L’educazione sessuale non sia delegata alla scuola, ma sia riservata alla famiglia

«La famiglia è esperta in umanità più di qualsiasi esperto, anche perché la vita non è un talk show, ma è una cosa seria». Lettera aperta di ventitré associazioni a Mattarella, Renzi e Giannini

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gender-sh-98453501Ventitré enti (associazioni, fondazioni, comitati, etc.), che si occupano delle problematiche familiari ed educative, hanno scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al ministro dell’Istruzione, con la quale chiedono che l’educazione sessuale non sia delegata alla scuola, ma sia riservata alla famiglia, la quale, in base all’articolo 30 della Costituzione, è la titolare del diritto/dovere di mantenere, educare ed istruire i figli. Quattro le motivazioni: rispetto dell’intimità, rispetto del pudore, rispetto della privacy e rispetto della libertà di educazione della famiglia. Ecco il testo della lettera, sulla base della quale le associazioni intendono avviare un ampio dibattito, che sappia superare l’indifferenza e la disinformazione che caratterizza il clima culturale e sociale di oggi.

Lettera aperta Illustrissimo Sig. Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella,
Illustrissimo Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri dott. Matteo Renzi,
Illustrissimo Senatore Stefania Giannini, Ministro Istruzione Università e Ricerca,

coscienti di non assecondare l’attuale “pensiero unico”, ci permettiamo esprimere alle SS.LL. un nostro punto di vista di principio, che ci sembra confortato anche dal senso complessivo della nostra Costituzione. Formuliamo così tale principio: l’educazione sessuale sia affidata alla famiglia e non assegnata alla scuola.

Riteniamo di avere fondate motivazioni a sostegno di tale punto di vista.

1) Rispetto dell’intimità
Se c’è un aspetto di ogni persona che attiene strettamente alla propria intimità, questo è proprio tutto ciò che riguarda la sfera sessuale. Per questo, i genitori conoscono i tempi e l’opportunità con cui affrontare certe tematiche e, avendo visto crescere giorno per giorno la giovane persona che hanno di fronte, sanno anche quali parole usare, nel rispetto, appunto, della intimità e della crescita di ognuno. Nella scuola, questo rispetto non sarebbe comunque possibile, neppure con le migliori intenzioni, perché quando si parla a venti o trenta persone, non tutte allo stesso grado di maturazione, è inevitabile produrre traumi a chi, per i motivi più svariati, non è ancora pronto a recepire certe nozioni che riguardano, appunto, la propria intimità.

2) Rispetto del pudore
Quanto detto, vale soprattutto in questo periodo, in cui, nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, riescono ad entrare gruppi di “esperti” che, nonostante l’intento dichiarato di affrontare tematiche relative al doveroso contrasto alle discriminazioni ed agli atti di bullismo, quasi sempre all’insaputa dei genitori, e dopo avere in molti casi allontanato dalle classi gli insegnanti, esprimono brutalmente concetti ed esempi che quasi sempre lasciano sbalorditi, sconcertati e feriti molti giovani studenti. È bene che Loro sappiano che molto spesso tali gruppi parlano di masturbazioni a bambini di 4-6 anni, che nelle classi dicono che i rapporti orali e anali sono “naturali”, che, talvolta, alle ragazzine delle medie raccomandano di non dire ai genitori se rimangono incinte, perché ci sarà un giudice cui affidarsi per il problema dell’aborto. Sembra impossibile da credere, ma episodi del genere avvengono sempre più spesso nelle scuole italiane.

3) Rispetto della privacy
Mai come da quando è stata regolata per legge, la privacy è stata violata in modo clamorosamente sistematico. Questa violazione verrebbe perpetrata anche nella scuola, qualora vi fosse introdotta l’educazione sessuale, che, con tutta evidenza, potrebbe mettere in imbarazzo giovani che sarebbero costretti, di fronte a compagne e compagni, a pronunciarsi circa situazioni che attengono esclusivamente alla propria sfera privata.

4) Rispetto del diritto alla libertà di educazione della famiglia
Occorre rispettare la concezione della famiglia dello studente, in un campo in cui essa è strettamente legata alla concezione della vita, su cui la scuola non può e non deve intervenire in modo indiscriminato e, ultimamente, violento, nel rispetto degli articoli 29 e seguenti della Costituzione.

