La sinistra vince sempre le elezioni (che non ci sono ancora state)

Di Emiliano Ronzoni
28 Novembre 2025
Allo speciale post voto su La7, l'uomo dei numeri di Elly Schlein già cantava vittoria per ciò che accadrà alle politiche. E sarebbe la prima volta che il Pd prevale senza manovre di Palazzo
Nicola Fratoianni segretario e leader di Sinistra Italiana e di Alleanza Verdi e Sinistra, Elly Schlein segretaria del Partito Democratico , Roberto Fico Campania, presidente Regione , illeader del MOvimento 5 stelle Giuseppe Conte e Angelo Bonelli portavoce di Europa Verde nel comitato elettorale di Roberto Fico a Napoli, 24 novembre 2025
Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Roberto Fico, Giuseppe Conte e Angelo Bonelli a Napoli, 24 novembre 2025 (Ansa)

Ora, che cosa si fa il giorno dopo le elezioni regionali? Meglio, che cosa fanno i pensionati il giorno dopo le elezioni regionali? Essendo che di questi tempi è freddo, tira un’aria gelida e ci sono in giro pochi cantieri, un pensionato come si deve, cioè il sottoscritto, si mette davanti al televisore e si guarda lo speciale di Mentana. Su La7. Un classico. Ore e ore a inseguire instant poll, exit poll, proiezioni, affluenze, percentuali di voti previsti, voti parziali reali e così avanti, via fino a tarda sera. Uno spettacolo. In studio lui, Mentana. Troneggia e tiranneggia. Tartassa i sondaggisti, incalza gli ospiti, villanneggia democraticamente i suoi inviati. Più che togliere, tronca loro la parola, salvo qualche volta pentirsene: «E vabbè, se avevi qualcosa da dire, dilla pure ma fa in fretta».

Lunedì scorso a cominciare dalle 14.30, su La7, tutto era come si deve. Il parco degli ospiti, se così si può dire, pencolava un po’ a sinistra. In rapida sequenza ecco Paolo Mieli, per sua esplicita confessione fan della Schlein, seguito da Antonio Padellaro del Fatto Quotidiano, Annalisa Cuzzocrea di Repubblica, e Alessandro De Angelis ex condirettore di HuffPost, ospite fisso a Otto e mezzo, Di martedì, Piazza pulita. La scuderia dei cavalli di razza della sinistra, insomma.

Chi è Igor Taruffi?

Gli è che quei cani di giornalisti, intendo i segugi da politica, conoscono tutti i sondaggi segreti segretissimi, quelli proibiti a noi comuni mortali. Evidentemente avevano sentito odore di sauna benefica per il centrosinistra e si erano immediatamente fiondati da Mentana, lieti, per una volta, dopo anni, di non doversi limitare a spalmare unguenti sulle ferite dei nipotini di Togliatti. Bene, la scenografia era compiuta e perfetta, quando sorpresa delle sorprese, non erano ancora arrivati i primi exit poll, che già era apparso in collegamento da una piazza romana Igor Taruffi.

Chi è Igor Taruffi? Igor Taruffi è l’uomo dei numeri del Pd, l’uomo delle percentuali di via delle Fratte, l’ingegnere del sistema elettorale, il vivisezionista del calcoli dei seggi, l’intelligenza artificiale dei collegi uninominali con contorno di collegi plurinominali, il mago dei premi di maggioranza, dei quozienti al quoto, dei resti proporzionali, dei sistemi maggioritari con correzione proporzionale, dei sistemi proporzionali con quota maggioritaria, delle clausole di sbarramento, dei listini bloccati con triplo avvitamento carpiato tutto imputanato. Insomma di tutto quel mistero glorioso che noi pensionati guardiamo affascinati e attoniti, senza capirci granché, quasi fosse l’apparizione della Madonna.

Elly Schlein Consulta
La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein (foto Ansa)

Controdomanda e controrisposta

Secondo me, ma questa è solo una mia personale opinione, il grande Taruffi si era portato da ore uno sgabello nella piazza romana in paziente attesa di poter, finalmente, dopo tanta astinenza e digiuno, dopo le sberle prese nelle marche e in Calabria, proclamare che, parole sue, «ride bene chi ride ultimo» e che il radioso avvenire si era fatto ormai presente.

