Elezioni Congresso Usa. «Obama è più un problema che un vantaggio per i democratici»

Il presidente Usa crolla nei sondaggi, come successe a Bush nel 2006, quando i suoi avversari conquistarono il Congresso. Ai repubblicani bastano 6 seggi per ottenere il controllo del Senato

Il 4 novembre gli Stati Uniti andranno al voto per le elezioni di metà mandato. In palio non ci sono soltanto i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 33 dei 100 seggi del Senato, ma il controllo del Congresso. A due anni dalle elezioni del presidente Barack Obama, l’opinione pubblica americana è convinta che i repubblicani abbiano una buona probabilità di mantenere la leadership alla Camera (conquistata nel 2012) e di strappare ai democratici anche la maggioranza al Senato. Basterebbero 6 senatori in più ai repubblicani per avere il completo dominio sul Congresso, costringendo Obama (come fu per George Bush Jr) a doversi confrontare con un parlamento “ostile”, nei restanti due anni del suo ultimo mandato presidenziale.

OBAMA FACTOR. La politica estera fallimentare in Europa, Iraq e nel mediterraneo; la riforma della sanità contestatissima da una gran parte di americani; l’appiattimento alla agenda gay; la benedizione a un modello d’istruzione, visto come superficiale e centralistico dai cittadini: sono tutti gli elementi che hanno fatto colare a picco nei sondaggi l’amministrazione Obama. E ora, la sua presidenza è una grana anche per il partito democratico.
Il presidente continua a perdere il sostegno della base democratica e ciò preoccupa non poco i candidati democratici di questa tornata elettorale. Come questo dato influirà sulle elezioni che riguardano il Congresso, lo spiegano gli analisti di Gallup. Il centro di ricerca politica ha calcolato che l'”Obama factor”, il peso dell’operato del Presidente in queste elezioni di midterm, vale più del 50 per cento. Ciò significa che più della metà degli elettori americani si recherà alle urne per mandare un “messaggio” al Presidente, e non per scegliere un senatore o un deputato.

COME BUSH. Secondo Gallup, il 20 per cento degli elettori voterà per mandare un messaggio a sostegno di Obama, mentre il 32 un messaggio contrario. Il margine, ricordano gli analisti di Gallup, è simile a quello di Bush Jr nel 2006, quando entrambi i rami del parlamento finirono nelle mani dei democratici. A causa dei bassi indici di gradimento, «Obama è più un problema che un vantaggio per candidati democratici, quest’anno». Ai candidati democratici, nelle ultime settimane più roventi della campagna elettorale, converrà dissociarsi dall’operato di Obama, mentre, viceversa, i repubblicani «cercheranno di collegare i candidati democratici al presidente, soprattutto nelle gare negli “Stati chiave” che determineranno la maggioranza del Senato».

GLI STATI CHIAVE. Secondo i sondaggi 28 settembre, la possibilità che il senato cambi bandiera è incerta, ma favorevole ai repubblicani: per il Washington Post, le probabilità che la maggioranza del Senato passi ai repubblicani è del 74 per cento; per il New York Times, del 62. Se il partito Repubblicano vuole conquistare la maggioranza al Senato – fermo attualmente a 45 seggi, contro il i 55 democratici – ha bisogno di altri sei senatori. Stando alle analisi dei maggiori istituti di ricerca americani, il partito Repubblicano riuscirebbe a strappare ai democratici tre seggi sicuri in Montana, South Dakota e West Virginia. La sfida per il controllo del Congresso si restringe a 11 stati americani dove l’esito del voto è incerto. Se i senatori repubblicani di Kansas, Kentucky e Georgia riuscissero a mantenere il seggio, alla destra americana basterebbe vincere altri tre duelli, fra i restanti: Iowa, Colorado, Louisiana, Arkansas e Alaska.

IMPREVISTO IN GEORGIA. L’unico imprevisto potrebbe rivelarsi la Georgia. Nel duello fra il repubblicano David Perdue e la democratica Michelle Nunn, si è inserita infatti Amanda Swafford (Libertarian Party). Secondo il settimanale Time la candidata della destra libertaria, pro-choice e pro-cannabis, potrebbe erodere il consenso ai repubblicani, costringendo al ballottaggio Perdue e Nunn. Swafford potrebbe quindi non solo condizionare l’esito delle elezioni in Georgia, ma anche la partita per il controllo del Senato.