Samir Khalil: «In Egitto nessun colpo di stato. Morsi stava cercando di “fratellizzare” il paese»

Secondo l’esperto gesuita Samir Khalil Samir il governo Morsi-Fratelli musulmani si è rivelato «un fallimento» e per questo la gente si è ribellato al tentativo di islamizzare il paese

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L’Egitto e i giovani di piazza Tahrir si sono ribellati a Morsi e al suo tentativo di «fratellizzare» il paese. E l’hanno rovesciato, così come a suo tempo hanno fatto con Mubarak. È questa l’analisi del gesuita Samir Khalil Samir, intervistato oggi sull’Avvenire a commento degli scontri e uccisioni degli ultimi giorni al Cairo, che hanno visto ancora una volta numerosi attentati a chiese e cristiani cadere tra le vittime.

QUAL È IL VERO EGITTO? «Ventidue milioni. Quasi un quarto degli egiziani, in gran parte giovani, ha firmato un documento per chiedere le dimissioni di Morsi», fa notare Samir Khalil che si domanda: «Come si fa a ignorare lo scontento profondo di quelli stessi cittadini che a Piazza Tahrir hanno sconfitto Mubarak? Perché si vuole ostinare a liquidare la crisi a Il Cairo come un colpo di Stato militare?».
A sostegno della sua interpretazione dei fatti, il gesuita, fermamente convinto che non ci sia «incompatibilità tra religione musulmana e democrazia» («L’islam sa essere democratico e l’ha dimostrato per oltre un secolo – tra Otto e Novecento – proprio in Egitto», ha detto), porta una considerazione: i Fratelli musulmani non rappresentino la religione del Corano né tantomeno la «società civile». «Non lo dico io. Lo affermano gli imam della moschea di al-Azhar, l’istituzione cardine del mondo musulmano sunnita», dichiara padre Samir.

IL FALLIMENTO DI MORSI. Prosegue Samir Khalil nelle sue argomentazioni: «Primo, non sono stati i Fratelli a fare la rivoluzione anti-Mubarak ma i giovani di Tahrir. Gli islamisti sono rimasti cauti al principio, solo poi sono intervenuti. Ed essendo gli unici organizzati hanno sbaragliato le altre componenti laiche alle elezioni. Nonostante ciò, il partito di Morsi ha vinto per un soffio». In secondo luogo, il «governo dei Fratelli si è rilevato un fallimento», soprattutto da un punto di vista economico: la priorità di Morsi, infatti, «è stata quella di “fratellizzare” il Paese invece che di creare occupazione e migliorare le condizioni dei più svantaggiati». Così ha perso consenso e ora l’opinione pubblica si è ribellata.
Che cosa intenda Samir Khalil con l’espressione «fratellizzare» è semplice: «Attraverso una serie di norme ad hoc, i Fratelli hanno cercato di occupare ogni spazio di potere. I loro uomini sono stati messi in posizioni-chiave, (…) hanno cambiato i programmi scolastici in modo da inserire elementi coranici in quasi tutte le discipline. Il giro di vite ha colpito anche la tv», dove è stato chiesto a tutte le donne di indossare il velo. E anche l’Opera del Cairo è stata accusata di portare sul palco «danze oscene».

LA VIA PER LA DEMOCRAZIA. Se è pur vero che la repressione dell’esercito in questi giorni è stata brutale («il bagno di sangue è senza dubbio un errore», spiega Samir), tuttavia «dobbiamo chiederci che cosa l’ha provocato: i sit-in a Piazza Ramses paralizzavano la capitale. Le manifestazioni popolari per domandarne lo smantellamento erano quotidiane».
Se una soluzione è possibile? Sì, secondo Samir Khalil Samir, che però distingue: «Nel breve periodo, il governo deve lavorare per preparare con serietà elezioni realmente democratiche» e affinché i partiti abbiano il tempo «di organizzarsi per competere». Meglio se «incoraggiando» e «costringendo» le componenti più democratiche dei Fratelli ad «adeguarsi alle regole della democrazia. Coi fatti però, non con le parole». Nel lungo periodo, invece, «si deve agire su cultura ed educazione. Fin quando nel Paese, ci sarà il 40 per cento di alfabetismo, gli estremisti avranno gioco facile».

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