Egitto, agli islamici la maggioranza. Cattolici: «Ancora non hanno vinto»

In Egitto al primo giro di votazioni, nei primi nove governatorati su 27, gli islamici prevalgono. I Fratelli Musulmani, i meglio organizzati, e gli estremisti salafiti guadagnano molti consensi. Devono ancora votare 35 milioni di persone. P. Greiche, portavoce Chiesa cattolica: «Le formazioni radicali islamiche non hanno ancora vinto del tutto»

In Egitto ci sono 27 governatorati. Martedì e mercoledì gli egiziani hanno votato nei primi nove per eleggere i rappresentanti da mandare in Parlamento, nelle prime elezioni libere dalla caduta di Hosni Mubarak. Negli altri 18 si voterà il 14 dicembre e il 3 gennaio. Ogni governatorato è diviso in distretti, ogni distretto assegna due seggi ai candidati indipendenti e un numero variabile di seggi per le liste. I risultati approssimativi di questo primo turno, che ha fatto registrare un’affluenza altissima, in attesa di vedere come andranno i ballottaggi che si terranno il 5 dicembre, dicono che su 168 seggi messi in palio circa 120 dovrebbero essere stati assegnati a candidati islamici.

I Fratelli Musulmani, con il loro partito Libertà e Giustizia (Fjp), hanno annunciato di aver guadagnato quasi il 40 per cento dei voti. Il presidente di Fjp ha dichiarato: «L’ottima performance indica che siamo in grado di ottenere la maggioranza nel prossimo Parlamento e formare il governo». Questo risultato era abbastanza scontato, In città come Il Cairo e Alessandria hanno predominato grazie alla campagna porta a porta che i Fratelli Musulmani hanno fatto, godendo di una struttura e di una rete ineguagliabili per organizzazione, efficienza e ramificazione.

Se un risultato positivo per i Fratelli Musulmani era dato per assodato da tutti gli analisti, a sorprendere sono i voti conquistati da Al-Nour, il partito degli estremisti islamici salafiti, che hanno conquistato almeno il 20% dei voti. Dopo i gruppi islamici, ad avere conquistato il maggior numero dei seggi è il Blocco liberale egiziano, che comprende il partito di sinistra Tagammu, il Partito democratico-socialista e quello formato dal miliardario copto Naguib Sawiris.

Ad ogni modo, fino ad ora si sono espressi solo 17 milioni di egiziani su 52. Secondo quanto detto ad AsiaNews dal portavoce della Chiesa cattolica egiziana, p. Rafich Greiche, «le formazioni radicali islamiche non hanno ancora vinto del tutto. Questa è solo la prima fase delle elezioni. Occorre attendere i risultati delle altre due fasi, che avverranno a dicembre e a gennaio. Non è vero che da domani tutto l’Egitto diventerà musulmano radicale».