Riteniamo che l’educazione sessuale non debba essere affidata ad “esperti”. La famiglia è esperta in umanità più di qualsiasi esperto, anche perché la vita non è un talk show, ma è una cosa seria. Semmai, aiutiamo la famiglia a svolgere questo compito, senza sottrarlo alla stessa. In tal modo, daremmo finalmente applicazione ad un sano principio di sussidiarietà, che non può non essere un obiettivo di chi abbia a cuore una società libera, secondo i dettati costituzionali. A tale proposito, non possiamo non ricordare che la nostra Costituzione affida innanzi tutto ai genitori il compito di mantenere, educare ed istruire i figli (art. 30). Questo è un compito fondamentale e non sostituibile, talchè, se anche il nostro principio non dovesse essere malauguratamente accolto, i genitori non potrebbero essere espropriati, come spesso accade oggi, della potestà educativa, anche sul tema dell’educazione sessuale.

Pertanto, nei confronti dei genitori occorrerebbe comunque tener conto di quanto segue:

– riteniamo che si dovrebbe pensare, semmai, a corsi di sostegno alla famiglia;
– i genitori dovrebbero essere comunque coinvolti in ogni attività volta all’educazione affettiva (potenziando gli strumenti di partecipazione esistenti e concependone altri) a partire dalla fase preparatoria di eventuali interventi attuati nella scuola;
– i genitori dovrebbero comunque poter partecipare ad iniziative eventualmente intraprese;
– i genitori devono in ogni caso avere il diritto di non far partecipare i propri figli ad iniziative in tema di educazione sessuale che essi non ritengano coerenti con la propria impostazione di vita.

È di tutta evidenza che, se la famiglia venisse esclusa dalla partecipazione a questo ambito educativo, si cadrebbe inevitabilmente nella condizione propria dello Stato Etico di infelicissima memoria.

Sottoscriviamo questa lettera aperta, perché convinti che una vera convivenza democratica possa crescere positivamente solo nel rispetto di ogni singola persona e senza imposizioni ideologiche di qualunque tipo. Le famiglie italiane sono più preparate e mature di quanto, in modo interessato, spesso si voglia far credere.

Confidiamo che quanto da noi auspicato sia oggetto della massima attenzione. Da parte nostra siamo disponibili ad ogni tipo di confronto.

Con i più rispettosi ossequi

Milano, 19 febbraio 2015

Comitato Famiglia Educazione Libertà email: rete.educazione@gmail.com

AGAPO, Associazione di Genitori e Amici di Persone Omosessuali, Michael Galster

AGE, Associazione Italiana Genitori, Fabrizio Azzolini

ADVM, Associazione Difendere la Vita con Maria, Maurizio Gagliardini

Alleanza Cattolica, Laura Boccenti

AMCI, Associazione Medici Cattolici, Massimo Gandolfini

Associazione Amici CAV Mangiagalli di Milano, Gherardo Fiume

Associazione FAES, FAmiglia E Scuola, Giovanni De Marchi

Associazione Famiglie Numerose Cattoliche, Vittorio Lodolo D’Oria

Associazione Nonni 2.0, Pierluigi Ramorino

Associazione Obiettivo Chaire, Guido Testa

Associazione Pro Vita Onlus, Alessandro Fiore

Associazione Scienza & Vita, Brescia, Massimo Gandolfini

Associazione Vita è, Massimo Gandolfini

Fondazione Novae Terrae, Luca Volontè

Guai a chi tocca i bambini, comunità web, Alberto Cerutti

Manif Pour Tous Italia, Circolo di Milano, Silvia Avanza

Manif Pour Tous Italia, Jacopo Coghe

MEVD-Movimento Europeo per la Difesa della Vita e della Dignità Umana, Alberto Zelger

Movimento per la Vita ambrosiano, Luca Tanduo

Movimento per la Vita Fano, Maria Pia Ambrosini

SIDEF, Sindacato delle FAMIGLIE Onlus, Patrizia Rivera

UGL Lombardia, Manuela Ponti

Foto gender da Shutterstock

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