italiana no: la sua è direttamente “trattenuta” alla fonte. È il “furto” legalizzato delle pensioni di reversibilità. Un vero e proprio “obolo della vedova”.

Tralasciando il racconto personale della mia vicenda umana e della mia famiglia, vorrei descrivere brevemente le iniquità che colpiscono noi e tante altre famiglie vedove. La madre di tutte le leggi sulle pensioni è la Legge Dini, la numero 335/95, che, con il suo articolo 1, comma 41, tabella F, impone il cumulo dei redditi. Ovvero il vedovo paga le tasse tre volte, sul suo reddito personale, sulla reversibilità, e sul cumulo, che determina un artificioso aumento dello scaglione Irpef. La pensione di reversibilità viene così ridotta fino al 30 per cento dell’importo originario, qualora il coniuge superstite abbia un reddito lordo superiore a 5 volte il trattamento minimo Inps. Personalmente il mio “obolo” è pari a circa 5 mila euro l’anno. Da sei anni a questa parte.

Questa legge fu approvata sull’onda delle riforme pensionistiche dei primi anni Novanta, quando si temeva il collasso del sistema previdenziale italiano, che era caratterizzato da una gestione a ripartizione e dove le prestazioni si basavano sul metodo retributivo, ed era gravato dagli oneri delle baby-pensioni e da quelli di pensioni prive di copertura della Legge Mosca (n. 252/74) a favore di politici, sindacalisti e via dicendo. Il problema è che non furono mai adeguati gli importi di reddito per essere considerati fiscalmente a carico, né riviste in alcun modo le griglie della tabella F, senza prevedere dunque correttivi.

Alla Legge Dini, poi, seguirono ulteriori aberrazioni. Come la riforma Moratti, per esempio, che costringe gli orfani studenti universitari ad essere perfettamente in regola con il piano di studi, anche se in una condizione di oggettiva difficoltà; pena la perdita della pensione di reversibilità. Oppure la legge n. 138/2008, che vieta il cumulo dei redditi per i pensionati che svolgono altra attività, ma lo lascia per le famiglie vedove. In pratica, dal punto di vista economico, viene meno un reddito ma aumentano le imposte!

Tutto questo per dire cosa? Un messaggio vorrei che cogliessero i lettori: le pensioni indirette o di reversibilità sono previdenza, ovvero salario differito, contributi versati materialmente da chi non c’è più, e non provvidenza, ossia puro assistenzialismo come ci si vuol far credere che siano, gettando così i semi per la loro futura abolizione! In tutte queste leggi, infatti, si ravvisano chiari profili di incostituzionalità, sia sotto un punto di vista fiscale sia di uguaglianza tra i cittadini. Eppure tutti questi aspetti vengono sistematicamente ignorati. Come mai? E sono anche state presentate alcune proposte di legge in merito, come la numero 1704 del 2008, a firma degli onorevoli Vannucci, Realacci, Baretta e altri, che chiedevano l’abolizione del comma 41 e della tabella F; o la numero 2140 del 2009, con prima firma dell’onorevole Santolini, che propone una rimodulazione della griglia della tabella F, e la numero 168 del 2013, a firma dell’onorevole Bobba, che propone una tassazione diversa della prestazione pensionistica. Mi chiedo in quale cassetto giacciano. Da ultimo, è stata presentata anche un’interrogazione al Parlamento europeo dell’onorevole Angelilli del 2 aprile 2014 circa lo stato vedovile in Europa.

Nota positiva, invece, è l’attenzione che il Forum delle Associazioni Familiari ci riserva: è molto vicino, infatti, alla situazione di noi famiglie vedove, con interventi mirati, anche in occasioni particolari, come il 23 giugno in cui ricorre la giornata internazionale delle persone vedove patrocinata dalle Nazioni Unite. Ciò non toglie, però, che si avverte con sempre maggiore urgenza la necessità impellente di portare a conoscenza di tutti simili problematiche, troppo spesso ignorate anche dagli addetti ai lavori. Pensate che un sindacalista, una volta, mi ha chiesto se fosse tutto vero! Occuparsene, oltretutto, anche per chi vive una situazione serena, è un modo semplice sia per voler bene a noi che viviamo questa drammatica condizione sia per prendersi cura dei propri cari che un domani dovessero trovarsi in analoghe circostanze.

Infine, permettetemi una considerazione di carattere personale: man mano che percorrevo questo cammino, e scoprivo le iniquità di cui sopra, avevo tanta rabbia e amarezza. Ma ho deciso di trasformare tutto ciò in energia per cambiare queste iniquità, con pazienza, fermezza, denuncia e lavoro di squadra accostandomi a Il Melograno, Associazione per i diritti civili delle persone vedove, costituita nel 2001 e la cui presidente nazionale è Amelia Cucci Tafuro, e costituendone la sede locale di Taranto. Mi rendo conto degli aspetti tecnici non semplici di cui ho discettato brevemente, ma non se ne può prescindere se si vogliono comprendere gli effetti sul quotidiano.

Grazie a chiunque desideri darci voce!