Credetemi, la puntata di lunedì scorso dello speciale Mentana meritava di essere vista. Per almeno due motivi. O meglio, due stranezze. La prima è presto detta: a memoria è stata la prima volta che una trasmissione chiamata a commentare delle elezioni regionali appena avvenute, ha parlato sempre e solo di elezioni politiche di là da venire. Così tanto a venire da non essere state nemmeno ancora fissate. A domanda: come sono andate le regionali? Igor Taruffi risponde: «Contando i voti presi alle regionali, oggi come oggi, noi vinciamo le prossime elezioni politiche». Controdomanda: «Sì vabbè, ma che ci dice di Puglia, Campania e Veneto?». Controrisposta: «Sommando tutti i risultati avuti nelle dieci elezioni regionali dal 22 a oggi, non dimenticando in sovrappiù le europee, emerge chiaramente che il centrosinistra è in vantaggio e che oggi le politiche sarebbero vinte».

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Il Pd non ha mai vinto col voto

È come quando al bar ordini un caffè e il barista ti fa: “Egregio signore, ecco la sua piantagione”. Ma quello che ha reso lo speciale di Mentana di lunedì scorso veramente speciale, anzi di più, sorprendente, è quel che segue: Igor Taruffi (e anche dal nome di battesimo si intuisce che in famiglia dovevano coltivare una qualche nostalgia per l’epopea di staliniana memoria), evidentemente si sentiva già così saldamente e comodamente assiso sul trono delle elezioni prossime venture che si è permesso di dire e ammettere – paro paro – quello che è sempre stato accuratamente taciuto in casa Pd. Sapete, come dire, una di quelle vergogne di famiglia da coprire con l’oblio e il silenzio complice. Ascoltate Igor Taruffi: «Noi siamo in grado di vincere le elezioni con il centrosinistra e di andare al governo vincendo le elezioni politiche». E fin qui, anche se spericolate, parole tutte ok. Ma poi: «Cosa che, mi sia concesso di ricordarlo sommessamente, dalle nostre parti non è mai successo. Perché non è mai successo che il centrosinistra, anche da quando c’è il Partito democratico, abbia vinto le elezioni e sia andato a Palazzo Chigi o al governo attraverso il voto».

Cosaaa? Non siete mai andati al governo attraverso il voto? Non siete mai andati al governo vincendo le elezioni? Ma scusate, puta caso che si fosse trovato a passare lì, in quella piazza romana, un qualsiasi osservatore internazionale che, dopo essersi inciampato nello sgabello di Igor Taruffi, sente le dichiarazioni programmatiche del numero due del maggiore partito di opposizione, cosa può pensare? Ovvio, che anche qui, come in una qualsiasi Russia di un Putin qualsiasi, il sistema di potere è talmente antidemocratico da sbattersene tranquillamente della volontà dei sudditi, pardon, cittadini.

Noi semo noi

Bon, che volete farci, ci siamo tanto assuefatti alle botte che quasi non fanno più male. Mettiamoci il cuore in pace. Ma ora io mi chiedo: se in questi anni di andata al governo senza legittimazione popolare la sinistra è riuscita a cambiare i costumi della nostra gente, se è riuscita a rivoltare la morale, se è riuscita ad entrare perfino dentro i letti dettando i costumi sessuali, se entra ed esce dai portafogli, se è riuscita ad allungare l’ombra dello Stato sulle libere associazioni dei cittadini, a imbrigliare la libertà di iniziativa e d’impresa, se è riuscita perfino a trasformare una tragedia come il Covid in una gigantesca occasione di consenso politico, cosa mai capiterà dovesse per ventura assicurarsi il voto?

Io già mi vedo il prossimo speciale Mentana con Taruffi e Schlein versione marchesi del Grillo: “Ce dispiace. Ma che ce volete fa’? Noi semo noi… e voi nun siete un cazzo”. E sorridendo: “Anvedi come je girano le palle a ‘sti castrati”.

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